Marsilio Editore, 2012
Descrizione
Fjällbacka sta per lasciarsi alle spalle un altro dei suoi lunghi inverni silenziosi, e nella Giunta cittadina c'è chi è ansioso di attirare l'attenzione sul piccolo centro della costa. Quale occasione migliore di un reality show, con telecamere piazzate dovunque a riprendere luoghi e persone che entreranno nelle case di decine di migliaia di telespettatori? La proposta è approvata, i riflettori puntati, ma l'arrivo del cast crea non poco scompiglio, tanto più che il produttore, consapevole che gli scandali aumentano l'audience, si diverte ad alimentare le tensioni tra i concorrenti. Ma il trambusto mediatico rischia di assorbire anche le risorse della polizia, e il vicecommissario Patrik Hedström, già distratto dai preparativi per il suo matrimonio con Erica, è in affanno: le indagini su una donna morta in circostanze sospette vanno a rilento. Cercando faticosamente di mettere insieme i pezzi di un caso dai mille colpi di scena, tra minacce, segreti e sterili menzogne, Patrik trova un diario e vecchi ritagli di giornale che potrebbero contenere indizi preziosi. E anche un collegamento con un caso molto simile avvenuto solo qualche anno prima. Non gli resta che insistere, per arrivare ad aprire una breccia nel muro di silenzio che la piccola comunità di Fjällbacka erge a difesa della propria immagine, che vuole conservare irreprensibile.
commento: sarà che da quando mi sono messo a scrivere sono diventato anche più difficile ma questo libro mi è sembrato come il clima dei paesi scandinavi... nuvoloso, con alcuni sprazzi interessanti, tipo la storia del commissario e della sua fidanzata... la storia in sè è interessante ma non mi ha scaldato il cuore come speravo... non sono sicuro entri nella Top...
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venerdì 7 dicembre 2012
martedì 9 ottobre 2012
2012 L48: Mario Vargas Llosa - La città e i cani
Einaudi, 1998
Per lo scrittore peruviano, il momento della crisi avvenne quando il padre, che osteggiava violentemente la sua passione letteraria, decise di affidarlo a un istituto gestito da militari, famoso per la sua durezza: il Collegio Leoncio Prado, a Lima. Racconterà Vargas Llosa: "Per me fu come scoprire l'inferno, ma fu lì che cominciai a scrivere. Fui costretto a coltivare la mia passione in segreto: ma fu per me come uno sfogo alla rivolta che nutrivo contro il Leoncio Prado". In questo romanzo, che vuole essere una metafora della violenza contemporanea, l'autore torna alla dolorosa esperienza nel collegio.
Fin troppo facile: un vero capolavoro. Nulla da aggiungere. Vargas Llosa può non piacere politicamente (e io sono tra quelli), ma è uno che meriterebbe due Nobel.... ovviamente sarà nella Top dei top.
lunedì 24 settembre 2012
2012 L44: H.R.F. Keating: L'inspecteur Ghote tire un trait
Livres de Poches, 1992
Une très grande et belle demeure, quelque part dans les plaines écrasées de chaleur de l'Inde profonde. L'inspecteur Ghote de la PJ de Bombay est chargé d'enquêter sur les menaces de mort adressées au maître de maison, Sir Asif Ibrahim, ancien juge du temps du Raj britannique, vieillard revêche,...
Un altro libro che riposava nella biblioteca da parecchi anni. Manco ci ricordiamo chi l'abbia comprato; prima volta che leggo questo autore e prima storia di questo ispettore Ghote. Storia lenta, ritmi indiani o comunque da paesaggi canicolari. Sulla stratificazione della società indiana nulla di nuovo, ma può sempre essere una lettura piacevole, nei lunghi momenti nelle hall degli aeroporti.
2012 L43: Michael Crichton - Casi di emergenza
Garzanti - Gli elefanti
1995
I racconti che hanno ispirato la serie televisiva «E.R. Medici in prima linea»
Primo libro di Crichton recensito in questo blog. Altri, come Congo, li ho letti secoli fa... Questo mi incuriosiva per il fatto di aver dato il la alla serie di ER e difatti si vede la futura struttura televisiva già chiara nel libro. In realtà il libro è più didattico della televisione. Qui Crichton usa i casi per farci riflettere sulla medicina, la sua evoluzione e il senso di questa evoluzione, dei costi, delle attese e dei risultati. La televisone ne ha fatto una cosa diversa, bella da vedere ma non rispondente a questa riflessione iniziale. Sarebbe stato interessante occuparsi anche di queste dimensioni, che fanno si che il libro, anche se letto adesso e scritto nel 1970, è ovviamente molto datato.
sabato 15 settembre 2012
2012 L41: Arnaldur Indridason - La rivière noire
voilà ce qui en dit Telerama:
La Rivière noire est le septième roman traduit en français d'Arnaldur Indridason, écrivain islandais désormais vedette internationale.
