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sabato 2 dicembre 2017

Ricetta Xuor: crepes


Ingredienti:
Farina (0, bio) 150 gr
2 uova
Birra (circa mezzo bicchiere)
Latte (a occhio)

Fare la fontana in una boule e aggiungerci le uova (foto 1)


Aggiungere la birra e incorporarla (foto 2)

A questo punto aggiungere il latte e battere con un frullino per evitare i grumi (foto 3) 

La consistenza è quella di una pastella non troppo liquida (foto 4)


Coprire e lasciare riposare fino al pomeriggio.

Quando la riprendete, se necessario, aggiungere un goccio d’olio di semi (dipende dalla consistenza) (foto 5)

Prendere una teglia con fondo antiaderente e, facendola scaldare, aggiungete un pezzetto di burro da spalmare col pennello (foto 6)

Prendere un mescolino di pastella (foto 7)


e metterlo nella teglia facendola roteare per coprire tutto il fondo in maniera omogenea e rapidamente (foto 8)


Lasciare cuocere un paio di minuti e poi prendere la crepe e girarla per far cuocere anche il sotto (foto 9)

Togliere dal fuoco e metterle su un piatto. 
Alla fine, per conservarle meglio ed evitare che secchino, chiuderle con una pellicola.

giovedì 30 novembre 2017

Summit Europa Africa: ancora una volta promesse che non potranno essere mantenute



Per la quinta volta la compagnia di giro si ritrova, questa volta in Costa d’Avorio, per mostrare quanto forte sia la preoccupazione degli europei nei confronti dell’Africa. Bene, bravi, applaudiamo e chiniamo la testa.

Teatro logoro, anche se questa volta c’era il nuovo Pinocchio francese che ha riempito di promesse peggio che se si credesse Babbo Natale.

Che l’Unione Europea cominci a sentire l’acqua che gli tocca il culo, è cosa assodata. L’equazione: più migranti uguale più voti all’estrema destra preoccupa molti paesi e molti governanti, ma soprattutto la solita cricca affaristica che nella “stabilità” garantita dai governi di grande coalizione trovano il terreno ideale per portare avanti i loro loschi affari.

Come al solito questi summit sono preparati in anticipo da una schiera di sherpa il cui unico interesse individuale è di farsi bello agli occhi del proprio padrone, per cui non uno solo di loro osa dire e scrivere e difendere le tesi che disturbano. In primis, come in tanti ci sforziamo di dire, nel mondo delle ONG, non certo nelle agenzie delle nazioni unite, il problema centrale delle terre e dell’acqua.

Il lento ma costante movimento in uscita dalle campagne africane ha una ragione di fondo che è legata a filo doppio alla volontà pervicacemente sostenuta dal mondo occidentale, di voler imporre dei sistemi di amministrazione fondiaria basati su codici (come quello napoleonico) estranei alle realtà locali. Il tutto per “modernizzare” ed “attirare” gli investimenti. I risultati ottenuti finora sono molto evidenti. Non riconoscere i vari sistemi di diritto consuetudinario e non farne la base per un sistema socialmente legittimo, ha aperto la porta a ogni sorta di avventurieri nascosti sotto bandiere di falso “investimento” e con l’unico risultato di aver cacciato via quantità immense di popolazioni rurali. Questo è un fenomeno partito da molto lontano, grazie alla benedizione della Banca Mondiale e di una schiera di intellettuali di terz’ordine ma titolati nelle grandi università occidentali; il tutto veniva a inserirsi sulla soperchieria coloniale di obbligare quei paesi a “specializzarsi” in produzioni che servivano solo a noi, paesi colonizzatori. Le grandi piantagioni di canna, di ananas, di caffè, cacao e tutto il resto hanno dato il la alla più grande e rapida distruzione di sistemi agrari millenari. Con l’accelerazione di questi ultimi decenni il messaggio che è arrivato nelle campagne è stato chiaro: dovete andarvene perché abbiamo bisogno noi delle vostre risorse.

Partiti nelle periferie urbane, ingrossate a dismisura, pian piano hanno iniziato una migrazione verso nord. Noi vediamo solo la punta dell’iceberg, che non potrà che aumentare nei prossimi anni dato che, da un lato, la demografia resta in crescita molto forte in quasi tutti i paesi africani e, dall’altro, l’assoluta incapacità delle nostre classi dirigente di capire che bisogna cambiare radicalmente il paradigma di sviluppo. Cacciare via i nefasti comandi della banca mondiale e azzerare quel mondo di intellettuali neoliberalismo che sognano di eliminare completamente le istituzioni democratiche per lasciar libero spazio al Dio mercato, spingere per dei cambi totali e radicali di classi dirigenti nei paesi africani (esattamente l’opposto di ciò che sta succedendo nello Zimbabwe) e promuovere quindi una filosofia che parta dalla loro storia e geografia. Riconoscere i diritti consuetudinari, riconoscere i diritti delle popolazioni pastorali, e accompagnarle nel loro sviluppo verso maggior democraticità interna in particolare nei confronti delle donne e dei più giovani.

