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martedì 2 dicembre 2014

La ricreazione sta per finire




Pensavo alla sottile linea rossa che Mauro Martoriati dipinse oltre vent’anni fa. Linea del potere, linea da (non) sorpassare per non entrare nella zona proibita. Era abbastanza facile all’epoca definire chi stava da una parte e chi dall’altra, o almeno così sembrava. Come quando giocavamo a carte in treno andando all’università, e su un pezzo di carta, per segnare i punti e le squadre, bastava scrivere N.V., noialtri, voialtri, noi-voi. Era dialettica la separazione, il noi dipendeva da chi in quel momento scriveva, e l’anonimato del N-V dava un’idea della flessibilità delle posizioni. Ovviamente cerano le separazioni di livello superiore, chi stava per un campo politico e chi per l’altro, tutti nel nome della libertà, chiaramente.

Poi un campo politico scomparve, e questo, invece di celebrare il trionfo del campo restante, fu il segnale, lo specchio, delle cose che non andavano anche da quella parte. Dovette venire prima un Papa poco compreso, Giovanni XXIII, a ricordare che il male era rappresentato dall’ex Unione Sovietica, anche il Capitalismo aveva i suoi torti. Nessuno volle ascoltarlo.

Oggi un altro Papa è venuto a ricordarci le stesse cose, ma forse oramai è troppo tardi. La Storia è partita, per un altro giro di guerre e violenze.

La linea rossa non è più fra due mondi, ma fra un mondo che sta andando alla distruzione e pochi isolati e disorganizzati individui che pensano e sperano, a volte anche operano, per un futuro diverso.

Ci siamo lasciati dietro un mondo bipolare, con la vittoria di un modo di produzione, il capitalismo, che si è oramai trasformato in qualcos’altro, finanza e interessi individuali all’estremo. Il capitalismo era una religione di stato nell’occidente, con regole da rispettare; ma oggi gli Stati occidentali non ce la fanno più a contenere il loro frutto, un turbocapitalismo finanziario che, novello Kronos, pian piano si disfa del genitore da cui discende. Oramai è un interesse, fatto suo da compagnie private che non rispondono più a nessuno, e che vanno oltre gli obblighi volontariamente contratti dagli Stati. Un turbocapitalismo che, per vendersi all’estero senza far troppa paura, si è mascherato con i desideri (indotti) dei giovani, la parola libertà, e l’invito a chi corre più forte. Pian piano poi è venuto fuori che erano tutte balle, l’impotante era guadagnare spazi e mercati, distruggere gli avversari ed imporsi in nome e per conto di quei soci che hanno in mano lo zero virgola zero delle azioni. Pochi ma superpotenti. La World Company, così venne chiamata da un manipolo di comici francesi.

Gli altri però non sono stati distrutti, anzi, si sono ritirati, hanno subito l’assalto, e pian piano si sono organizzati. Questi altri non sono quei pochi individui che cercano di lottare contro le derive di questo modello che rende schiavi e morti di fame miliardi di persone. Gli altri sono veramente altri. Sono a casa nostra, come stiamo scoprendo, e sono anche altrove. Si sono riuniti sotto un denominatore comune, quello del rifiuto di tutto quel mondo incarnato sotto la parola Occidente. Occidente che ai loro occhi vuol significare quel modello di turbocapitalismo, ma anche tutte quelle fobie che non sono mai riusciti a dominare, prima di tutto la liberazione della donna.

Lenin ce l’aveva insegnato cent’anni fa di come sia importante avere un nemico chiaro per mettere assieme le forze. L’Occidente è diventato questo, nella percezione di tutti quelli che si ribellano a partire da una interpretazione personale della religione. Si ribellano a partire dal momento in cui hanno capito che per loro non c’era posto, non potevano sedersi e giocare allo stesso gioco, loro erano quei bambini che devono stare sempre sotto, e i più grandi gli danno le sberle. Un giorno quei bambini si stancano e, senza dir nulla, se ne vanno. In questo caso, se ne sono andati, ma per prepararsi alla riscossa. Le Torri del 2001 erano solo l’antipasto. Ben peggio ci aspetterà nel futuro. E questo perché i ragazzi più grandi non hanno capito perché i più piccoli se ne sono andati e continuano a giocare allo stesso gioco. I bambini piccoli sono andati a cercare altri bambini e, la cosa può sorprendere, li stanno trovando a casa nostra. Ne hanno fatto uno Stato, che nessuno riconosce, ma che continua ad avanzare, come un’ idra. Un califfato si è già creato davanti le nostre coste, le primavere arabe sono finite, e la linea rossa diventa ogni giorno più visibile.

Bisogna tirarsi fuori da questo gioco a due. Non potremo mai accettare di essere sottomessi a questi rozzi e violenti che non riconoscono i più elementari diritti alle loro donne, che sgozzano i prigionieri e che hanno una concezione della società come sottomessa all’ordine divino. Mai e poi mai. Ma nemmeno potremo mai accettare l’imposizione sotto le sue svariate forme di questo impero turbocapitalistico, un mostro che usa gli Stati, oramai ridotti a fantocci, e questo per aumentare i benefici privati di una casta ridottissima.

Sono due entità da combattere, con ugual forza. La parola diritti non viene accettata nè dagli uni nè dagli altri. La centralità della persona umana, il rispetto per l’altro, per il diverso, sia esso Rom o Pariolino, sono elementi costituenti che mancano ad entrambi. Due forze che vanno verso lo scontro. Ai barbuti perché cercano nel martirio di ripagarsi per tutte le sofferenze di cui si sentono preda, e i turbocapitalisti semplicemente perché non sono loro a morire, ma dei poveracci vestiti da soldati mandati a combattere perché il turbocapitalismo ha eliminato qualsiasi altra forma di lavoro vero.

Dobbiamo tirarci fuori da questa dicotomia, ed aprire uno spazio diverso, di pensiero e di azione. Dobbiamo dare un senso diverso alla linea rossa di Martoriati, a quell’esercito dei poveri che aumenta ogni giorno di più, renderlo una forza non di disperazione, perché dalla disperazione nasce l’odio. Dobbiamo aiutarli ed aiutarci a diventare una forza di cambiamento, partendo da dentro di noi.

Martoriati un giorno fece un Angel@

Forte, d’acciaio, asessuato per ricordare che è un essere umano, non un uomo. Il viso rivolto in alto, così come le braccia. Un segnale, un invito a guardare avanti, positivamente. Ecco, compiuti i miei 54 e sulla strada dei prossimi compleanni, volevo ringraziarvi con queste parole, per ricordarvi e ricordarci che la lotta non finirà mai, ma almeno l’obiettivo è chiaro: riportare l’essere umano al centro dell’interlocuzione con Madre Natura. L’ essere umano nella sua diversità, di interessi, voleri e quant’altro. Un essere umano che è multitudine ma nello stesso che si declina nel rispetto degli altri. Abbiamo una stella polare verso cui dobbiamo voler andare, quella di un equilibrio ecologico senza il quale saremo finiti noi e questa Terra dove viviamo.
Un messaggio di speranza, ma soprattutto un incitamento a tutti noi ad uscire da casa, ad andare verso gli altri e a fare uno sforzo per accettare anche il diverso, sessuale, politico, di genere e di interessi. Rimpariamo ad accettarci per quello che siamo, poca cosa di fronte a questa Pacha Mama che ci accoglie.   

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