Cette fois, point de commissaire bougon. Indridason a envoyé son comparse en vacances... pour le plus grand bonheur de son équipe qui respire un peu, mais pas longtemps. Un jeune type est découvert égorgé. La gourmande Elinborg, inspectrice talentueuse, épouse et mère parfaite, en outre auteur de livres de recettes de cuisine, prend l'affaire en main.
Viol, drogue, vengeance, folie meurtrière, tous les ingrédients sont là pour faire de cette Rivière noire un bijou de la littérature policière. Arnaldur Indridason, qui sait si bien mettre en lumière les résonances entre passé et présent, s'est glissé dans la peau d'une femme flic pour aborder les violences sexuelles, les violences familiales, et leurs lots de silences, de secrets trop lourds.
A me è piaciuto parecchio, ance più de la femme en vert. La prima volta che Erlendur non c'è e l'indagine la porta avanti la sua aiutante. A volte sono sempre tagliati con l'accetta e forse la fine poteva essere un po' più dettagliata, col padre e la figlia che escono dalla prigione così, in due righe.. e tutto il loro dolore viene lasciato così, per aria. Vabbè, mettiamolo fra i candidati alla Top...
domenica 9 settembre 2012
2012 L40: Arnaldur Indridason - La femme en vert
Editions Métailié, 2006
Le commissaire Erlendur et ses adjoints sont appelés sur un chantier après la découverte d'ossements humains, un homme et un nourrisson, enterrés là à la fin de la Seconde Guerre mondiale. Pendant ce temps, Eva, la fille d'Erlendur, appelle son père au secours. Il la retrouve à grand peine dans le coma et enceinte. Le bébé ne peut être sauvé. Erlendur va à l'hôpital tous les jours rendre visite à sa fille inconsciente et lui raconte son enfance à lui et la disparition de son frère mort de froid dans une tempête de neige.
Storia cupa, sulla violenza coniugale in uan Islanda che Indridason ci dipinge sempre più nera. Il rapporto con i figli e con la ex moglie contribuiscono a questo panorama duro, che non ti invita certo ad andare a conoscere. Interessante l'approfondimento storico, la storia in sè magari non è proprio la migliore a mio giudizio; l'accanimento con cui il commissario e i suoi aiutanti si buttanto sul caso sembra quasi voler dire che non hanno granchè altro da fare. La situazione di violenza descritta nel libro, comparata con quelle odierne che il commissario trova negli edifici frequentati dalla figlia, nel sottomondo di drogati e lumpen, da un messaggio di continuità, come se quella storia vecchia in realtà fosse ancora parte di un quotidiano di violenza molto attuale. Speriamo di no, per le donne islandesi ...
Candidato alla top ten, poi vedremo...
domenica 2 settembre 2012
2012 L39: Lean-Cristopohe Rufin - Le parfum d'Adam
Folio- Gallimard
Juliette est une jeune militante écologiste, fragile et idéaliste. Elle participe à une opération commando pour libérer des animaux de laboratoire. Cette action apparemment innocente va l'entraîner au cœur d'un complot sans précédent qui, au nom de la planète, prend ni plus ni moins pour cible l'espèce humaine. L'agence de renseignements privée «Providence», aux États-Unis, est chargée de l'affaire. Elle recrute deux anciens agents, Paul et Kerry, qui ont quitté les services secrets pour reprendre des études, l'un de médecine, et l'autre de psychologie. Leur enquête va les plonger dans l'univers terrifiant de l'écologie radicale et de ceux qui la manipulent.
Strano che si trovino così pochi commenti su questo libro di Rufin. Allora, diciamo la nostra. Con Rouge Brésil e l'Abissino ci aveva abituati forse troppo bene. Qui la scrittura è un po' scesa di qualità, tutta presa sembra dall'euforia di portarci nel mondo dell'ecoterrorismo. Gli attori, alcuni, mi lasciano un po' esterefatto, soprattutto i due supereroi, che sembrano tagliati con l'accetta per un pubblico da giornaletti, americani. Semplici semplici, si amano troppo per stare assieme così che, se le condizioni sono riunite, come amano dire, si ritroveranno assieme.. il tutto per stringersi ogni tanto, con molto affetto e buonanotte. Sembra un pudore esagerato, neanche avesse scritto il libro per ragazzi quindicenni. Poi la francesina un po' sconvolta che va su e giù con i suoi salti d'umore ma alla fine, grazie all'aiuto dello storpio, fa il gesto inaspettato e supercoraggioso.