Ovvio che tutto questo necessiterebbe una vera rivoluzione, che noi europei in promisi dovremmo fomentare. Una rivoluzione dal basso e contro gli interessi della finanza. Invece preferiamo far finta di nulla, occuparci dell’albero che ci nasconde la foresta.

Parliamo anzi blateriamo tanto sul problema dell’immigrazione: cose dette e stridette oramai da decenni, mentre una sana riflessione sulle cause profonde non viene portata avanti da nessuno. Quando abbiamo provato ad aprire quelle porte maledette, nella conferenza sulla riforma agraria e lo sviluppo rurale realizzata a Porto Alegre nel 2006, bastarono poche settimane per far sì che vari rappresentanti dell’unione europea, associati alla banca mondiale, facessero arrivare il messaggio ai piani alti della FAO che queste cose non s’avevano da dire e ancor meno da fare. La montagna partorì un topolino, delle direttrici volontarie che non hanno avuto assolutamente nessun impatto. La ruberia delle terre e dell’acqua continua, i vari landlord nazionali (politici, generali e quant’altro) e internazionali (fondi pensione, imprese private e pubbliche) non sono mai stati felici come adesso: privatizzano (a loro beneficio) le risorse e socializzano i costi, a carico della società e di quei poveracci a cui non resta altro che camminare e partire.

Ce ne fosse uno dei gaglioffi che ci governano che osasse spiegare quale sarebbe la teoria che hanno in mente per fermare questi (e i futuri) flussi in modo strutturale. A parte costruire barriere, magari sparargli come sognano quelli della Lega, non si sa cosa fare. Si discute di integrazione e di quote paese, mentre alla porta abbiamo flussi che saranno dieci e cento volte più grandi. Noi continuiamo a distruggere casa loro, ma la demografia ci dice che fra pochi decenni raddoppieranno, per cui saranno sempre di più a partire e, per ovvie ragioni geografiche, verranno qui.

Continuare ad appoggiare queste classi dirigenti vuol dire rendersi complice di questa distruzione di massa: il fatto che sia spalmata in lungo lasso di tempo non toglie che sia una distruzione di massa. Gli unici a trarne beneficio sono le grandi industrie (minerarie, petrolifere,…estrattive in genere) e tutti i parassiti che vivono delle mazzette estratte da quei forzieri. Tutto quel capitale viene poi riciclato dalla finanza internazionale, che ne studia ogni giorno una nuova per affondare ancor più rapidamente qui poveracci, l’ultima è l’idea (incredibilmente appoggiata dalle nazioni unite) di metterci sopra anche le assicurazioni private. Peggio che andar a giocare alle tre carte con quei tipi che girano negli autogrill: se uno pensa che un poveraccio del Malawi possa guadagnarci contro gli assicuratori europei tipo AXA e Allianz, allora vuol dire che crede ai miracoli. Io no, e mi batto contro tutto questo.


Stasera il circo di Abidjan chiude, ognuno è già partito a farsi fotografare con qualche start-up che crea lavoro per una-due persone e per far vedere che i nostri soldi servono a qualcosa. Finite le foto è ora di riprendere l’aereo. Si rientra più velocemente. Di sicuro più velocemente di sei poveracci che marciano a piedi. Ma ricordatevi, chi va piano va sano (magari non in questo caso) ma va lontano (anche se ne ammazzano tanti prima). Arriveranno, …. tenetelo a mente. Continuate a votare questi partiti e saprete di cosa diventata co-responsabili.

Ricetta Xuor facile: Ananas flambé



Tagliare la testa e la coda dell’ananas. Pelarlo e poi col coltello togliere gli occhi (foto 1)

Tagliarlo a fette di 7-8 mm e togliere la parte centrale più legnosa (foto 2)

Imburrare una pentola antiattacco (foto 3), 

metter dentro tutto l’ananas tagliato (foto 4)

Aggiungere un po’ di zucchero (3 cucchiaiate - dipende da quanto dolce è l’ananas) (foto 5)

E poi flamber con rhum oppure, non avendolo - come nel nostro caso, con Brandy Stravecchio (foto 6)


A quel punto potete mangiarvelo anche caldo, oppure se volete lasciarlo in frigo, anche la mattina dopo a colazione. Miamm!!!!

mercoledì 29 novembre 2017

Recette Xuor Tradition : Croque Monsieur

Recette Xuor Tradition : Croque Monsieur

Ingredienti:

Pane da toast (noi siamo passati al pane integrale, il gusto ci guadagna)
Sottilette
Prosciutto cotto (consigliato il Gran Biscotto)
Panna liquida
Groviera e parmigiano grattugiati
Pepe
Burro

Spalmare un po’ di burro sul pane (foto 1)

Disporre una sottiletta (o due, secondo i gusti) su ogni toast e successivamente il prosciutto (foto 2)

In una scodella mettere il formaggio grattugiato, aggiungendo parecchio pepe e la panna (foto 3)

Chiudere i toast (foto 4) 


e spalmare sopra la panna mescolata con il formaggio (foto 5)

Infornare a 180 gradi (noi mettiamo carta forno sulla teglia) per circa 15 minuti (meglio sorvegliare che non brucino…)


Per accompagnare, una insalatina verde…

lunedì 27 novembre 2017

2017 L47: Massimo Montanari - Il riposo della polpetta

Laterza, 2011

La cucina non è solo il luogo in cui si progettano sopravvivenza e piacere. La cucina è anche il luogo ideale per allenare la mente… Il riposo della polpetta è come il riposo dei pensieri: se aspetti un po’, vengono meglio.
Perché il pane è un simbolo di civiltà? Cosa può insegnarci la pasta sul rapporto tra forma e sostanza? Che cosa significa dividere le carni, e non poter dividere la minestra? Ricercare la ricetta perfetta è ideologicamente corretto? Le ricette di cucina hanno qualcosa in comune con le ricette del medico? Perché al barbecue cucinano sempre i maschi? I piccoli gesti della vita quotidiana hanno un senso quasi mai banale. Aiutano a riflettere su quello che accade ogni giorno intorno a noi, sul nostro rapporto col mondo, con gli altri, con noi stessi. «Un’idea a cui sono particolarmente affezionato», scrive Montanari, «è che le pratiche di cucina non solo costituiscono un decisivo tassello del patrimonio culturale di una società, ma in molti casi rivelano meccanismi fondamentali del nostro agire materiale e intellettuale. La cucina può così essere assunta come metafora della vita — a meno che non ammettiamo che la vita stessa sia metafora della cucina».
Dopo Camporesi, Montanari resta il migliore per raccontarci queste storie attorno al cibo.

domenica 26 novembre 2017

Un domani fatto di nulla



Già a maggio si cominciava a respirare aria di elezioni. La Repubblica, per mettere le mani avanti, individuò sei riforme da non tradire:

“Ci sono l'attesissima legge sul biotestamento; quella sulla cittadinanza, ferma al Senato dalla fine del 2015; l'introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura; l'approvazione del nuovo codice antimafia; la legalizzazione della cannabis e infine la riforma del processo penale.”

Siamo a fine novembre, legislatura agli sgoccioli e nessuna di queste riforme naviga in buone acque. Questo di fatto sarà il lascito di questo governo e della maggioranza (PD, Alfano, Verdini…) che l’appoggia. Un nulla che ha avuto la fortuna di incrociare una mini congiuntura internazionale favorevole per cui anche le previsioni di crescita nostrane sono passate al segno positivo. Messa da parte questa casualità, la navigazione continua a vista, con le consuete lotte interne ai vari partiti e movimenti e con la gente normale che oramai ne ha le tasche piene di questo sistema politico per cui, per il momento, si limita a disertare in maniera crescente gli appuntamenti elettorali, ma che in un prossimo domani potrebbe anche prendere derive di altro tipo.

Lo Stato latita a tutti i livelli, i servizi di base sono sempre più malmessi,  non parliamo dello stato delle infrastrutture pubbliche, delle non-ricostruzioni nelle zone dei terremoti, il disinvestimento nella scuola, insomma un panorama che ci porta ogni giorno di più ad avvicinarci a quei derelitti paesi dell’Est ex-sovietico. Chi ci sia stato in questi anni, fatte poche eccezioni in alcuni grandi centri, si è sempre portato a casa una impressione di fondo di un degrado tremendo, dentro un’architettura sovietica che schiaccia gli esseri umani, un disinteresse totale per qualsiasi cosa sia “comune”, e per una rabbia che senti crescere. Partiti e movimenti di estrema destra sono stati i più svelti a proporre di incanalare tutto questo dentro i soliti schemi razzisti. Un nemico grosso, facile da individuare e poco importa che sia colpevole di qualcosa o meno. Resta che l’operazione si sta dimostrando vincente, e tutto lascia pensare che l’estrema destra aumenterà ancora nei prossimi anni, fino a tornare al potere.

Da noi come al solito, figli e nipoti dell’esegeta con la gobba, si tira a campare. Come diceva il Gobbo di stato, sempre meglio tirare a campare che tirare le cuoia, ma qua i confini si fanno ogni giorno più labili.

