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lunedì 10 dicembre 2018

Ritornando sul programma Fome Zero brasiliano: come reinventare la ruota

Ricordo che uno dei principali autori di questo programma venne eletto Direttore Generale della FAO sulla base del convincimento (errato) da parte dei paesi membri che il programma di lotta alla fame conosciuto come FOME ZERO stesse dando degli ottimi risultati.

Addirittura la FAO, sotto la guida dell'attuale Direttore Generale, Graziano da Silva, ha addirittura lanciato un programma mondiale chiamato Zero Hunger.

L'articolo che aggancio qui sotto analizza in maniera interessante la crisi e la sparizione del programma Fome Zero nel 2004, cioè un anno dopo il suo lancio ufficiale!!!!

Da notare il riferimento al Fome Zero come la reinvenzione della ruota.

Io queste cose le sapevo e le dicevo fin da allora, ma i miei colleghi e i ministri che hanno votato, apparentemente non volevano saperlo.


Programa Fome Zero e o paradigma da segurança alimentar: ascensão e queda de uma coalizão?
Carla Guerra Tomazini
Cristiane Kerches da Silva Leite


The paper examines the design process and the progressive abandonment of the Hunger Zero Program (Fome Zero - HZP) as main strategic line for the actions of the federal government between 2003 and 2004. The objective is to analyze the ideas that underpinned the structure of political food security and hypotheses on crisis program and strategic redirection for the unification of the cash transfer programs that led to the creation of the Bolsa Família. The research methodology consists of the analysis of primary qualitative data (semi-structured interviews with policy program) and secondary data (newspaper reports and publications produced by expert researchers in the subject and analytical work on HZP). The theoretical framework used is the cognitive and post-positivist policy analysis. After examining the development of food security paradigm at both the international and domestic levels, the present study focuses on analyzing four explanatory hypotheses concerning the HZP crisis: previous institutional arrangements, conflict between paradigms, loss of influence in the “food security” coalition and programmatic complexity of the program. It is argued that the program is an important element to understand not only the political game and managerial problems faced by the newly established government at the time, but the
contest of ideas and paradigms (Campbell 1998, Hall 1993) in which actors and coalitions (Sabatier and Jenkins-Smith 1993) seek to influence of anti-hunger and poverty policies in during Lula's first term.

Link:http://www.scielo.br/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0104-44782016000200013

lunedì 3 dicembre 2018

2018 L57: Pierre Lemaitre - Au revoir là-haut



Albin Michel, 2013

Sur les ruines du plus grand carnage du XX° siècle, deux rescapés des tranchées, passablement abîmés, prennent leur revanche en réalisant une escroquerie aussi spectaculaire qu'amorale. Des sentiers de la gloire à la subversion de la patrie victorieuse, ils vont découvrir que la France ne plaisante pas avec Ses morts...

Fresque d'une rare cruauté, remarquable par son architecture et sa puissance d'évocation, Au revoir là-haut est le grand roman de l'après-guerre de 14, de l'illusion de l'armistice, de l'État qui glorifie ses disparus et se débarrasse de vivants trop encombrants, de l'abomination érigée en vertu.

Dans l'atmosphère crépusculaire des lendemains qui déchantent, peuplée de misérables pantins et de lâches reçus en héros, Pierre Lemaitre compose la grande tragédie de cette génération perdue avec un talent et une maîtrise impressionnants.

Probabilmente è il libro dell'anno! Consigliatissimo!!!!

domenica 2 dicembre 2018

Gruppo 无名: Nuove proposte arrivate


Le proposte non sono in ordine di importanza, ma semplicemente in ordine di arrivo. Più avanti decideremo la gerarchizzazione.

Come già spiegato, salvo richiesta contraria, i contributi restano anonimi.

1. struttura organizzazione  

Espandere il modello CFS a FAO governing bodies, facendo entrare anche le organizzazioni contadine, indigene. 

Revisionare il modello di rappresentanza dei paesi e creare una accountability dei perm reps che spesso sembra che si facciano solo gli interessi loro e nemmeno tanto quello dei paesi. Questo creerebbe una doppia accountability e diminuirebbe i casi di corruzione e collusione.

