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lunedì 29 giugno 2015

LUNA PARK EXPO 2015



Come promesso, a mente posata racconto le sensazioni di questa visita necessariamente breve. Le foto accompagnano il testo.(spero riuscirle a caricare sul blog.. altrimenti su FB)

Comincio dalla fine, cioè da dove sono uscito, in direzione della stazione dei treni di Rho. Almeno l’idea di portare i treni fin sotto l’Expo è stata una buona idea, ma ricordatevi che se per caso vi venisse voglia di bere un caffè in stazione, potete scordarvelo. Non ce ne sono. Se non altro troverete un negozietto per comprare giornali, acqua e poco altro. Sempre meglio, molto meglio, di Porta Garibaldi, Milano, dove sono arrivato sabato. Milano PG non è una stazione, e io ho commesso l’errore di non ricordarmi che in effetti Milano PG è un Passante Ferroviario, cioè una serie di binari dove passano e si fermano treni, con un passaggio sotterraneo che vi conduce da uno all’altro. Anche qui vale la regola del caffè di cui sopra. Aggiungo che avete interesse, in ambi i casi, a non aver bisogno di bagni, che tanto non li troverete.

Ripartiamo comunque in direzione Expo. Scesi dal treno a Rho capirete subito che il collegamento deve essere stato progettato da ingegneri Maoisti (o forse della 5.a Internazionale): si cammina, subito e tanto. Ma il passaggio è bello nella sua semplicità.

Entrati in Expo da quella parte, troverete il Padiglione Zero sulla vostra destra. Il nome deriva dal voto che tutti i visitatori di buon senso gli darebbero. Magari per l’estetica qualche punto anche lo prenderebbe, ma poi vai dentro e, a parte la frescura, ieri apprezzatissima, non trovi assolutamente nulla che non sia un grande schermo dove proiettavano un piccolo gregge di pecore che arrivava su un sentiero, accompagnati dai cani pastore. Bastava venire sul lago di Bracciano e mettersi lì sulla strada che va verso Martignano: passano due volte al giorno e sono anche più numerose.

Comunque il giro continua. Una sorpresa, molto apprezzata, non faccio l’ironico, è il caffè Illy che, nella versione “classica” viene venduto a 1 euro la tazzina. Credo sia l’unica cosa che costi uguale dentro e fuori. Per il resto, dopo aver sborsato i 34 euri per entrare, dovrete metter mano al portafogli con prezzi sempre più alti rispetto all’esterno. Come ha detto Gianni Mura qualche settimana fa, l’unica cosa gratis è l’acqua delle fontanelle. Aggiungo, per onestà, che anche le mappe distribuite dai molti (nonché preparati nelle lingue straniere che ho testato) volontari.

Bella la ruota della Bielorussia, più piccola di quella dell’Eur e, dettaglio da non sottovalutare, non ci si può salire sopra. Gira da sola per ricordarci il nome del paese. Hanno portato anche dei cantanti e musicisti in vestiti tradizionali per intrattenere il pubblico, non numeroso. Visti gli applausi per quelle marcette, mi è venuto il dubbio che si fossero portati anche il pubblico.

Il travestimento da contadeuno è un trucchetto usato anche da altri. Nella piazza centrale fra il Decumano e la torre della vita, un gruppo ballava in abiti ovviamente tradizionali, cercando di convincere la gente ad andare a vederli al loro spettacolo, che onestamente non so quando e dove si terrà.

Il Laos e il Bangladesh, paesi poveri, sono andati da un lattoniere che gli fatto il 3x2. Così con lo sconto sono riusciti a farsi due padiglioncelli bellini da vedere.

Il gruppetto del caffè, capitanato dal Kenya da un lato e da Timor Est dall’altro, sembravano proprio un magazzino di caffè: tanti sacchi buttati lì, Illy che ti vende il caffè a prezzo normale, mentre i paesi produttori, come sempre, non hanno nulla da offrire a parte la vista su quei sacchi.

Il bello della visita, dal punto di vista estetico e personale, è stato il padiglione Italia. Impossibile entrarci, data la ressa di italiani che volevano assicurarsi che in Italia ci siano ancora tutte quelle prelibatezze che erano sicuramente in mostra la dentro, dato il progressivo asfaltamento (chiedo scusa per l’uso di questo “renzismo”) di tutto quanto ricordi ancora la nostra ruralità di una volta. Ho visto quindi solo l’esterno e mi è piaciuto.

