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lunedì 25 luglio 2011

Il buon pastore - nuovo video in preparazione


Dopo i video sulla storia agraria recente di Anguillara, sugli agricoltori, gli immigrati, le donne e i pescatori, ci mancava quello sugli ultimi pastori rimasti.

Abbiamo iniziato sabato scorso, con la premiata ditta Fabrizi-Groppo e stamattina abbiamo fatto la prima intervista lunga del Sr. Landi, qui in foto, un buon pastore ottantenne che ci ha raccontato la storia dal periodo della guerra ai giorni nostri. Domani tocca al fratello di Fischietto.. e poi avanti...

domenica 24 luglio 2011

La frase del giorno - Ermanno de Marchi

Un uomo senza panza è come un cielo senza stelle

venerdì 22 luglio 2011

Ricetta Xuor: Aubergines d'été


Melanzane estive, ispirate dal viaggio a Matera.

Ingredienti: melanzane freschissime, un dente d'aglio, 3 rametti di mentuccia, 4 cucchiai d'olio d'oliva (buono), sale e pepe e 80 gr. di uvette di Corinto e 3 cl di aceto balsamico.

In una padella mettere l'olio d'oliva. Tagliare le melanzane a cubetti di 1 cm e metterle nell'olio caldo. Salare e pepare. Aggiungere la mentuccia. Tagliare l'aglio finissimo (ma proprio fino) e aggiungere. Nel frattempo mettere a gonfiare l'uvetta in acqua tiepida. Copro la padella e faccio cuocere a fuoco basso per 30 minuti circa. 10 minuti prima di fine cottura aggiungo l'uvetta e l'aceto balsamico.

Mangiare tiepido o freddo.

mercoledì 20 luglio 2011

Maestro di vita (dedicato a Marcos Lins)

Maestro di vita (dedicato a Marcos Lins)

Incontrarsi per caso, sentendo però di aver incontrato quel padre spirituale che cercavi da tempo.

Barba bianca da babbo natale, occhi vivi e voglia di ascoltare, vivere la vita,
nonostante tanti anni in giro pel mondo, dovendo fuggire da quel Brasile tanto amato, con una passione intatta per aiutare gli altri, per “articolare” persone, metterle assieme seguendo un filo non sempre evidente al primo colpo.

Ma poi, con gli anni, capivi il perché di quelle scelte, il perché insistere nel voler far conoscere una persona e non un’altra, cercare di tessere una tela di gente di buona volontá.

Calmo e compassato, vissuto in un momento storico particolare, per un cattolico di sinistra, in un paese che riscopriva la democrazia, e poi profondo conoscitore di un tema, la riforma agraria, che tanta pena e tristezza ci dà ancora oggi.

Con lui ho conosciuto Josuè de Castro, altro nordestino pulito, semplice e fermo nelle sue convinzioni, diventato per me un altro faro nella notte.

Ecco, voglio ricordarlo cosi, con questa sua forza di mettere assieme gente e idee, con quel sorriso e quel gesto, tanto brasiliano, da dirci ancora adesso: “ ta bom”

Mestre de vida (dedicado a Marcos Lins)

Encontrar-se por um acaso, sentindo porém de ter encontrado um pai espiritual que há tempos procurava.

Barba branca como Papai Noel, olhos vivos e vontade de escutar e de viver a vida, apesar dos tantos anos viajando pelo mundo, tendo que fugir daquele Brasil tão amado, com uma paixão intacta de ajudar os outros, de articular as pessoas, de aproximá-las....seguindo sempre um fio lógico condutor muitas vezes pouco claro a primeira vista.

Mas que depois, com o tempo, sobressaía e entendia-se finalmente o por quê daquelas escolhas, o por quê da insistência de querer aproximar pessoas específicas, e não quaisquer, mostrando uma sua atenção quase artesã: o cuidado de tear uma teia de pessoas de boa vontade, de boa fé, comprometidas com um ideal.

Calmo e comedido, viveu em um momento histórico particular, para um católico de esquerda, em um país que finalmente redescobria a democracia. Além de profundo conhecedor de um tema próximo aos nossos corações, a reforma agrária, que até hoje nos causa tanta pena e tristeza.

Com ele conheci Josué de Castro, outro nordestino limpo, puro, simples e firme nas suas convicções, e que também representa para mim um outro farol na escuridão.

