Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta Kenya. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Kenya. Mostra tutti i post

mercoledì 7 marzo 2012

Nairobi: partenza

La cucina kenyana non sarà un gran ricordo. A parte la polenta bianca, onestamente i polli e i beef erano duri da morire. Le verdure locali potrebbero migliorare perchè esiste una base su cui costruire, spinaci ed altro, ma si capisce perchè la gente si butti su altri ristoranti e non sui locali.

Gli ibis intanto continuano a girarci intorno, così come gli uccelli tessitori. Un giardino verde, rilassante, pieno di piante e fiori. Hai detto fiori? Si, effettivamente al giorno d'oggi chi dice Kenya dice fiori, rose in particolare. La grande zona di produzione è qui fuori, a qualche ora di macchina dipendendo dal traffico. Il lago Naivasha garantisce l'acqua gratuita, la manodopera costa (ovviamente) poco, il clima caldo evita di dover scaldare le serre e poi i controlli ambientali sono più ridotti che da noi. Insomma le condizioni ideali per fare il business.

La produzione implica alte dosi di prodotti chimici, fertilizzanti, antiparassitari e questo ha conseguenze sia sulla salute di chi ci lavora, uomini e donne, sia sull'inquinamento del lago dato che poi gli scarichi vengono buttati dentro senza filtrare. Uno dei guardiani qui di casa ha lavorato per un periodo dentro queste serre, ma appena ha trovato lavoro come guardiano notturno ha mollato tutto. E' una produzione un po' secretata, causa queste condizioni di lavoro che a noi europei piacciono sempre meno e siccome ci sono stati reportages su queste serre, adesso non è facile nemmeno avvicinarsi.

In Kenya succedono ancora cose strane, buone per le riviste sensazionaliste del mondo intero: un bambino sbranato dagli ippopotami - camminava per il sentiero assieme al padre quando tre ippopotami sono saltati fuori e li hanno attaccati. Per fortuna (riso amaro) ci sono ancora queste storie per farci pensare a un'Africa che oramai c'è sempre di meno...

La cosa più ovvia oramai, di Nairobi e di tutte le città del mondo, (penso averlo già scritto una decina di volte) è il traffico, che oramai detta gli orari della gente. Non ti alzi più quando ne hai voglia, ma in funzione della speranza che partendo a quell'ora possa trovare meno traffico per strada. Vale per Nairobi, Port au Prince, Manila, Luanda e chi più ne ha più ne metta. Stamattina, prima di andare all'aeroporto, siamo andati a una riunione all'agenzia che si occupa dell'ambiente, sulla strada per l'aeroporto. Partiti alle 6.59 da casa siamo arrivati alle 9.00. Il tutto per fare si e no 12 chilometri. Stupisce però come siano molto più tranquilli di noi, in macchina. Il claxon è un'opzione rara. Pensate che l'agenzia dell'ambiente ha anche un numero verde, 24 ore su 24, da chiamare in caso un club, bar, o circolo, stia facendo troppi schiamazzi durante una festa. Ti mandano immediatamente la polizia e fanno chiudere il locale subito. Sembra di stare su di un altro pianeta.

Tra gli ultimi ricordi confusi e disordinati, metterei anche le biciclette che si avventurano in giro per la città: competizione fra bici indiane e cinesi e, una volta tanto, sembra che quelle cinesi siano di miglior qualità. Chiudo ricordando che i telefoni qui sono a bassissimo costo, e che P. e M. ci hanno regalato un libro (Un filo d'olio - Sellerio editore) che leggeremo con grande piacere, tanto è stato bello e veloce il passaggio da loro. A presto, adesso tocca alla Tanzania.

domenica 4 marzo 2012

Nairobi: sabato pomeriggio

Poco traffico all'uscita dall'aeroporto, poi però basta inoltrarsi verso il centro e trovi le micidiali rotonde che col combinato del vigile attento a far rispettare il codice, ti blocca il traffico in due minuti.

L'autista ha litigato con l'aria codizionata, per cui dobbiamo tenerci il caldo ossessivo che ci fa sciogliere pian piano.

Passato il compund UN, dopo un' ora abbondante arriviamo a casa di P. e M.: sembra essere tornati a casa nostra, giardino, pace e tranquillità. Un labrador felice corre in giardino, degli ibis cenerini vengono a cercar qualcosa da becchettare, altri uccelli hanno fatto il nido sopra la porta d'entrata, un' oca passa rasente, e intanto, birra in mano, cominciamo a fare il punto dopo tanti anni di non vederci.
Storia antica la nostra, inziata nel 92 in Bolivia, proseguita a Roma, poi Mozambico e dopo un passaggio suo in Bolivia eccoci qui in Kenya. E' sempre stato un piacere vederci, anche per un modo diverso di vedere le stesse cose. Il nostro vecchio capo diceva che P. aveva una visione radente, a volo d'uccello, geografica, mentre io insisto più sulla storica. Per cui qui, sotto l'ombrellone in giardino, ci raccontano di questo paese che cresce, di una classe media nazionale che riempie i ristoranti, impegnata nei business della tecnologia, banche etc.

L'equilibrio etnico è sempre fragile, potrebbe riscoppiare tutto come pochi anni fa, soprattutto pensando alle elezioni previste per quest'anno (forse), ma potrebbero anche pian piano imparare ad andare d'accordo.

La stanchezza del viaggio ci ha vinti, per cui buonanotte e a domani.