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sabato 21 maggio 2011

Continuando la conversazione con un consigliere amico

Entrare in politica è come entrare in un mondo nuovo, soprattutto quando lo fai da giovane. Sogni e passioni sono ancora lì, forti, la voglia di cambiare il mondo anche… Il problema è di capire rapidamente come funziona questo mondo e soprattutto essere abbastanza obiettivi e non farsi troppe illusioni.

Il messaggio di questa seconda lettera è semplice: i politici non riescono mai ad anticipare i fenomeni sociali o, nel peggior dei casi, non vogliono vedere.
Cominciamo dalla crisi mondiale del 2008: esempio lampante di occhi chiusi da parte di vari governi, l’ americano in primis, ma anche quello islandese che addirittura funzionava come servizio marketing promuovendo all’estero i titoli spazzatura che le loro micro banche spacciavano come la soluzione miracolosa, per non parlare dei nostri governi europei.

Continuiamo poi con quello che è successo nei paesi arabi da gennaio in poi. Non uno dei governi del mondo, men che meno i loro governi, aveva visto venire la rabbia popolare che montava. E finalmente guardiamo ancora più vicino a noi; prendiamo per esempio lo scandalo Parmalat: anche lì nessuno ha visto venire nulla. E potremmo continuare per parecchio. Il punto è che per vincere un’elezione bisogna avere un programma, promettere (cose più o meno ragionevoli) in modo da installare nei votanti l’immagine di qualcuno che sabbia guidare la nave.

La realtà, una volta che si arriva sul ponte di comando, per quanto piccola sia la nave, è che l’unica qualità che conta è la capacità di guardarsi attorno, esser attenti a quello che succede in modo da saper reagire velocemente, quasi in tempo reale (ma comunque sempre un attimo dopo). Bisogna saper mostrarsi compassionevoli ed andare sui luoghi, in mezzo alla gente, in caso di disastri, naturali od umani e promettere che si farà di tutto per aiutare. Bisogna avere in riserva qualche soldo per le emergenze e qualche idea nel cassetto in caso sia necessario. E’ per questo che chiamiamo “mestiere” la politica, perché come un attore consumato, si impara ad avere i toni e le promesse giuste e a sapere di non impiccarsi troppo con le promesse fatte in campagna elettorale.

In Francia si usa dire che le promesse impegnano solo quelli che ci credono. Prendete quest’ultima campagna: quanti sono andati a chieder conto agli ex sindaci delle loro promesse di quando furono eletti? Nessuno. Perché tutti abbiamo la memoria corta.

Quindi, per qualcuno che inizia, ed ha dietro di sé l’entusiasmo suo e del gruppo che l’appoggia, quel che ci vuole è un bagno di realismo, condito sempre da una dose di sogno e speranza. Buttare tutto all’aria per mettersi a fare il mestierante sarebbe troppo brutto. Ma non fare conto “solo” sulle promesse elettorali sembra un modo realista per iniziare. Restate aperti mentalmente a “leggere” e capire cosa succede attorno a voi, andare anche dove non andava prima, per “sentire” il territorio e “perdere tempo” a parlare anche con chi non vi vuole. Flessibilità e prontezza sono importanti; ma lo sono anche il saper essere coerenti con un’idea, una visione dei rapporti umani e sociali che avete dentro di voi, ed anche essere coerenti, fin dove sia possibile, con alcune delle promesse fatte. Non sognate di poter implementare tutto, ma non buttate via lo sforzo che avrete fatto per preparare il programma. Piccole dosi di realismo quotidiano con dosi di energia e voglia di continuare a sognare. Il mix giusto poi verrà dall’esperienza.

