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lunedì 26 settembre 2016

Boeuf thai a la citronelle et gingembre et legumes sautés

Ingrédients pour 2:

280 gr de rumsteack
1 tige de citronelle
1 lime
Du gingembre frais
1/2 bouquet de coriandre

Pour les légumes :
Des pousses de soja fraiches
Une demie courgette
Une carotte
Un petit choux chinoi
Une ciboule
Sauce soja
Sauce nuoc mam

Couper lz boeuf en lamelle et le faire mariner avec la citronelle coupée la coriandre le gingembre coupe finzment et le lime.

Couper en fin batonnets la courgette et les carottes

Faire revenir la ciboule avec un peu d huile et ajouter tous les autres legumes. Ajouter sauce soja et nuoc mam et faire cuire dans le wok 15 minutes.

Dans un autre wok faire revenir le boeuf avec sa marinade 5-7 minutes.


Le tour est joué !

copyright Charlotte... :-)

2016 L41: Peter May - Terreur dans les vignes

EDITIONS DU ROUERGUE (2016)

Gil Petty était un critique redoutable dans le monde des vins, de ceux qui font et défont les rois. La publication de ses notes de dégustation était un moment redouté, susceptible de ruiner un vigneron, ou de lui apporter la fortune. Il s'intéressait au vignoble de Gaillac lorsqu'il a disparu. Et ses fameuses notes semblent s'être évaporées en même temps que lui. Mais, un an après, son cadavre réapparaît, dressé comme un épouvantail dans les vignes, revêtu du costume de cérémonie de l'ordre de la Dive Bouteille, et dans un sale état. Il semble bien avoir séjourné un moment dans une barrique de rouge... Précédé de sa flatteuse réputation d'enquêteur hors pair et bien décidé à approfondir les subtilités des vins de Gaillac, Enzo Macleod décide de reprendre une enquête restée au point mort. C'est que Petty ne manquait pas d'ennemis, en particulier en France où l'on n'appréciait pas cet Américain ayant le culot de dire aux Français si leur vin était bon ou pas. Mais, entre les dégustations de grands crus et l'offensive de charme de la fille du défunt, c'est bel et bien sa peau que Macleod met en jeu. Car le tueur n'est pas à un meurtre près. Bouteilles, cadavres et compagnie, on déguste avec Peter May !

Lettura interessante, soprattutto per scoprire i vini di Gaillac, che non conosco... quind lacuna da colmare. Storia intrigante, un po' troppo rocambolesca, quasi guascona... Arriva Macleod e "ghe pensi mi" sembra essere lo stemma di questo investigatore... comunque si legge facilmente...ed é simpatica la storia... basta prenderla per quello che è.. una storia...

Da controllare la soria dei lieviti OGM per i vini.. l'autore sembra cosí ben informato che deve essere vero...

Crema di zucchine


Tagliare 3 zucchine a dadetti di 2 cm.

Mettere in una pentola del latte (un terzo del volume delle zucchine) e due cucchiai di panna fresca (crème fraiche) e le zucchine. Cuocere a fuoco lento. Sale e pepe.


Passare col frullatore a immersione e servire.

Rognoni di vitello

Anche questi (come le animelle) devono essere molto freschi.

Togliere tutto il grassetto insinuato tra i vari lobi. Bisogna essere molto meticolosi.

Tagliare a dadetti da 2 cm circa, più o meno seguendo i lobi naturali.

Tagliare una cipolla piccola in julienne molto fine.

Far rinvenire i rognoni a fuoco vivo con olio e burro. Quando sono ben rinvenuti aggiungere la cipolla e flamber au cognac.


Lasciar cuocere 5 minuti poi aggiungere mezzo bicchiere di Porto e un cucchiaio di panna da cucina (crème fraiche) e lasciar cuocere altri 10 minuti. Aggiungere un po’ di prezzemolo fresco e servire.

Colombia, Sud-Sudan e Nigeria

dato che comincio ad avere problemi di memoria, scrivo questo post essenzialmente per me.