Mah. Per leggerlo, si legge bene, ma insomma, come dicevo all'inizio, da uno che sta all'Accademia di Francia credo ci si possa aspettare di meglio.
lunedì 27 agosto 2012
2012 L38: Giovanni La Varra - Case Minime
2012, Editore Robin (collana I libri da scoprire)
Milano, 2011. Centinaia, migliaia di appartamenti vuoti nelle case popolari. E una società immobiliare che li deve schedare. Per questo assolda studenti della facoltà di architettura. Sergio e Mattia hanno 22 anni, ancora tanti esami da dare e molto tempo libero. Ekaterina è a Milano solamente per un anno, viene da lontano e prima o poi ripartirà. Ma tutte queste case vuote sono anche una possibilità di autonomia e libertà, un'idea da abitare. In poche parole, un progetto. "Case minime" è una storia che ruota attorno ai monumenti involontari della Milano del Novecento: la Montagnetta di San Siro, il Gallaratese, il Gratosoglio. Monumenti della città e del tempo in cui siamo cresciuti.
Letto con piacere questo primo libro di Giovanni. Ho conosciuto poco Milano, ma quelle difficoltá di crescere che Sergio si porta dietro sono parte di un passaggio che ci ha riguardato tutti. La storia in sé sembra un po' per aria, quasi autobiografica; si sente dietro un amore per queste piazze e questa cittá che trasuda spesso, al di lá delle critiche ai cantieri aperti e a una sorta di disinteresse della Politica per pensare la cittá. Penso Giovanni volesse farci capire come tutti prima o dopo passiamo un momento un po' per aria (chissá poi se quel Professor Tosi con le sue scampagnate non volesse essere un riferimento autobiografico al Giovanni professore lui stesso..); poi capita l'occasione di uscirne fuori e a volte uno la prende al volo (in questo caso il treno per Bruxelles) oppure no, come Mattia che resta lí a continuare a cincischiarsi per il futuro.
Sarebbe interessante vedere cosa gli succederá a questo Sergio adesso che ha l'occasione di diventare grande, e di pensare con la sua testa cosa vuol far da grande.... alla prossima Giovanni...
venerdì 24 agosto 2012
2012 L 37: Frédéric Lemaître - Demain, la faim!
Grasset, 2009
Les émeutes de la faim, qui avaient marqué le début de l'année 2008, "n'ont été que le révélateur d'un problème qui a toutes les chances de s'aggraver", nous rappelle Frédéric Lemaître, éditorialiste au Monde. Car l'agriculture est à bout de souffle et le monde va au devant de graves déséquilibres entre offre et demande, comme le démontre ce petit livre simple, efficace et documenté. Nous sommes désormais confrontés à la rareté de la terre, de l'eau et de l'énergie. L'exploit qui avait consisté, depuis les années 1960, à écarter le spectre de la famine dans un monde toujours plus peuplé - sans pour autant éradiquer la faim - ne pourra pas être réédité demain. A moins de réinventer un autre modèle dont la productivité ne sera plus fondé sur la chimie et l'élimination des plus faibles, mais sur un usage durable de la nature et un partage des ressources.
C'est moins un problème d'argent que de mise en place de politiques agricoles et alimentaires au service de tous. mais aussi de révision de nos modes de consommation, souligne l'auteur. Qui espère que la crise actuelle sera une occasion de remettre en question nos pratiques, sans quoi "les apôtres de la décroissance finiront par avoir raison: le monde deviendra invivable". A lire, entre autres, les pages - remarquables - consacrées à l'appropriation de terres dans les pays du Sud par nombre d'Etats et d'entreprises privées, il y a urgence.
Libretto di semplice lettura, utile per ricordarsi a quale gioco stiamo giocando e verso quali orizzonti ci si muove.
Potrebbe trovarsi nella top dell'anno, per ragioni di memoria storica.
mercoledì 22 agosto 2012
2012 L36: Laurent Binet - HHhH
Edition Grasset
Le titre renvoie au surnom de Reinhard Heydrich, chef d'Eichmann et bras droit d'Himmler : Himmlers Hirn heisst Heydrich / le cerveau d'Himmler s'appelle Heydrich. Heydrich qu'on surnommait aussi la « bête blonde », le « bourreau de Prague », « l'homme le plus dangereux du IIIè Reich ».
Prix Goncourt du Premier Roman
Libro strano. Una critica del romanzo che sta scrivendo, prendendo la libertà di criticare altri scrittori, uno fra tutti Littel e le sue Bienveillantes. Questo passaggio mi ha lasciato perplesso, ma lasciamo perdere, diritto dello scrittore. La storia nella storia è un modo simpatico e probabilmente unico nel suo genere. L'effetto è un po' bizzarro, piace ai francesi ma non sono sicuro che abbia lo stesso effetto da noi. Traspare un amore fortissimo per Praga che però, secondo me, è raccontata troppo in fretta.
A volte ironico e a volte un po' lezioso, ti lascia in bocca l'idea di un esercizio di stile, ben riuscito, ma comunque una specie di esercizio in vista di una futura scrittura. Difficile da giudicare, ma fra questo e le Bienveillantes, resto con Littel.