In tanti fanno a gara per suggerire al PD e agli altri partiti e movimenti di sinistra quale sarebbe la strada maestra per evitare l’irrilevanza alla quale sembrano destinati. Pochi sembrano ricordare come il PD sia il partito dei 101 traditori che affondarono la candidatura Prodi alla presidenza della repubblica. Un partito, e un leader, imbevuti di narcisismo, senza più nessuna base di valori da difendere, e senza nessuna capacità vera di autocritica. Il treno, forse l’ultimo, che abbiamo visto passare e che avrebbe potuto portare a pensare dialogo e negoziazione di un altro tipo anche con i 5S, è passato al momento dell’ultima elezione del presidente. Qualcuno si ricorderà che i 5S avevano proposto Stefano Rodotà come candidato, una persona stimata da tutta la sinistra e non solo, che avrebbe potuto dare un senso e ridare credibilità a istituzioni sempre più latitanti. Il PD nemmeno per un momento pensò a fare un passo di lato, dicendo al suo candidato di lasciar spazio a Rodotà, grande vecchio del partito comunista e leader indiscusso di tutti quei movimenti che si rifacevano al tema dei beni comuni. Prodi volle giocarsela, così si chiusero tutte le porte possibili con i 5S, Rodotà venne tagliato fuori e con lui tutti quelli che ancora avevano una speranza di un futuro migliore.

Poi è andata come è andata, adesso ci ritroviamo Mattarella, Renzi che cerca di giocare le sue carte da dietro, l’MDP che se ne è andato e che cerca di rimettere in piedi i cocci di quella sinistra movimentata fuori dal PD. Pisapia non sa da che parte andare, ma insomma, è molto probabile che questi due blocchi, PD da un lato, con appoggio di una parte della destra (Alfano) e il MDP e alleati dall’altra, perderanno le elezioni ma soprattutto avranno dimostrato che con queste persone ai comandi non si può sperare altro. Grandi leader a sinistra non ce ne sono. In Francia per anni ci si trastullò con il gran rifiuto di Jacques Delors che a fine 1994 decise di rinunciare a correre per le presidenziali del 1995, poi vinte da Chirac. Il partito socialista non si rimise mai da quella scelta e abbiamo visto come è andata a finire quest’anno. 

In Italia avevamo avuto LA grande occasione quando Cofferati riuscì a portare 3 milioni e mezzo di italiani in piazza contro il governo Berlusconi nel 2002. Tutto il sindacato era con lui e molti dei quadri alti del Partito; insomma tutti aspettavano il gran salto, cioè la dichiarazione di andarsene dal PD per fondare il Partito del Lavoro. Cofferati non lo fece, e ancora oggi chi ha lavorato con lui si mangia le dita. Fu paura o cosa? Non lo sapremo, ma resta il fatto che persa quell’occasione siamo andati verso scelte sempre meno chiare trasformando un patrimonio di idee e valori in un feudo di galli disposti a tutto pur di far fuori gli altri. 

Persino l’Unione Europea, con un ritardo che molti commentatori oggi indicano di quasi trenta anni, si è finalmente accorta che sul tema africano bisogna fare qualcosa di diverso e di più forte. L’analogia è sempre il piano Marshall, vedremo (e torneremo a parlarne) nei prossimi giorni. Dicevo che persino l’UE ci arriva, mentre i nostri galli nostrani sono troppo impegnati per darsi battaglia che per avere tempo per studiare e dire qualcosa su questi temi internazionali.


Non ci resta che sperare che si acceleri il movimento di uscita generazionale, che si chiuda l’esperienza di questa sinistra incapace di pensare, sofferente di afasia e sempre più lontana. dal cuore delle gente comune.   

Ricetta Xuor: Terrine de sanglier

Terrine de sanglier

Autant de viande de sanglier que de porc (grosso modo 150-200 gr chaque) et la même quantité de poitrine fraiche.

Faire mijoter la viande de sanglier une nuit dans du vin rouge avec du laurier, oignon et carotte.

Passer tout au hachoir avec la grille fine, ajouter 10 cl de cognac et au moins 4 cuillères à soupe de la marinade, du thym, 2 grosses échalotes coupées finement, des morilles, un oeuf pour lier et on mélange le tout.

Sel: 12 gr par kilo de viande (attention une pas exagérer) 
Poivre: 3-4 gr par kilo

Test: tu mets un peu de mélange à cuire pour tester l’assaisonnement.

Mettre le tout dans une terrine (avec couvercle)  en céramique et faire cuire au four à bain marie pour 2 heures, 2,30.


Laisser refroidir, et ensuite au frigo pour 2-3 jours avant de la consommer.