Ecco, quero lembrá-lo assim: com sua força e fibra de juntar pessoas e idéias, com aquele seu sorriso e gestual, tão brasileiros, que até hoje nos diz: “tá bom”.

martedì 19 luglio 2011

Ne valse la pena?

Ecco l’articolo che avrei voluto leggere in questi mesi, proveniente dai movimenti sociali e ONG varie.

Cinque anni fa, mese più mese meno, arrivammo all’approvazione della Dichiarazione finale della Conferenza mondiale sulla riforma agraria e lo sviluppo rurale (ICARRD, www.icarrd.org). Una serie di principi chiari e di proposte di azione su alcuni degli aspetti più controversi dell’eterna questione dell’accesso alla terra, il tutto legato al tema dello sviluppo di quelle stesse aree e con una difesa chiara e forte dei diritti dei soggetti più deboli.

Cinque anni dopo, in questi mesi e settimane, la stessa organizzazione, lo stesso dipartimento, ha presentato, per discussione e negoziazione, una bozza di linee guida per la buona governance delle terre. Al di là di quel che sarà il cammino futuro durante le negoziazioni fra gli Stati membri (e dopo una settimana così intensa da necessitare una sospensione dei lavori), la vera questione che dovrebbe esser posta riguarda quella del titolo di questo post: ne valse la pena?
La lettura comparata dei due testi, la dichiarazione finale da un lato e la proposta per le VG come vengono chiamate, lascia chiaramente intravvedere una serie di similitudini di contenuti, con alcune piccole differenze. Riporterò solo il commento di un rappresentante di uno dei paesi membri che, in plenaria, ha detto: questo documento (riferendosi alle VG) non fa sognare, non propone una visione come era quello dell’ICARRD, è un passo indietro.

Cinque anni fa si arrivò ad un risultato molto positivo a detta di tutti, in primis i movimenti contadini, per il modo in cui fu organizzata e per la conduzione sapiente che seppe assicurare il tandem Filippino-Brasiliano fin dalle riunioni preparatorie. Il fatto che organizzazioni come la banca mondiale avessero deciso di non partecipare, quasi avessero paura di processi democratici non controllati da loro, non toglie (o forse proprio per quello) che si trattò di un risultato alquanto positivo.

Ricominciare lo stesso processo, con una spesa che alla fine supererà vari milioni di dollari, per ritrovarsi a negoziare parola per parola dei principi che erano già stati raggiunti, lascia molto perplessi. I Paesi membri sono soliti giudicare, periodicamente, quello che la FAO fa o non fa, ed è giusto così. Altrettanto corretto sarebbe poter riflettere assieme sul senso di operazioni come queste: perché mai paesi come la Germania e la Norvegia hanno sentito il bisogno, invece di appoggiare un processo democratico come fu quello dell’ICARRD, di rilanciare da capo una discussione che, nel migliore dei casi, porterà agli stessi principi della precedente? Dico nel migliore delle ipotesi perché è chiaro che il ruolo paritetico che le organizzazioni contadine si erano guadagnate durante l’ICARRD non potrà essere ripetuto nelle negoziazioni finali del testo che, per definizione, saranno guidate dai paesi membri e le loro delegazioni.

Riportare indietro le lancette dell’orologio. Ecco a cosa assomiglia questa operazione. Se va bene, e ovviamente lo speriamo di cuore, le negoziazioni in corso porteranno ad ottobre alla approvazione di un testo emendato e concordato, cinque anni dopo che gli stessi principi erano stati approvati a Porto Alegre. Verrebbe da dire che si sono persi cinque anni, anni nei quali sarebbe stato possibile agire, paese per paese, per testare e mettere a prova i principi per un accesso più democratico alla terra, per il rispetto dei diritti delle donne sulla terra e per i riconoscimenti dei diritti territoriali dei popoli indigeni.

Tutto questo non è stato fatto, per l’opposizione di paesi, del nord, che non hanno mai osato dire apertamente la loro paura di un processo che era stato troppo democratico per i loro gusti. Adesso riprendiamo gli stessi e ricominciamo. Tempo perso, soldi spesi per rifare le stesse discussioni e nel frattempo la riconcentrazione della terra va avanti, così come l’accaparramento delle terre.
Che poi tutto questo abbia trovato anche l’appoggio dei movimenti contadini, resta una domanda alla quale un giorno dovranno (forse) dare una risposta.