In altre organizzazioni come UN Women per esempio il tema dell’ accountability è molto forte. Esiste una sezione ‘report wrongdoing’ e una ‘investigations hotline’ che non credo per FAO sia mai stata creata:

Eliminare tutte le posizioni di Deputy Director (nella Sede, e equivalenti negli uffici regionali) e abbassare il livello di Direttore/rice a D1, con conseguenti risparmi e riduzione dei posti di potere

Eliminare Strategic Objectives e Programmes (e tutte le posizioni specifiche afferenti). 

Ridare centralità ai meccanismi di dialogo fra Management e Organi di rappresentanza dello staff (UGS/APS)

Sospensione immediata del programma mobilità e apertura di un tavolo di discussione con integranti senior management e APS

Maggior libertà di espressione  sia a livello di idee lavorative, sia se si tratta di criticare il management;  

Politiche per la famiglia che siano degne di questo nome: orario flessibile per tutti; congedo di maternità da equiparare a  quello italiano o mondiale, lo stesso per adoption leave. Le UN hanno un congedo di maternità in totale di 3 mesi e discriminano bellamente - non solo la FAO, sul adoption leave che é di 10 settimane in tutto SOGGETTA ALL'APPROVAZIONE DEL DG??? Ma siamo scherzando.... un diritto che é assoggettato alla volonta' di un DG?? 

Ritornare ad a fare dell'ambiente FAO.. come una grande famiglia.. dove si possano coinvolgere le famiglie, e  i nostri figli per feste nazionali o culturali invece di essere come ora prigionieri della SECURITY.. spesso senza motivo... ;  

Mi piacerebbe che si potesse restare in FAO anche fino alle 1900: si potrebbero creare spazi per attività ludiche per i bambini, cosi i genitori non dovrebbero correre a destra e a manca senza sapere dove lasciare i propri figli; 

Teleworking... anche qui... ora abbiamo 10 gg in tutto l'anno sempre soggette al volere della dirigenza. In molte aziende il telelavoro è semplicemente una forma di lavoro ed un risparmio per l'azienda; 

Mobilità per i General service, tutti una volta nella vita lavorativa dovrebbero fare un'esperienza sul campo!! 


Basta discriminazioni  legate alla nazionalità

Considerando che la produzione agricola oggi rileva principalmente del settore privato, i ministeri dell'agricoltura  (nostri principali controparti ufficiali) essendo tra gli ultimi in termini d'importanza pubblica e non più tra i primi come prima, si dovrebbe ripensare il matrimonio FAO-MinAgri, e pensare al poligamismo/poliandrismo: Ministero Planning, Finanze, Ambiente, etc…

Invece di entrare in competizione col settore privato, o di fare la sua $#$@ per ottenerne qualche soldo, identificare gli spazi liberi dove la FAO può avere un impatto

Lasciare spazio alle iniziative, alla creazione, all'unione delle forze interne,.... forse creare un pool nel quale un Team Leader potrebbe scegliere lo staff di qui ha bisogno per la realizzazione del 'progetto' a lui/lei affidato. Una volta realizzato, lo staff torna al pool. "Agile Management". 


Eliminare l'esercito messicano-politico (molti generali pochi soldati) DDGs ADGs D2s D1s scelti non per competenze ma per distribuire favori

2. contenuti lavoro

Gender: due opzioni: mettere il gender team sopra le divisioni tecniche e non dentro ESP. Oppure come suggerisce la proposta seguente, tenere dei team più piccoli dentro le divisioni tecniche ma dare più potere politico al team tutto.

Il ‘gender team’ dovrebbe essere creato in OGNI dipartimento e non confinarlo a social policies and rural institutions (ESP). E’ vero che nei dipartimenti ci sono poi gender focal point, ma a volte queste persone sono identificate a caso, si tratta in realtà molte volte di donne che hanno a ‘cuore’ il tema gender. Bel sentimento, ma se uno vuole trattare per esempio tema rognoso gender in emergency context bisogna avere un esperto/a che sappia dove metterci le mani 

Riposizionare il gruppo Land Tenure in altro dipartimento: in particolare considerare i pro/cons di una integrazione con il gruppo Land Management. Riconsiderare il mandato in modo da aumentare lo spazio di lavoro nell'area di Policy. 