Quanto più resterete modesti e vi ricorderete che la politica è un servizio, quanto più andrete avanti nel vostro e nel nostro cuore.

mercoledì 18 maggio 2011

Anguillara: Lettera aperta a Matteo F. (e chi vuol dar una mano)

Caro Matteo, come ti dicevo ieri, il piú facile è stato fatto, paradossalmente. Adesso viene il vero lavoro, le insidie, le soddisfazioni (speriamo) e le rogne (sicure).
Sempre ieri ti ricordavo come non bisogna mai scordare che, nel sistema elettorale attuale, si è eletti con una minoranza e grazie soprattutto alla divisione della destra che, altrimenti, avrebbe il 50 e oltre percento. Per cui lo scopo è chiaro: ampliare la base politica attraverso un’azione pervasisa e convincente nel periodo che durerá questa amministrazione. Non chiudersi all’interno a far i favori a quelli che vi hanno votato, ma pensare in grande, avere il coraggio di pensare al futuro, dentro i limiti imposti dalla ragionevolezza, dala mancanza di risorse finanziarie etc. etc.
Poi bisogna sempre ricordarsi cosa diceva un vecchio politico socialista al riguardo della politica: sangue, sudore e merda. Questo sará il tuo pane quotidiano da oggi in poi. Dal momento che si vince un’elezione si diventa responsabili di tutti i problemi del comune, dalle buche sulle strade alla mancanza di spiaggia (che rischia di avere un impatto economico non indifferente), dal traffico ai parcheggi e via discorrendo. Poco servirá dire che questa è l’ereditá ricevuta; tutti dicono cosí per cui è una scusa che vale poco. Soldi per fare delle cose ce ne saranno pochissimi, richieste invece non mancheranno, poi arriveranno le beghe interne per spartirsi il poco che c’è e insomma pian piano il famoso programma elettorale rischia di andare a finire nello spesso luogo dove si trova quello della “Fabbrica” di Prodi del 2005, cioè nel cimitero dei sogni.
Se non altro, nel caso tuo, hai la fortuna di avere alle spalle un gruppo di brave persone, con una esperienza precedente di Micol che potrá essere utile per capire cosa sia possibile fare, quanto spingere e su cosa. Dal mio piccolo osservatorio esterno continuo a pensare che Anguillara abbia estremamente bisogno di riempire il vuoto della parola “cultura”, attraverso una riflessione ed iniziative che riescano in qualche modo ad avvicinare la gente alla cultura e viceversa, tirandoli fuori dalle 4 mura domestiche, e addirittura pensando di farli diventare partecipi e iniziatori di proposte nuove.
Quella di cui parliamo da tempo, sull’Alteritá potrebbe essere la prima, facile, partecipativa e non partitica, che potrebbe permettere di aprire un cantiere di riflessioni su cos’è oggi Anguillara, chi siamo noi gli abitanti di questo territorio, cosa ci unisce e cosa ci divide ed imparare cosí a conoscerci un po’meglio. Non si tratta di sognare di diventare tutti amici, ma semplicemente evitare che le barriere dell’indifferenza (preludio all’insofferenza) comincino pian piano a salire sull’onda di una crisi economica (e di valori) nella quale siamo dentro.
Ma oltre a questa ci potrebbero essere delle altre cose da fare, e da questo punto Argo potrebbe porsi come un canale di facilitazione del dialogo con i cittadini e le associazioni. Mi ricordo il breve periodo della commissione cultura della giunta Minnucci, i primi mesi quando credevamo di poter esser utili, la soprpresa fra di noi dello scoprire quante persone interessanti, musicisti, artisti ed altro, vivano od abbiano contatti con Anguillara e che potrebbero, se adeguatamente stimolati, mettersia disposizione per condividere, magari attraverso semplici riunioni in biblioteca, le loro esperienze e competenze. Ripartire quindi dal territorio, accettando il fatto che magari all’inizio ci sará poca assistenza, ma avendo chiaro lo scopo che è di “scongelare”, rompere la freddezza abituale quando si parla di cultura e pian piano metterci dei contenuti, anche semplici magari, ma che non abbiano bisogno di cifre favolose, dato che i soldi ce ne saranno sempre pochi. Argo potrebbe anche aprire un sito dove invitare la gente a mandare suggerimenti, in modo da creare anche una base di idee e proposte, in modo che ci sia tempo e modo di discuterne, farne un programma e non iniziative isolate, ma dando la reale e netta sensazione che si parte dal basso. Come s’era detto, passate le elezioni potremmo vederci con piú calma, magari invitando qualche altro amico ed allargare fin da subito la riflessione.
Un caro saluto, Paolo