Giornata importante oggi per la Colombia: alle 5 del pomeriggio, ora ocale, si firma lo storico accordo di pace tra il governo e le FARC. Anni di negoziazione su tutta una serie di questioni chiave, la prima delle quali riguarda il problema delle terre.

Nel Sud-Sudan uno dei capi guerriglieri ha invitato alla ripresa della guerra, probabilmente scontento della ripartizione delle prebende politiche fra il governo attuale e le opposizioni. Paese che non ha mai conosciuto un giorno di pace da quando è diventato indipendente, soffre di problemi storici dovuti alla presenza di petrolio nel sottosuolo, nonchè a storici conflitti legati alle terre e all’acqua tra i vari gruppi etnici, pastori e contadini.

La Nigeria del nordest, lo stato di Borno in particolare, è al centro di una delle nuove grandi crisi umanitarie. Se ne parla ancora poco, malgrado il clamore del rapimento delle oltre duecento studentesse in una scuola a Chibok. Grattando un po’ sotto la superficie, ritroviamo quel conflitto crescente tra pastori e contadini che, nel solo caso della Nigeria, ha già fatto migliaia di morti negli ultimi anni.

In comune questi tre paesi hanno il fatto che la comunità internazionale (e le nazioni unite in particolare) sta cominciando ad accettare l’idea che bisogna occuparsi delle “root causes of conflict” (le cause profonde del conflitto), che in tutti e tre i casi vede la questione delle terre e altre risorse naturali, come problema centrale.

Anche la mia agenzia sta cominciando a muoversi, in particolare attraverso il gruppo di lavoro sulle resilienze e sulle crisi prolungate (http://www.fao.org/emergencies/emergency-types/conflicts/en/). Non si tratta solo di provare a fare qualche passo avanti sul terreno, sempre e quando sia possibile, ma anche di sensibilizzare in maniera crescente gli altri attori che intervengono sulla questione umanitaria e sviluppo, nonchè costruire una piattaforma politica internazionale che permetta di lavorare anche sui piani superiori del problema: politiche, legislazioni etc.

Per ragioni che non sto qui a spiegare, da oltre quindi anni lavoro proprio su questi temi. Al momento del precedente tentativo di dialogo fra governo e FARC in Colombia, fummo chiamati a formular eun programma di sviluppo per la pace, e a me in particolare fu data la responsabilità per il tema terra. Più recentemente sono stato invitato a parlare al congresso nazionale del maggiore sindacato degli impresari agricoli, interessati a conoscere le nostre esperienze in materia di terra e conflitti e l’anno scorso fu il comune di Bogotà ad invitarmi a parlare di questi stessi temi durante il forum mondial dell’arte e cultura per la pace. Con quest antecedenti non è quindi una gran sorpresa se sono stato contattato dai miei colleghi sul posto per una missione urgente in appoggio a un progetto che lavorerà sul post-conflitto.

Quanto al Sud-Sudan, da oltre un anno siamo alle prese con un tentativo di promozione di un dialogo e negoziazione fra comunità pastorili in conflitto in un territorio al sud del Darfur, attualmente contesto tra il Sudan e il Sud-Sudan. Siamo in piena zona di guerra, già una volta i miei consulenti hanno dovuto evacuare la zona, ma abbiamo iniziato a creare un senso di fiducia attorno a quello che stiamo facendo, che ci viene riconosciuto dai leader delle varie comunità. Di fatto stiamo cercando di replicare in zona quanto abbiao fatto pochi anni fa più a nord nel Darfur (http://www.fao.org/nr/tenure/land-tenure-journal/index.php/LTJ/article/view/60/0). Dovrei andarci fra qualche settimana sia per fare il punto sulla situazione attuale sia per discutere l’evoluzione di questo progetto verso un possibile programma regionale che vada anche al di là del Sud-Sudan.