Ripensare il ruolo degli ADG per farli diventare dei Senior Policy Advisors nelle proprie aree di competenza e non più degli Yes Men/Women agli ordini del DG


Ripensare mandato Divisione delle Politiche vincolandola maggiormente alle altre Divisioni tecniche e agli uffici di rappresentanza nei paesi in modo da servire come policy advisors ai paesi direttamente sul terreno

domenica 25 novembre 2018

2018 L56: Valerio Varesi - La pension de la via Saffi



Agullo, 2017

Le commissaire Soneri est en poste à Parme, dans le nord de l’Italie. Voilà quinze ans qu’il est veuf d’Ada, son grand amour. Son amie intime Angela ne la remplace pas, même si le policier et elle partagent beaucoup de choses. À l’approche de Noël, la propriétaire de la pension Tagliavini est retrouvée morte chez elle. C’est sa vieille voisine Fernanda qui vient alerter la police, avant de disparaître. Le décès de Ghitta Tagliavini n’est pas aussi naturel qu’il semblait, une enquête s’impose. "35 via Saffi", c’est une adresse que le commissaire a bien connue : Ada y logea alors qu’elle était étudiante. À l’époque, la pension avait de nombreux jeunes pour locataires. Soneri s’y remémore des souvenirs heureux d’alors.
Ghitta Tagliavini était très connue dans ces quartiers de Parme. Ces dernières années, sa pension ressemblait plutôt à un hôtel de passe. Ce que confirme le Pakistanais qui tient un bar en face. Ainsi qu’Elvira Cadoppi, qui loge ici ponctuellement. Elles étaient originaires du même village, Rigoso, vers la montagne. Autrefois, Ghitta y fut rebouteuse, capable de guérir bien des maux. Respectée pour son don, mais généralement détestée, elle fut impliquée dans une affaire d’adultère. Elle vint s’installer à Parme, créant cette pension. Il semble que Ghitta ait été avorteuse clandestine, à une époque. Le commissaire comprend qu’il y avait un certain nombre de côtés sombres dans la vie de la victime.
Soneri hante le quartier, qui a bien changé depuis le temps où il y venait pour Ada. Rien d’anormal dans l’appartement de la voisine Fernanda, qui a visiblement programmé son départ. Le policier discute avec quelques rescapés du quartier, tel le clochard Fadiga et le barbier Bettati. Quant au Frère Fiorenzo, c’est à lui qu’on a anonymement transmis l’arme du crime, un couteau spécifique de charcutier. Tenu par le secret de la confession, ce moine ne pourra guère aider le commissaire. C’est lui qui se chargera des obsèques de Ghitta : peu de personnes sont présentes, alors que tant de gens la connaissaient. Ettore, l’amant d’autrefois de Ghitta, révèle que la défunte était bien plus riche qu’on le pensait.
Un lien pourrait exister entre ce meurtre et l’affaire Dallacasa. Quelques années plus tôt, un ancien activiste de gauche ultra fut exécuté, probablement par d’ex-amis. Sachant que Fernanda est l’héritière désignée de Ghitta, ça peut constituer aussi une piste à suivre. Néanmoins, Soneri s’intéresse plutôt à Pitti, un dandy efféminé rôdant fréquemment dans le quartier. Ce fut un proche de la défunte, et il paraît en relation avec Elvira Cadoppi. Par ailleurs, Ghitta était en contact avec des investisseurs immobiliers de Parme. Le cas de ces affairistes concerne plus sûrement la brigade financière. Tandis qu’arrive Noël, Soneri continue à fouiller dans les noirs secrets de Ghitta, et peut-être également d’Ada…

Insomma, era ben partito, ma alla fine l'intrigo diventa troppo complicato e poco verosimile.... vabbè, sarà per la prossima volta

venerdì 23 novembre 2018

Gruppo 无名: Nuove proposte arrivate

Cominciamo organizzando il tutto in due grandi gruppi: struttura-organizzazione e contenuti lavoro

Le proposte non sono in ordine di importanza, ma semplicemente in ordine di arrivo. Più avanti decideremo la gerarchizzazione.