A memoria futura ricordo una citazione di Flaubert: Nous valons plus par nos aspirations que par nos oeuvres. Questa rischiate di ritrovarla nel prossimi libro verso 2014 o giù di lì...
Ce ne sarebbe anche un'altra, di Barthes: Surtout, ne cherchez pas à etre exhaustif (su questo computer ho sempre un problema d'accenti..
giovedì 9 agosto 2012
2012 L35: Jared Diamond - Collasso
2005 Einaudi (collana Saggi)
Nessun dubbio che sará in alto nella classifica di quest'anno
La recensione che ne ha fatto L'Indice mi trova completamente d'accordo:
Recensione de L'indice
Non c'è illusione più tremenda di questa che viviamo noi occidentali benestanti in quella parte minoritaria del mondo che definiamo più avanzata e più sviluppata. Qui, nei nostri rifugi, sembra che le risorse e l'energia del pianeta possano durare molto a lungo, se non per sempre; qui da noi non ci si preoccupa affatto di sprecare energia, acqua, cibo o merci, perché tanto ce ne saranno in abbondanza anche domani. Dalle nostre parti si pensa - quando ci sentiamo proprio munifici - che il nostro livello di vita potrà essere comodamente esportato anche dove altri esseri umani stanno morendo letteralmente di sete o di fame. Che è solo una questione di tempo, di tecnologie innovative, di progresso scientifico e culturale, al limite, di buona volontà, ma che, prima o poi, il tenore di vita medio aumenterà nei paesi in via di sviluppo e che non ci saranno conseguenze per l'ambiente o per le società del pianeta. Questa illusione è frutto di un tragico errore di prospettiva, le cui ragioni sono scandagliate a fondo da Jared Diamond in un libro immancabile che suscita continue domande, ma che ha il pregio di fornire anche alcune risposte.
Dopo essere stati investiti dagli ambientalisti scettici - che ci mancavano allo stesso modo degli atei devoti - e dovendo ogni giorno combattere una battaglia estenuante contro i luoghi comuni e l'ignoranza nel campo della storia naturale, Collasso pone una pietra miliare che non potrà essere ignorata. Diamond ci costringe a pensare che il mondo di oggi è il nostro polder e che è minacciato seriamente dalla distruzione degli habitat naturali attraverso la deforestazione, la distruzione delle barriere coralline e l'eliminazione delle zone umide (ma non erano da glorificare le bonifiche?). Che stiamo rapidamente esaurendo le risorse materiali ed energetiche perché ci siamo sempre comportati come se fossero infinite e che non sappiamo gestire bene neanche quelle rinnovabili, a partire da quelle ittiche, per non parlare delle foreste e dell'acqua. Che distruggiamo la biodiversità del pianeta a un ritmo impressionante e che ci giustifichiamo paragonando l'insetto al fondamentale ruolo che invece avrebbe l'essere umano: quante volte si rimprovera di scegliere il panda piuttosto che il bambino, senza comprendere che tutte le specie naturali selvatiche - anche quelle apparentemente inutili (aggettivo di cui mi sfugge il significato) - forniscono servizi impossibili da ottenere per altra via. Che perdiamo suolo utile ignorando che per formarne qualche centimetro ci vogliono secoli o che inquiniamo le acque e rubiamo tutta l'energia che il sole mette a disposizione per la fotosintesi. Che l'inquinamento industriale fa soprattutto male a noi e che la terra continuerà a vivere egregiamente anche dopo che l'ultimo essere umano sarà morto avvelenato. Che provochiamo un cambiamento climatico magari non dissimile da quelli del passato, però a una velocità insopportabile per il pianeta. Che la popolazione umana aumenta senza limiti, ma che soprattutto cresce continuamente il nostro impatto sull'ambiente e che ciò è dovuto essenzialmente all'aumento degli standard di vita nel Terzo Mondo.
È un'illusione che nessuno vuole disvelare: questo pianeta non può garantire a tutta la popolazione umana gli stessi livelli di benessere delle nazioni più avanzate, per il semplice fatto che la terra hanno smesso di crearla da un bel po'. Basterebbe che i cinesi raggiungessero gli standard di vita statunitensi per raddoppiare l'impatto ambientale degli umani, ma oggi stesso, non domani. Come a dire che da noi possiamo permetterci due automobili a testa solo perché altri venti individui vanno in bicicletta, che possiamo consumare bistecche solo perché altri muoiono di fame e che - in definitiva - respiriamo bene perché qualcun altro boccheggia. Diamond sostiene che la crescita dell'uomo moderno non è più tollerabile, con buona pace della famosa espressione ossimorica "sviluppo sostenibile": se questo equivale al consumo non ci sarà alcuno sviluppo sostenibile e tutte le bombe a orologeria prima menzionate esploderanno. Ma - si sente dire - le preoccupazioni ambientali sarebbero un lusso, dimenticando che, in realtà, un ambiente danneggiato costa già enormi somme di denaro, molto maggiori di quelle che occorrono per prendersene cura. Oppure che la tecnologia risolverà i nostri problemi, quando da sempre ne produce molti di più di quelli che non risolve: per quale ragione da domani dovrebbe funzionare meglio?