Quanto alla Nigeria, il tentativo di mettere sul tavolo anche le questioni di conflitto per le terre tra pastori e contadini va avanti. Anche in questo caso è stata richiesta una mia missione per provare a proporre queste tematiche direttamente sul psoto, col governo, donanti e con le comunità locali.

Il fatto che le richieste arrivino a me si deve semplicemente al fatto che sono praticamente l’unico esperto di terre e conflitti nella mia agenzia. Da anni cerco di formare dei consulenti che portino avanti un approccio basato sul dialogo e la negoziazione, nel rispetto delle diversità etniche, religiose e di genere, contando sul (piccolo, ma esistente) potere che le nazioni unite possono avere.

Da oltre quindici anni abbiamo pubblicato le cifre riguardanti la decrescente disponibilità di (buone) terre ed acqua in tutto il mondo. Questo ben prima che apparisse il fenomeno del land grabbing e senza che incrociassimo i nostri dati con quelli demografici. Tutto questo per dire che gli scenari futuri saranno fatti di sempre più conflitti, crisi che si prolungheranno e che diverranno più complicate da gestire, dato anche il prezzo descrescente delle armi a disposizione.


Questo è il mio lavoro attuale e, penso e spero, futuro. Capire il perchè in questo momento di crescente bisogno di specializzazione su questi temi, io venga mandato in Asia, lasciando perdere tutto quanto abbiamo in corso, resta ancora poco chiaro per me. 

lunedì 19 settembre 2016

Terrine de chèvre

500 gr de fromage frais chèvre
3 c.a.s de crème
olives noires (q.b.)
4 feuilles de gélatine
5 abricots secs
3 c.a.s de miel
3 c.a.s de lait
ciboulette
sel
poivre
tremper 3 feuilles de gélatine dans l'eau froide(réserver une à part pour le miel)
mélanger le chèvre avec la crème, la ciboulette sel et poivre
Essorer les feuilles de gélatine et faire fondre dans une casserole à feu doux avec le lait
(faire la même chose avec la 4ème feuille mais dans une casserole avec le miel)
Quand elles ont fondues, ajouter les 3 feuilles de gélatine avec le mélange au chèvre et crème
Dans un plat à terrine: faire une couche avec le mélange de chèvre, une couche avec tout le miel, les abricots et les olives dénoyautées, et compléter par une couche de mélange de chèvre.
Mettre au frigo pour que la terrine solidifie.

Savarin

Dolce: 200 gr farina (abbondanti); 8 gr di lievito de boulanger; 3 uova; 100 gr di burro; 20 gr 
zucchero; 100 gr uva sultanina; 12 cl rum scuro, sale

Sciroppo: 300 gr di zucchero

Per decorare: frutta fresca o sciroppata e/o panna fresca

Mettere l’uvetta in una scodella, ricoprirla col rum e lasciar rinvenire.

Versare la farina setacciata in una ciotola, aggiungere il lievito e un po’ d’acqua tiepida. Lavorare a mano per qualche minuto (darà un composto ben secco). Aggiungere le uova e se necessario un po’ di farina. Lavorare il tutto, occhio che la pasta resta molle e un po’ attaccaticcia. Farne une forma rotondeggiante, coprire e lasciar lievitare per due ore almeno.

A questo punto incorporare il burro, un po’ di sale e lo zucchero. Mescolare. Sgocciolare l’uvetta, tenendo a parte il sugo al rum. Aggiungere l’uvetta al composto.

Prendere una tortiera da savarin (con il buco in mezzo), burrarla e versarci l’impasto. Ricoprire con uno straccio e lasciar riposare ancora un’ora.

Riscaldare il forno a 180 e far cuocere l’impasto per 30 minuti. Nel frattempo preparare lo sciroppo. 

Mettre lo zucchero in una pentola, aggiungere un po’ d’acqua e portare a ebollizione finoa quando lo zucchero sia sciolto. Ritirare dal fuoco ed aggiungere il rum di prima.


Togliere il savarin dalla tortiera e annaffiarlo con lo sciroppo. Occhio che beve molto e può essere necessario aggiungere altro sciroppo.