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sabato 6 febbraio 2010

Letture consigliate degli anni scorsi: La nevicata dell'85 - Colaprico -Valpreda


Pietro Valpreda fece in tempo a scrivere tre libri, assieme a Piero Colaprico, col maresciallo Binda come protagonista. Questo è il secondo. Poetico, semplice, ci porta nel quartiere di Baggio, a Milano, con una storia forse non vera, ma molto verosimile. Valpreda morì nel 2002, qui sotto riportiamo un pezzo di un articolo apparso all'epoca.

Milano, inverno 1985. Un'eccezionale nevicata, che sembra non finire mai, seppellisce la città. L'ex maresciallo dei carabinieri Pietro Binda non si accontanta di godersi la pensione e ha deciso di mettere a frutto la sua esperienza alla sezione Omicidi collaborando con uno studio legale. Un giorno una giovane procuratrice gli chiede aiuto: suo nonno è morto per aver fatto abuso di medicinali ma lei non riece a farsene una ragione e sospetta che possa essere stato ucciso. Binda, molto scettico, accetta di indagare, anche per sconfiggere l'apatia in cui è piombato dopo la morte della moglie Rachele e la partenza del figlio per l'Inghilterra. Sistemato un fax in casa, l'ex maresciallo incomincia così la sua attività di investigatore privato.

L'ultimo saluto a Pietro Valpreda, il «ballerino anarchico» ingiustamente accusato della strage di piazza Fontana.
Mettetemi un po' di musica e morta lì». I compagni anarchici del Ponte della Ghisolfa hanno rispettato il desiderio di Pietro Valpreda di non farla tanto lunga, quando il momento sarebbe arrivato.Il momento è arrivato sabato sera, quando il «ballerino anarchico», il capro espiatorio costruito a tavolino e ingiustamente perseguitato per la strage di piazza Fontana, il venditore di libri, l'oste che mesceva vino e storie, lo scrittore a quattro mani di gialli è morto nella sua abitazione in via Paolo Sarpi a 69 anni per un tumore. Un po' di jazz, Addio Lugano bella e altre canzoni anarchiche suonate dal vivo dalla Banda degli ottoni hanno accompagnato l'ultimo saluto a Pietro Valpreda. Condiviso da più di duemila persone, dall'ottantenne diritto come un fuso in completo grigio che conosceva «la Cederna» al punkabestia in canottiera, una dozzina di anellini infilzati nella labbra, casetta per il cane montata sulla bici.

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