È che continuiamo a giudicare il nostro benessere dall'ammontare del conto in banca, tralasciando di rendere conto delle spese, e dimenticando la lezione delle antiche civiltà declinate improvvisamente al loro apogeo. In più si rimproverano gli ambientalisti di fare allarmismo, come se si dovesse abolire il corpo dei vigili del fuoco solo perché quell'anno non si sono verificati incendi o perché alcune chiamate si sono rivelate falsi allarmi. Oppure ai paesi del Terzo Mondo di non fare abbastanza in termini di salvaguardia ambientale, come se i gravi problemi ecologici del pianeta non avessero un nome e un cognome ben precisi. Scrive alla fine Diamond: "Ridurre il nostro stile di vita spontaneamente è inverosimile, ma è nello stesso tempo la soluzione meno irrealistica fra tutte le altre che prevedono la nostra sopravvivenza". Non più sviluppo, ma decrescita sostenibile, insomma, che solo a nominarla qualsiasi economista viene preso da orticaria.
Il riesame delle civiltà del passato e dei tanti casi di collasso imprevisto - insieme ai pochi casi di successo - permette a Diamond una prospettiva temporale profonda e ricca, dai Maya al futuro, stendendo il medesimo lunghissimo filo del rapporto malsano di Homo sapiens con il mondo naturale, non trascurando i fattori economici, sociali e psicologici, ma riconducendo al rapporto con il sistema terra l'origine vera dei mali dell'umanità. Qual è in fondo la vera differenza fra gli animali non umani e noi? La domanda non viene posta esplicitamente in Collasso , ma traspare da tutte le righe del libro, tanto che viene il dubbio se la risposta sia stata data per scontata o volutamente sottaciuta. Che nessuna società animale ha mai fatto - in quattro miliardi e mezzo di anni, si sia trattato di batteri o dinosauri - del profitto la propria ragione di esistenza. In natura non esiste capitalismo, e le popolazioni animali che si mettono in contrasto con il pianeta non vengono premiate dall'ambiente e trovano un freno nei vincoli naturali. In natura non c'è altro che selezione naturale e sopravvivenza del più adatto - che ci piaccia o no - e tutti hanno coscienza o istinto del limite delle risorse: non c'è accumulo in natura, se non per la stretta necessità stagionale. L'illusione che noi umani potremmo sfuggire a questa legge è solo la più pericolosa che possiamo coltivare.
http://www.ibs.it/code/9788806176389/diamond-jared/collasso-come-societa.html
Per i lettori anglofoni segue commento da http://www.socialactionaustralia.org/2008/06/18/jared-diamond-on-australia%E2%80%99s-sustainable-population/
Prof. Diamond has since published Collapse: How Societies Choose to Fail or Survive (Penguin, 2005: 574 pp)
which includes a chapter, Mining Australia (38 pp) deserving the most serious consideration by any Australian government, regardless of its party political social theories. In this tour de force, he reviews the reasons for the disintegration of cultures with legacies of abandoned ruins in Norse Greenland, Anasazi Chaco Canyon, Rapa Nui (Easter Island) and other Pacific Islands, in Mayan Yucatan, and elsewhere. These reasons - mainly overpopulation and irrational actions driving local environmental degradation - have also played their part in modern tragedies including the Rwandan genocide and the impoverishment of nations such as Haiti, while neighbour states (eg. Dominican Republic) prosper. The prospects for nations including China, the United States, and others subject to environmentally disastrous values, with failure to recognise or anticipate the consequences of irrational political policies and unsuccessful remedies, are comprehensively brought into focus.
He sees Australia, not as a nation facing imminent collapse, but as the first world’s miners’ canary: a developed country facing a rapid decline in living standards as its burgeoning population outstrips its rapidly degrading natural resource base. After consulting widely with government authorities, academics (including Tim Flannery) and grassroots farmers, graziers, and Landcare-type groups, Jared Diamond compares us with other nations, past and present. He details our problems of soil fertility and salinization, land degradation, diminishing freshwater resources, distance costs, over-exploitation of forests and fisheries, importation of inappropriate European agricultural values and methods and alien species, trade and immigration policies. He concludes that the mining of our natural resources - their unsustainable exploitation at rates faster than their renewal rates since European settlement began - gives us the dubious distinction of ”…illustrating in extreme form the exponentially accelerating
“horse race” in which the world now finds itself……on the one hand, the development of environmental problems……on the other hand, the development of public environmental concern, and of private and governmental countermeasures. Which horse will win? Many readers……will live long enough to see the outcome.”