Sono entrato in quello dell’Angola, credo sulla suggestione di quanto aveva scritto forse lo stesso Mura. A lui era piaciuto, io l’ho trovato molto low profile. Foto di paesaggi, un racconto e poco altro. Nemmeno un accenno alla polenta che anche loro producono nel sud del paese per esempio.

Gira e rigira, ho fatto alcune foto di quello che pian piano si è instillato nel mio cervello: l’impressione di aver sbagliato indirizzo. Baci Perugina, Padiglione Algida, Salumi Citterio, la Nutella.. poteva mancare la Nutella in una mostra per nutrire il Pianeta? Ovviamente no!. Così come non poteva mancare l’aperitivo Martini, da prendere in terrazza naturalmente. Deve essere così: prima di dare le razioni ai rifugiati nei campi profughi, la Martini offre un aperitivo, con oliva incorporata, in modo che anche per i rifugiati ci sia un momento chic. Dopo aver trangugiato le razioni di sopravvivenza, allora una bella Birra Moretti non te la leva nessuno. Il Baffo Moretti lotta contro la fame nel mondo. Complimenti.

Gli ombrelloni della Coca Cola li ho visti da lontano per cui ho potuto evitarli, mentre, grazie a Dio, il padiglione della McDonald non è entrato nel mio cerchio visivo.

Assalito ad ogni piè sospinto da carrettini del solo venditore di olio d’oliva autorizzato (mi chiedo cosa possano vendere, data la crisi di produzione che abbiamo in corso per colpa delle malattie dell’anno scorso), mi sono buttato nel padiglione del vino italiano. Non ho avuto il tempo di salire a guardare la fila di bottiglie, tanto dovresti pagare ogni assaggio, ma al piano terra ho apprezzato sia i sensori per far “sentire” i vari profumi delle spezie, del miele, del cacao.. che poi ritroviamo nei vini, nonché la sfilata di contenitori a diverso colore per mostrare concretamente cosa significhi, per esempio, il giallo paglierino…

Avrete capito che di contadini nemmeno l’ombra. Si può fare peggio di così in una Expo dedicata a questi temi? La risposta è si! Si possono mettere dei carretti in mezzo al Decumano pieni di verdura di plastica. Il senso della vergogna non ha nemmeno sfiorato gli organizzatori.

Qualche foto del piccolo posto della Coldiretti dove siamo andati a mangiare dopo il seminario, realizzato nel padiglione di fronte la Giordania e la Mauritania. Un padiglione opzionato da una ditta cinese che è fallita prima dell’inaugurazione, per cui non sapendo più cosa farne, lo hanno riciclato per eventi, seri come il nostro, o più ludici, usufruendo del bar al piano terra e della terrazza danzante la sera. Anche lì, non cercate i bagni, oppure portatevi il filo d’Arianna…

Ultimo dettaglio, la sera si può entrare pagando a prezzo ridotto: 5 euro. Pare ci sia tanta gente che ci va. Io ne ho vista molta anche ieri a camminare, fare pazientemente le file dappertutto… rischiano di avere una grossa cifra alla fine, in quanto a partecipazione. Quanto al tema centrale, lasciamo perdere.

martedì 23 giugno 2015

2015 L27: Les lieux infidèles - Tana French

Éditeur : Calmann-Lévy (2011) 
  Au cours d’une vie,seuls quelques instantssont décisifs.L’existence de Frank Mackey bascula par une nuit de décembre 1983. Il avait dix-neuf ans et attendait Rosie Daly au bout de sa rue, à deux pas du halo brumeux et jaune du réverbère. L’air était froid comme du verre, chargé d’un délicieux parfum de houblon brûlé venu de la brasserie Guinness. Ils avaient prévu de fuir ensemble leur quartier natal dublinois, pour vivre d’amour et de musique à Londres. Mais cette nuit-là, Frank patienta en vain. Rosie ne le rejoignit pas.Vingt-deux ans plus tard, devenu flic spécialisé dans les missions d’infiltration, Frank vit toujours à Dublin. Il a coupé les ponts avec sa famille et n’a jamais eu de nouvelles de son premier amour. Puis un jour, sa sœur l’appelle, affolée : on a retrouvé la valise de Rosie dans un immeuble désaffecté de Faithful Place. Forcé de revenir chez les siens, Frank revisite son passé, ses blessures de jeunesse, et toutes ses certitudes : Rosie est-elle jamais partie ?