Come già spiegato, salvo richiesta contraria, i contributi restano anonimi.

1. struttura organizzazione  

Espandere il modello CFS a FAO governing bodies, facendo entrare anche le organizzazioni contadine, indigene. 

Revisionare il modello di rappresentanza dei paesi e creare una accountability dei perm reps che spesso sembra che si facciano solo gli interessi loro e nemmeno tanto quello dei paesi. Questo creerebbe una doppia accountability e diminuirebbe i casi di corruzione e collusione.

In altre organizzazioni come UN Women per esempio il tema dell’ accountability è molto forte. Esiste una sezione ‘report wrongdoing’ e una ‘investigations hotline’ che non credo per FAO sia mai stata creata:

Eliminare tutte le posizioni di Deputy Director (nella Sede, e equivalenti negli uffici regionali) e abbassare il livello di Direttore/rice a D1, con conseguenti risparmi e riduzione dei posti di potere

Eliminare Strategic Objectives e Programmes (e tutte le posizioni specifiche afferenti). 

Ridare centralità ai meccanismi di dialogo fra Management e Organi di rappresentanza dello staff (UGS/APS)

Sospensione immediata del programma mobilità e apertura di un tavolo di discussione con integranti senior management e APS

Maggior libertà di espressione  sia a livello di idee lavorative, sia se si tratta di criticare il management;  

Politiche per la famiglia che siano degne di questo nome: orario flessibile per tutti; congedo di maternità da equiparare a  quello italiano o mondiale, lo stesso per adoption leave. Le UN hanno un congedo di maternità in totale di 3 mesi e discriminano bellamente - non solo la FAO, sul adoption leave che é di 10 settimane in tutto SOGGETTA ALL'APPROVAZIONE DEL DG??? Ma siamo scherzando.... un diritto che é assoggettato alla volonta' di un DG?? 

Ritornare ad a fare dell'ambiente FAO.. come una grande famiglia.. dove si possano coinvolgere le famiglie, e  i nostri figli per feste nazionali o culturali invece di essere come ora prigionieri della SECURITY.. spesso senza motivo... ;  

Mi piacerebbe che si potesse restare in FAO anche fino alle 1900: si potrebbero creare spazi per attività ludiche per i bambini, cosi i genitori non dovrebbero correre a destra e a manca senza sapere dove lasciare i propri figli; 

Teleworking... anche qui... ora abbiamo 10 gg in tutto l'anno sempre soggette al volere della dirigenza. In molte aziende il telelavoro è semplicemente una forma di lavoro ed un risparmio per l'azienda; 

Mobilità per i General service, tutti una volta nella vita lavorativa dovrebbero fare un'esperienza sul campo!! 


Basta discriminazioni  legate alla nazionalità

2. contenuti lavoro

Gender: due opzioni: mettere il gender team sopra le divisioni tecniche e non dentro ESP. Oppure come suggerisce la proposta seguente, tenere dei team più piccoli dentro le divisioni tecniche ma dare più potere politico al team tutto.

Il ‘gender team’ dovrebbe essere creato in OGNI dipartimento e non confinarlo a social policies and rural institutions (ESP). E’ vero che nei dipartimenti ci sono poi gender focal point, ma a volte queste persone sono identificate a caso, si tratta in realtà molte volte di donne che hanno a ‘cuore’ il tema gender. Bel sentimento, ma se uno vuole trattare per esempio tema rognoso gender in emergency context bisogna avere un esperto/a che sappia dove metterci le mani 

Riposizionare il gruppo Land Tenure in altro dipartimento: in particolare considerare i pro/cons di una integrazione con il gruppo Land Management. Riconsiderare il mandato in modo da aumentare lo spazio di lavoro nell'area di Policy. 