Cosa succederà una volta approvato questo documento, anche questo resta avvolto nella nebbia, dato che si è visto come le resistenze per tradurre in pratica questi principi fossero forti. Il rischio che il tutto si esaurisca nella negoziazione ed approvazione di un testo da mettere in bacheca esiste, come confermatomi in questi giorni da un delegato di uno dei paesi partecipanti alla discussione. Ritorneremo su questo tema a fine ottobre, dopo la sessione del Comitato di Sicurezza Alimentare che chiuderà questo tema ed allora gli scenari futuri saranno (forse) più chiari.

domenica 17 luglio 2011

L. 37: La briscola in cinque - Marco Malvaldi



2007, 163 p., brossura
Editore Sellerio Editore Palermo (collana La memoria)

La rivalsa dei pensionati. Da un cassonetto dell'immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima. Siamo in un paese della costa intorno a Livorno, l'immaginaria Pineta, "diventata località balneare di moda a tutti gli effetti, e quindi la Pro Loco sta inesorabilmente estinguendo le categorie dei vecchietti rivoltandogli contro l'architettura del paese: dove c'era il bar con le bocce hanno messo un discopub all'aperto, in pineta al posto del parco giochi per i nipoti si è materializzata una palestra da body-building all'aperto, e non si trova più una panchina, solo rastrelliere per le moto". L'omicidio ha l'ovvio aspetto di un brutto affare tra droga e sesso, anche a causa della licenziosa condotta che teneva la vittima, viziata figlia di buona famiglia. E i sospetti cadono su due amici della ragazzina nel giro delle discoteche. Ma caso vuole che, per amor di maldicenza e per ammazzare il tempo, sul delitto cominci a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare il gruppo dei vecchietti del BarLume e il suo barista. In realtà è quest'ultimo il vero svogliato investigatore. I pensionati fanno da apparato all'indagine, la discutono, la spogliano, la raffinano, passandola a un comico setaccio di irriverenze. Sicché, sotto all'intrigo giallo, spunta la vita di una provincia ricca, civile, dai modi spicci e dallo spirito iperbolico, che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico modellato dalla televisione.


vale quanto detto per l'altro: un posto in classifica Malvaldi se l'è guadagnato. Bravo!

L. 36: Sono venuto per servire - Don Andrea Gallo Loris Mazzetti



2010, 171 p., ill., rilegato
Editore Aliberti (collana Storie e personaggi)

Drogati di merda". Così Don saluta i suoi ragazzi che gestiscono l'osteria marinara A' Lanterna in via Milano dove si mangia un pesce da favola. "Solo io li posso chiamare così". Nel saluto c'è tutto l'affetto del mondo per i suoi giovani, per i tanti che sono passati dalla comunità di San Benedetto al Porto, che lui ha aiutato a uscire dal tunnel della droga e del malaffare. Don lo avevo incontrato altre volte, durante un dibattito o un suo intervento in qualche mia trasmissione. Le sue parole mi hanno sempre affascinato, non sono mai buttate al vento, hanno sempre un senso, ti rimangono dentro, ti fanno pensare. Quando è stato ospite a Che tempo che fa, mentre Fazio lo intervistava, io ero seduto dietro la scena, seguivo la ripresa attraverso un monitor di servizio, ascoltandolo pensavo: "Peccato che Don sia un prete, se fosse un politico, avremmo trovato il nostro leader". È facile fare il rivoluzionario con il fucile in mano, anche se a volte è inevitabile, soprattutto quando si lotta contro il dittatore o l'usurpatore. Di Andrea Gallo conosco quasi tutto e mi sono reso conto, studiando la sua vita, che è quella di un grande rivoluzionario non solo per il bene che fa, ma per la forza della sua parola, l'esempio dato dal suo modo di vivere, per la capacità di rendere semplice tutto quello che è complicato.

Una frase che mi è piaciuta:
Don Milani mi ha aiutato a capire che l'umanità si divide in due categorie: le persone che contano qualcosa e quelle che non contano. Quando si appartiene alla seconda, dopo un po' diventa naturale pensare di non contare niente. Questo non allevia la sofferenza.

Un'altra: domanda:Se tu fossi in possesso di una bacchetta magica e avessi la possibilità di far sparire un male, un difetto, un'ingiustizia, su cosa cadrebbe la tua scelta?
Non ci devo pensare tanto, perchè non ho dubbi. Farei sparire quello che io ho definito l'ottavo vizio capitale: l'indifferenza. A questo proposito Antonio Gramsci scrisse un testo nel 1917 che ritengo ancora oggi fondamentale:
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è èarassitismo, è vigliaccheria, non è vita.