Come sempre accade, ogni lettore ha un'opinione personale del libro appena letto. Personalmente sono rimasto deluso. Una storia tirata in lungo e in largo (500 pagine), di cui si indovina subito chi ne sia responsabile, per cui diventa alla fine una storia su un quartiere periferico, degradato, e una famiglia in particolare. Tutto sembra un po' ovvio, deja vu, per cui non ti resta un solo fatto, una citazione o un ricordo che valga la pena tenere in mente.

lunedì 22 giugno 2015

La Merkel spezzerà le reni alla Grecia?




[Cittadini europei] di terra, di mare e dell'aria.
Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra [Europa].
L'ora delle decisioni irrevocabili.

Stasera dovrebbe succedere il patatracchete. O almeno così in tanti sperano. Una crisi voluta e creata a Bruxelles, fatta crescere con comportamenti e decisioni irresponsabili. Dati ufficiali truccati (ma di cui tutti erano a conoscenza) per permettere alla Grecia di entrare nell’Euro, finché nel 2009 il Re, oramai nudo, deve ammettere pubblicamente di aver falsificato i bilanci. Il debito era molto più alto di quello dichiarato, ma soprattutto era un debito delle banche. Ecco la vera ragione per intervenire. Salvare le Banche. La Troika e il FMI accorrono al capezzale del malato e prestano 110 miliardi (mica bruscolini, avrebbe detto Totò) a cambio di misure che rovinano l’economia ma, soprattutto, permettono di trasferire il debito dalle banche allo Stato. 

Una volta salvate le banche, dei cittadini greci non gliene fregava più niente a nessuno. E difatti siamo lì ad assistere, da anni, alla colpevolizzazione di un paese le cui pratiche erano conosciute da tutti e i cui governi, di destra e del Pasok erano accettatissimi in tutti i consessi internazionali. Cioè fra ladri e truffatori, ma con classe, si può andare a cena e anche a festeggiare.
Il fatto che la Grecia abbia tirato fuori dal cilindro il brutto anatroccolo Tsipras, in attesa di tirar fuori quello bruttissimo dei nazisti di Alba Dorata, non è andato giù a nessuno di quelli del giro di valzer (troika in testa).

La quantità di articoli letti in questi mesi sulle colpe della Grecia, sulla intransigenza del governo democraticamente eletto nei confronti delle imposizioni dei corpi non eletti di Bruxelles, avevano lo scopo di preparare l’opinione pubblica al patatracchete probabile di stasera.

L’irresponsabile (politicamente) Merkel ci sta portando sull’orlo del burrone. Vuole spezzare le reni alla Grecia per impedire il contagio. Se un paesotto come la Grecia osa ribellarsi ai diktat finanziari, immaginate cosa potrebbero dire allora gli altri, Spagna e Italia, che seguono nella lista di paesi più indebitati? L’intransigenza tedesca si spiega solo così. Il rischio per l’economia tedesca ed europea è molto alto, lo stesso Euro potrebbe venir giù se stasera non trovano un accordo vero. L’economia tedesca, basata sulle esportazioni favorite da dei rapporti di forza perversi, ha molto da perdere in questa situazione. L’idea balzana del duetto Merkel-Hollande di un Euro a due velocità farebbe perdere molte fette di mercato, perché i tedeschi perderebbe competitività e i paesi dell’Euro 2 ne guadagnerebbero. Ma allora perché lo fa?

La ragione sta oramai sempre più nello stesso groviglio di interessi che sta prendendo in mano il mondo, e non solo l’Europa. La finanza ha bisogno di mettere in chiaro, con un esempio lampante, che le regole le detta lei e non più la politica né i regimi democratici.

L’interesse dei popoli europei e oltre è che stasera venga piegata l’arroganza dei banchieri e che l’Europa dei cittadini trovi finalmente un riscontro al massimo livello. Basta con i diktat finanziari e ricominciare a costruire un Europa unita a partire dal basso.

Peccato che per fare questo ci vorrebbero de;;e persone di uno spessore intellettuale d’altro livello. Non certo questa classe dirigente attuale. Questi al massimo sono capaci, come sta facendo Hollande in Francia, di preparare il brodo di cultura per l’estrema destra nazista che sta tornando in forze. 

L’Ungheria ha dato l’esempio, e adesso piccoli movimenti crescono, l’ultimo in Danimarca.