Specifically, he concludes: ”Contrary to their government and business leaders, 70% of Australians say that they want less rather than more immigration. In the long run it is doubtful that Australia can even support its present population: the best estimate of a population sustainable at the present standard of living is 8 million people, less than half of the present population.” The reasons supporting this alarming prognosis (how long is “the long run”?) are very briefly summarised as follows.
Non-sustainability: ”At present rates, Australia’s forests and fisheries will disappear long before its coal and iron reserves, which is ironic……the former are renewable but the latter aren’t.” And: ”While many other countries are mining their environments……among First World countries, (our) population and economy are much smaller and less complex than……the U.S., Europe or Japan……the Australian situation is more easily grasped.”
Exceptional ecological fragility: ”…the most fragile of any First World country except perhaps Iceland……many problems that could eventually become crippling in other First World countries and already are so in some Third World countries - such as overgrazing, salinization, soil erosion, introduced species, water shortages, and man-made droughts - have already become severe in Australia.”
An informed population: we have ”……a well-educated populace…and relatively honest political and economic institutions by world standards. Australia’s environmental problems cannot be dismissed as……ecological mismanagement by an uneducated, desperately impoverished populace and grossly corrupt government and businesses……”
Climate change: clearly exacerbating our ”obvious massive impacts on the Australian environment”.
Traditional core values: ”……friendly relations with Britain as a trade partner and model society have shaped Australian environmental and population policies……and some imported cultural values……inappropriate to the Australian landscape (e.g. agricultural practices based on high-yield British soils).
We are now ”thinking radically” and acting to modify some of these core values.
Australian soils, especially their low nutrient and increasingly high salt levels. We inhabit ”…the most unproductive continent…soils with the lowest average nutrient levels…old, leached over billions of years…only a few small areas have been renewed by volcanic or glacial activity or slow uplift. Agriculture has therefore depended on fertilizers and cultivation of large low-yield areas, with increased machinery and fuel costs, competitive disadvantages vis-à-vis food imports, low agroforestry returns due to slow tree growth, and relatively unproductive coastal and inland fisheries due to low-nutrient runoff.
Salinity, i.e. salt mobilization. Increasingly, low soil nutrient fertility is worsened by salt, from three causes: sea-salt blown inland over south-west W.A. wheat belt; repeated past marine inundations of the Murray-Darling basin and evaporation of inland lakes; mobilisation of salt by land clearance and irrigation agriculture. ”Salinization…already affects about 9% of all cleared land in Australia……projected under present trends to rise to about 25%.” And: ”The total area in Australia to which salinization has the potential for spreading is more than 6 times the current extent and includes a 4-fold increase in W.A., 7-fold increase in Queensland, 10-fold increase in Victoria and 60-fold increase in New South Wales.” If true: phew!!!
Fresh water as a population-limiting factor: ”Australia is the continent with the least of it.” Most readily accessible water is already utilised - domestic, agriculture and industry. For instance, our largest river, the Murray/Darling, has two thirds or more of its flow drawn off each year (in some years no water is left to enter the ocean), and becomes progressively saltier downstream towards Adelaide, with increased burden of pesticides from cotton farming and irrigation practices. Further high-energy desalination plants now seem inevitable for urban requirements. Historically, “Australian land use has gone through many cycles of land clearance, investment, bankruptcy and abandonment” from early colonial times, due to low soil productivity and a disproportionately large fraction of pastoral and arid lands subject to low-average unpredictable unreliable rainfall. This is due to the ENSO (El Nino Southern Oscillation) climatic factor, resulting in uncertain crop returns, bare soil, and consequent soil erosion and salinization. South Australia’s Goyder Line and parts of Western Australia’s Gascoigne provide two of many examples.
The “tyranny of distances”, imposing large extra costs, both within Australia and between our trading partners. These costs also mitigate against medium-sized towns, producing the world’s most urbanised nation (about 60% of us dwell in the 5 major cities).
Introduced species: cattle and sheep have been of great economic value, while also damaging fragile ecosystems. Whereas rabbits, foxes, cane toads, carp, feral buffalo, camels, donkeys, horses, goats, blackberry, “Paterson’s curse”, mimosa in Kakadu, and other weed species (about 3000, alone causing economic losses of about $2 billion annually), are expensive disasters.
Land clearance (encouraged by tax incentives), overstocking and overgrazing have resulted in dryland salinization, soil erosion and land abandonment. ”Rotting and burning of the bulldozed vegetation (in 2005) contribute to Australia’s annual greenhouse emissions a gas quantity approximately equal to the country’s total motor vehicle emissions.”
Marine overfishing: species which have been “mined” to uneconomically low levels include coral trout, eastern gemfish, Exmouth Gulf tiger prawns, school shark, southern bluefin tuna, tiger flathead, and orange roughy. Damage to freshwater fisheries, e.g Murray cod and golden perch, may also be irreversible.