Ripensare il ruolo degli ADG per farli diventare dei Senior Policy Advisors nelle proprie aree di competenza e non più degli Yes Men/Women agli ordini del DG

Ripensare mandato Divisione delle Politiche vincolandola maggiormente alle altre Divisioni tecniche e agli uffici di rappresentanza nei paesi in modo da servire come policy advisors ai paesi direttamente sul terreno




giovedì 22 novembre 2018

Gruppo无名: Raccogliamo idee per una rinascita dal basso della FAO del futuro

Gruppo 无名: 
Raccogliamo idee per una rinascita dal basso della FAO del futuro

Cari/e amici/he e ex-colleghi/e

Pian piano si avvicina la fine di questa triste gestione brasiliana che lascia l’Organizzazione in condizioni peggiori del passato. Non starò qui a ripetervi quello che sapete già e sperimentate ogni giorno sulla vostra pelle: la mancanza totale di considerazione e di rispetto da parte di un management oramai chiuso nella propria torre d’avorio, intento solo a fare gli ultimi regali ai servi che per tanti anni hanno lodato il Supremo.

Sappiamo che la nostra agenzia, per essere una delle prime ad esser stata creata, paga il prezzo di un imprinting storico di tipo piramidale per cui contano molto di più i generali che i soldati. Questo sentimento di abbandono lo abbiamo vissuto in tanti, ma ogniqualvolta abbiamo provato a stimolare delle azioni partecipate, inclusive, dal basso, ci siamo scontrati con un sentimento di abbandono e di poca voglia di crederci da parte di tanti giovani e non più giovani, come se oramai avessimo tutti introiettato lo stesso virus dell’individualismo che impedisce la realizzazione di azioni che concretamente abbiano un impatto sui problemi che la FAO dovrebbe affrontare.

Malgrado la mia stanchezza profonda e la disillusione che mi ha provocato questo management che si voleva “progressista” e che poi è affondato negli scandali di tutti i tipi, al pari dei loro mandanti brasiliani oramai in carcere, mi è venuta voglia di provare a stimolare una riflessione e una possibile raccolta di idee che - sognando a occhi aperti - potesse costituirsi in una piattaforma delle cose da fare e/o da cambiare dentro l’organizzazione che possa dirsi legittimamente prodotta da chi la FAO la conosce dal di dentro.

Magari non servirà a nulla, tanto le elezioni future risponderanno sempre alle stesse logiche di spartizione del potere, un manuale Cencelli applicato alle varie agenzie nazioni unite (chi prenderà l’UNEP adesso che il norvegese ha dovuto dimettersi? E chi la FAO?), ma se vogliamo che un giorno le cose cambino, dobbiamo pur iniziare da qualche parte.

Possiamo iniziare buttando lì le cose che ci teniamo dentro, senza una struttura già predisposta, e poi mano a mano che andiamo avanti, vediamo come organizzarci. 

Dato che per molti di voi non sarà facile metterci il nome e la faccia, propongo di chiamare questo gruppo con gli ideogrammi indicati sopra, che significano Senza Nome (un grazie particolare a BV). Potete rispondere sul blog oppure scrivermi sulla mia mail paologroppo60@gmail.com. Metterò io le vostre proposte nelle attualizzazione periodiche di questo post, così non correrete rischi.

Se vi va di far girare questa proposta ad altri amici/he e colleghi/he, magari anche traducendolo, sentitevi liberi di farlo. 


Alla fine spero che entro l’estate prossima abbiamo un prodotto nostro, che ci faccia sentire parte di una stessa squadra.  

martedì 20 novembre 2018

2018 L55: John Berger - Una vez en Europa


Algafuara Ed. 1992

Las cinco historias de amor incluidas en Una vez en Europa son un alegato contra la destrucción de la vida rural. John Berger -«un escritor sin rival en la literatura contemporánea en lengua inglesa», según Susan Sontag- refleja en ellas su modo de entender la realidad. Como él mismo reconoce, «tal vez mi aversión por el poder político, sea cual sea su forma, demuestra que soy un mal marxista. Intuitivamente siempre estoy al lado de aquellos que viven dominados por ese poder». Como antes de Puerca tierra, destaca aquí ese «realismo limpio» de John Berger, obsesionado por la claridad de una expresión que surge ante nosotros como una poderosa llamada de atención sobre el divorcio entre el hombre y la tierra.

Un regalo de mi amigo David para seguir en las reflexiones del nuestro GreeNTD... Lettura interessante....