Incrociamo le dita, ma la serata si annuncia molto complicata.

mercoledì 17 giugno 2015

LAUDATO SI' - SULLA CURA DELLA CASA COMUNE

leggo rapidamente alcuni estratti sul tema della finanza. Domani controlleró sulla versione finale, anche se ci sono pochi dubbi sulla veridicità del testo:



"La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica so­luzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri.


Degna di nota è la debolezza della reazio­ne politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facil­mente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti.


Ma il potere collegato con la finanza è quello che più resiste a tale sforzo, e i disegni politici spesso non hanno ampiezza di vedute. Perché si vuole mantenere oggi un potere che sarà ricordato per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo?

Da qui si passa facilmen­te all’idea di una crescita infinita o illimitata, che ha tanto entusiasmato gli economisti, i teorici della finanza e della tecnologia. Ciò suppone la menzogna circa la disponibilità infinita dei beni del pianeta, che conduce a “spremerlo” fino al limite e oltre il limite.

La finanza soffoca l’eco­nomia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale.

Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura.

In questo quadro, il discorso della crescita sosteni­bile diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori del discorso ecologista all’interno della logica della finanza e della tecnocrazia, e la responsabilità sociale e am­bientale delle imprese si riduce per lo più a una serie di azioni di marketing e di immagine."

Ecco perchè abbiamo in lui il più grande sostegno possibile, nonchè una guida politico spirituale di portata mondiale. Ed ecco perchè dobbiamo ancora credere e lottare per cambiare questo mondo. Si può. Basta volerlo e mettersi assieme a lavorare.

Va a finire che ci tocca morire seguaci del Papa



Da giovani gridavamo che non volevamo morire democristiani, poi la storia si è incaricata di presentarci il conto. Quello che una volta voleva incarnare i valori del progresso social-comunista pian piano è diventato un partito di sinistra-centro, poi centro-sinistra e adesso boh.. chissà cos’é.

Da giovani non eravamo così estremisti da voler bruciare i preti e le suore (parità di genere oblige) ma sicuramente volevamo mettere in chiaro che noi stavamo a sinistra di tutti quei baciapile. Dopo forse si sono scaricate le nostre di pile oppure loro hanno usato quelle ricaricabili, sta di fatto che da quando è arrivato Francesco da una parte e la generazione Hollande, Renzi e quell’altro spagnolo di cui non ci ricordiamo più nemmeno il nome, il tavolo si è ribaltato.

Senza andare a vedere altrove, tipo i famosi leader sudamericani, ma solo stando in casa nostra europea abbiamo fatto filotto con una serie di leader detti di sinistra che oramai rischiano di essere solo considerati come “sinistri”. Chi oserebbe ancora parlare del nomade miliardario Blair come di un leader della sinistra europea? E il tedesco Schroeder, quello che si fa i soldi consigliando i magnati russi? Dello spagnolo scomparso, Hollande e Renzi resta ben poco da dire.

Dall’altra parte arriva Francesco. E domani esce in tutte le edicole, e gratis, “Il Capitale” nella versione Bergoglio. Gli estratti letti fin’ora ci fanno morire d’invidia. L’unico rimasto fra i grandi del mondo a dire pane al pane e vin santo al vin santo. Un attacco ai finanzieri, agli speculatori, agli accaparratori di terre e risorse naturali di questo genere non lo avevamo mai sentito e sicuramente con questi liderini che abbiamo non lo sentiremo mai.

Da domani saranno tutti in fila per dire quanto apprezzano il messaggio del Papa e alle domande, che i giornalisti di palazzo non faranno mai, sul perché si è dovuto aspettare che sia il Papa a dirle queste verità e non loro, leader delle sinistre europee e mondiali, le risposte saranno degne di essere raccolte e pubblicate in una rubrica apposita da creare sul web e da intitolare: Facce come il didietro.

Anche sugli immigrati il Papa ci fa riflettere, e per questo, dopo aver seguito le disavventure di Ventimiglia di questi giorni e i vari servizi giornalistici sul fiorente commercio di armi europee, e russe, verso i paesi del sud del mondo (ricordatevi che Hollande è riuscito nell’ardua impresa di vendere addirittura l’incredibile aereo Rafale, dal costo unitario di 150 milioni di Euro l’uno http://www.usinenouvelle.com/article/les-senateurs-reevaluent-le-prix-du-rafale.N164290) mi sono buttato a fare la stessa riflessione che fa Bernardo Valli oggi su La Repubblica: noi europei siamo quelli che speculiamo sul mercato della morte, grazie alle vendite dei nostri aggeggi mortiferi, aiutiamo le dittature africane e medio orientali, nonché i movimenti estremisti islamici a sterminare le proprie popolazioni e, quando qualcuno di loro cerca di fuggire e venire a rifugiarsi da noi, chiudiamo le frontiere.