Forestry: with only 25% of 1788 forests remaining intact, and still being mined, half our export products are wood chips (as low as $7 per ton) sent mostly to Japan, where the resulting paper sells for $1000 per ton; we import nearly 3 times our forest products exports, one-half as paper and paperboard products. ”One expects to encounter that particular type of trade asymmetry ……when an economically backward non-industrialised unsophisticated Third World colony deals with a First World country……buying their raw materials cheaply, adding value……and exporting expensive manufactured goods to the colony.”
Trade: ”In short, over the past half century Australia’s exports have shifted from predominantly agricultural products to minerals, while its trade partners have shifted from Europe to Asia.” We are exposed to unprecedented new national security and economic factors,
Population policy: ”The fallacy behind the policy of “filling up Australia”, despite ”compelling environmental reasons” to the contrary, arises from our aspirations for national security and economic power (with only a few millions each, Israel, Sweden, Denmark, Finland and Singapore already outstrip us, implying that quality is more important than quantity?)
Some politicians and business leaders still call for 50 millions, regardless of our declining natural resource base! This may rapidly convert us to “a net food importer rather than exporter of food”, in a world already struggling to feed an expanding population of some 6.6 billions. It will also dilute our per capita earnings from mineral exports.
giovedì 12 luglio 2012
2012 L 34: Giovanni Negri - Il sangue di Montalcino
2010
Stile libero Big
Irrompe nella narrativa gialla italiana il primo detective che indaga nel mondo del vino, il commissario Cosulich, astemio.
Tra maliarde francesi, vecchi luminari, avvenenti produttrici, nobili decaduti, scaltri manager e affaristi spregiudicati, scopriamo che un enologo nasconde molti piú segreti di quanti ne possiamo immaginare.
Lucarelli, nel presentare il libro, consigliava di leggerlo. Aveva ragione. Ho imparato parecchio su questo mondo sconosciuto e credo proprio lo metterò tra i candidati alla Top Ten.
martedì 10 luglio 2012
2012 L33: Henning Mankell - Les chiens de Riga
Stock. 2003
Publiés en Suède en 1992, Les Chiens de Riga prennent à bras-le-corps la chute du communisme et situent leur action en 1991, entre la Suède et la Lettonie. Mankell se sert du prétexte de deux corps de mafieux lettons retrouvés dans un canot pneumatique au large d'Ystad pour envoyer son flic préféré à Riga, capitale d'une Lettonie détachée de l'emprise de son grand frère russe mais en plein désarroi, rêvant de démocratie mais pleine de trahisons et de secrets inavouables, qui dorment dans les caves.
Extrait : (début du livre)
La neige arriva peu après dix heures.
L'homme qui tenait la barre jura à voix basse. S'il n'avait pas été retardé la veille au soir à Hiddensee, il serait déjà en vue d'Ystad. Encore sept milles... En cas de tempête, il serait contraint de couper le moteur et d'attendre que la visibilité revienne.
Il jura à nouveau. J'aurais dû m'occuper de ça à l'automne, comme prévu, échanger mon vieux Decca contre un système radar performant. Les nouveaux modèles américains sont bien, mais moi, j'étais avare. Et je me méfiais des Allemands de l'Est. Sûr qu'ils allaient m'escroquer.
Il avait encore du mal à admettre qu'il n'y avait plus d'Allemagne de l'Est – qu’un pays entier avait brusquement cessé d’exister. En une nuit, l’Histoire avait fait le ménage de ses vieilles frontières. Il ne restait plus que l’Allemagne tout court. Et personne ne savait ce qui se passerait le jour où les deux peuples commenceraient sérieusement à partager le quotidien. Au début, après la chute du Mur, il s’était inquiété. Le grand chambardement allait-il saper les bases de son propre business ? Mais son partenaire est-allemand l’avait rassuré. Rien n'allait changer dans un avenir prévisible. La nouvelle donne créerait peut-être même des possibilités inédites...
Le vent tournait. Sud sud-est. Il alluma une cigarette et remplit de café la tasse en faïence logée dans son emplacement spécial à côté du compas. La chaleur le faisait transpirer. Ça puait le diesel là-dedans. Il jeta un regard à la salle des machines, où le pied de Jakobson dépassait de l'étroite couchette. La chaussette trouée laissait voir son gros orteil.
Salutato da molti lettori come uno dei più bei libri di Mankell, l'incrocio fra Storia con la esse maiuscola (la lotta per l'indipendenza della Lettonia) e la storia spicciola (delle passioni di Wallander, un po' tirata per i capelli a mio avviso, e l'omicidio che apre il libro), produce dei momenti interessanti anche se non mi sembra il migliore dei suoi libri. Bello sì, di lettura semplice, ma per il momento solo candidato alla Top list dell'anno.
lunedì 2 luglio 2012
2012 L32: Santiago Gamboa El Sindrome de Ulises
El sindrome de Ulises
Un joven escritor que lava platos en las mazmorras de un restaurante oriental evoca las voces de sus amigos y de sus numerosas mujeres en un vertiginoso testimonio de lenguas y pieles africanas, orientales, latinas y también francesas. Pocas veces una obra de ficción ha palpado con tanto dramatismo, tensión y belleza el mundo de los inmigrantes.