Sto cercando sui siti Padani qualche scritto del Bossi, Maroni o Salvini contro le esportazioni di prodotti alimentari di base italiani in Africa e Medio Oriente e contro i sussidi percepiti dagli agricoltori italiani e padani in generale. Non provo nemmeno a cercare delle loro posizioni contro i costruttori d’armi italiani perché, fosse per loro, bisognerebbe sparare non appena si sente odor di pericolo. Il giorno che gi starnazza tori contro gli immigrati organizzeranno una marcia sulle industrie italiane che commerciano armi e sul Ministero della Difesa che li aiuta, nonché contro i grossi produttori agricoli che distruggono i mercati locali africani, allora andrò anch’io a manifestare. Anche qui, l’unica voce fuori dal coro e comunque rivoluzionaria resta sempre quella di Oltretevere.

Zio Bill, se lo lasciano fare ancora un po’di anni, va a finire che sto mondo è anche capace di rimettersi a funzionare meglio. Certo che se anche noi, invece di continuare a sperare nei nostri derelitti partiti, ci dessimo una mossa, non sarebbe poi male.

lunedì 15 giugno 2015

2015 L26: Guerre sale - Dominique Sylvain


Florian Vidal, avocat spécialisé dans les contrats d’armement et les relations franco-africaines, a été assassiné de manière effroyable : brûlé vif aux abords d’une piscine, un pneu enflammé autour du cou, les mains menottées.

C’est l’Afrique en plein cœur de Colombes, patron. Les connaisseurs appellent ça le supplice du Père Lebrun. Une technique en vogue à Haïti du temps des tontons macoutes.

La coutume est sans doute née à Soweto où elle était, entre autres, la punition favorite pour les voleurs. Vous connaissez le cri de révolte de l’anti-apartheid radical ?

« Avec nos boîtes d'allumettes et nos pneus enflammés, nous libérerons ce pays. » L’une des phrases favorites de Winnie Mandela. Or, cinq ans auparavant, Toussaint Kidjo, l’assistant de Lola, de père français et de mère congolaise, avait été assassiné de la même façon.

C’est ce meurtre, jamais élucidé, qui avait conduit Lola à anticiper sa retraite.

Florian Vidal travaillait pour Richard Gratien, maillon fondamental de la Françafrique pour le secteur de l’armement.

Redoutable et froid, Mister Africa, souvent dans le collimateur de la justice française, s’était pris d’affection pour Florian qu’il avait engagé comme chauffeur.

Par la suite, il en avait fait un avocat réputé et riche et, avec les années, son fils adoptif. Pour Lola le lien entre les deux affaires ne fait aucun doute. Elle reprend alors son enquête mais empiète terriblement sur le travail du commandant en charge de l’affaire, fort sensible en raison des milieux qu’elle touche : la finance, la politique, les affaires étrangères, Sacha Duguin, ancien amant de son amie Ingrid avec qui il continue d’entretenir des rapports houleux…

Lola doit se rendre à l’évidence, seule elle ne pourra rien, l’ennemi est plus puissant qu’il en a l’air. Dans ce contexte difficile, quel rôle notre duo va-t-il bien pouvoir jouer ?


Allora, devo dire che libri precedenti di quest'autrice mi erano piaciuti, per cui mi sono lanciato con tanta buona volontá e speranza. Ma devo dire, come lo fa notare uno dei commentatori sul sito Babelio, che la quantità di personaggi e quindi di nomi, lascia perplessi perchè alla fine si rischia di perdersi. O lo si legge tutto d'un fiato, e allora si arriva alla fine senza perdersi, oppure ogni volta é un problema ricordarsi chi è chi. Arrivati alla fine, devo ammettere che non l'ho capita. Semplicemente.
Poi tutto sto ambaradam sulla Franceafrique mi é sembrato un po' mal fatto.. così centrato sui personaggi che alla fine la storia che si fa capire si voleva raccontare, sparisce. Insomma, non mi ha convinto.