El síndrome de Ulises, como se llama a las pesadumbres de los
inmigrantes en la soledad de un país desconocido, a las que se incuban en los guetos donde se hacinan los extranjeros ilegales, es una novela más cercana al París desaforado y precario de Henry Miller que al festivo de Hemingway o de Fitzgerald. Un relato sobre vidas salvajemente jóvenes alumbradas tan sólo por la intensidad de sus aventuras.
Inmigración y literatura son los temas que sostienen la nueva novela de Santiago Gamboa
Devo ammettere che mi ha lasciato un po' perplesso. Nulla da dire sulle capacitá di scrivente di Gamboa. Ma avendo vissuto a Parigi in quegli anni, da studente senza un soldo in tasca e con parecchi amici latinoamericani ancora piú poveri, con tutte le difficoltá del tempo, la lingua, le discussioni politiche e tutto il resto, onestamente ho delle difficoltá nell'immedesimarmi. Sembra tutto troppo superficiale e come se, alla fine, l'attivitá principale fosse quella di assare da un letto all'altro. Per la scrittura avrebbe anche potuto entrare nella top ten ma per come ha sviluppato il tema lo rimanderó a settembre.
lunedì 4 giugno 2012
2012 L29: Jo Nesbo - Le léopard
Gallimard, Série Noire, 2011
Deux femmes sont retrouvées mortes à Oslo, toutes les deux noyées dans leur sang. La police, en pleine guerre interservices, se retrouve face à un mystère, puisque les blessures à l’origine des hémorragies fatales semblent avoir été provoquées de l’intérieur.
La belle Kaja Solness, de la brigade criminelle, est envoyée à Hong Kong pour retrouver le seul spécialiste norvégien en matière de tueurs en série. Le policier alcoolique s’est caché dans une ville d’un million d’habitants pour fuir les démons assoiffés de sang d’anciennes affaires, les souvenirs amers de la femme qu’il aime ainsi que les membres des triades à qui il doit de l’argent. Ce flic s’appelle Harry Hole…
Pour la huitième affaire de son enquêteur fétiche, Harry Hole le détective au grand cœur et à la gueule cassée, Jo Nesbø nous livre son roman le plus complexe et le plus maîtrisé. Le léopard est une traque sans pitié qui laisse le lecteur pantelant. Nous promenant des pics enneigés de la Norvège aux volcans sulfureux du Congo, rien ne nous est épargné : avalanches mortelles, volcan en éruption, tueur en série à faire frémir, guerre des polices et manipulations en tout genre, sans oublier une histoire d’amour en arrière-plan pour offrir des moments de respiration au cœur de cette tornade d’action aux reflets d’hémoglobine. Nesbø mène son récit tambour battant, comme au volant d’un bolide lancé à tombeau ouvert jusqu’à la dernière page. Un thriller magistral.
Candidato alla Top list
Prosegue la discesa agli inferi di Harry Hole. Sempre piú solo, un romanzo "glauque" .... la storia sembra fare da corolla a questa introspezione che, a occhio, potrebbe pian piano preparare una uscita di scena via suicidio.... staremo a vedere...
mercoledì 9 maggio 2012
2012 L26: Marco Paolini - Ausmerzen
Einaudi, Stile Libero, 2012
«Ausmerzen ha un suono dolce e un'origine popolare.
È una parola di pastori, sa di terra, ne senti l'odore.
Ha un suono dolce ma significa qualcosa di duro, che va fatto a marzo.
Prima della transumanza, gli agnelli, le pecore che non reggono la marcia, vanno soppressi».
Marco Paolini, Ausmerzen
Gran libro. Voglio ricordare alcune frasi:
Cos'è la memoria? Un esercizio faticoso che peró mette in relazione qualcosa che tu fai con qualcosa che riguarda altri. Lorenz [Konrad], non lo puoi buttare via, ma per prendere quello che ti serve non ti basta tutta la scienza. Per farsi una coscienza tocca studiare almeno altrettanto che per farsi una scienza.
La seconda in realtá è del fratello, Mario Paolini:
Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia (citazione dal libro Scuola di Barbiana (Don Lorenzo Milani), Lettera a una professoressa, 1967
La logica del confronto, della contaminazione, per costruire un modello circolare in cui nessuno è senza un bisogno e capirsi è necessario: l'alternativa è la guerra, questo lo dice sempre Luigi Ciotti, e lo diceva tanti anni fa un altro prete rompiscatole, Lorenzo Milani.
Solo per queste frasi varrebbe la pena leggere il libro. Sará nella top ten.
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