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domenica 18 ottobre 2026

Di chi è la terra? Le possibilità di un’ecologia sociale

Zibaldoni e altre meraviglie 

https://www.zibaldoni.it/2021/07/02/le-possibilita-di-unecologia-sociale/


Nella collana Melusine, Meltemi pubblica l’originale testo, a quattro mani, Di chi è la terra? Dalla giustizia sociale alla giustizia ecologica, firmato da Irene Guida e Paolo Groppo.

Il volume nasce da una conferenza presentata dagli autori presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, nell’ambito degli incontri a corollario della mostra documentaria, dagli archivi della Fondazione, “900: la stagione dei diritti – Quando la piazza faceva la storia”.

Lo scritto, rispondendo alla domanda posta sulla evoluzione dei diritti civili, cerca di indicare dei propositi utili alla conservazione di tali diritti, suggerendo una sorta di “appello a un attivismo della conoscenza” (p.8), a partire dalla constatazione che l’idea che la terra fertile sia un bene comune, fondante della ricchezza non è sempre stata condivisa e non è sempre stata una priorità per chi si sia occupato di giustizia sociale.

Gli autori passano in rassegna i cambiamenti dei paradigmi culturali, con peculiare attenzione a quanto emerso dal pensiero geopolitico nel periodo successivo alle riflessioni di Carl Schmitt e Martin Heidegger, superata quindi la definizione di terra come sacro rifugio della/nell’identità perduta, intraprendendo una disamina volta ad evidenziare, sul lungo periodo, quanto derivato dalla crisi petrolifera – ed energetica – degli anni settanta, “una macchina che sembrava destinata a un incremento progressivo e lineare, con indicatori di produzione e popolazione in crescita illimitata” (p.13).

A partire dalla crisi di tale modello, popolazione e produzione risultano in crescita esponenziale, mentre le risorse biologiche risultano, drammaticamente, insufficienti al fabbisogno, tanto da indurre a chiedersi se la specie umana risulterà capace di sancire una nuova amicizia con la terra, o se tale proposito sia stato definitivamente abbandonato a favore del mero profitto.

Da questa constatazione, inizia il saggio di Paolo Groppo, Di chi è la terra. Dal land grabbing all’Indio bond, consapevole dell’assunto iniziale, ossia dell’ “unicità dello spazio in cui dobbiamo vivere” (p.21). Groppo mette in luce la crisi del cosiddetto “modello americano”, a partire dal secondo dopoguerra, con la caduta del tasso di profitto e l’emergere del neoliberismo (pp. 26 e ss.), sino all’affermazione delle nuove dottrine neoliberiste, nei termini del legame con la questione fondiaria, le cui radici vengono individuate nell’articolo di Hardin sulla Tragedia dei Commons, e nell’affermazione della scuola dei cosiddetti Property Rights. I tre sistemi caratterizzanti un sistema efficiente di diritti di proprietà, per queste dottrine, risultano essere l’universalità, l’esclusività e la trasferibilità.

Ne consegue, nel tempo, la crisi dell’agricoltura contadina, causata dal fenomeno descritto come Land Grabbing, intrecciato, a partire dagli anni novanta, a tre nuove dimensioni, quali “la questione di genere, il tema dei diritti umani (e l’approccio basato sui diritti) e la questione ambientale” (p.47), sino ai tentativi della FAO, per la quale Groppo ha lavorato, di costituire un nuovo approccio, non esclusivamente definibile come “politico”, a favore delle agricolture contadine, delineato come “sviluppo territoriale negoziato”, atto a istituire una “buona governanza”.

Groppo suggerisce una posizione a favore dell’agricoltura e della biodiversità, incompatibile con i progetti – e le ambizioni – delle multinazionali finanziarie.

Il saggio di Guida, Il suolo fertile e il progetto della città al tempo della produzione di merci per mezzo delle merci, si connota per un approccio rizomatico, capace di includere visioni cinefile quanto iconografiche, a partire da precedenti ricerche dell’autrice, iniziate nel 2008, sorte dalla constatazione di come “le retoriche della rete di fatto rendessero la vita di ciascuno di noi un corridoio, uno spazio disciplinare rigidamente governato  dalle strutture di accesso, in parte anticipando lo sguardo sui movimenti regressivi in atto” (p.18).

In tal senso, risulta interessante la riflessione dedicata al “villaggio dei non viventi” (p.80), accostando l’immaginario dei morti che non muoiono e dei vivi che non vivono, mutuato dalla pellicola di Jim Jarmusch Deads don’t die! (p.81), al modello economico in essere, fatto di pura virtualità e di un tempo che si rinnova, senza fine.

A titolo di esempio per la modalità di repressione dei diritti dei lavoratori, quanto della limitazione dell’accesso alle risorse, peculiare attenzione viene rivolta al volume di Alessandro Leogrande, Uomini e caporali. Viaggio nei nuovi schiavi nelle campagne del Sud (2016), dedicato alla situazione di schiavitù dei raccoglitori di pomodori nel Tavoliere delle Puglie (pp.84 e ss.).

L’autrice delinea le questioni principali del dibattito, individuandole nella disparità di genere, nel conflitto sociale, nelle migrazioni, nel pendolarismo città-campagna, nell’imposizione dell’ordine con la forza (p.87).

Agganciandosi alle considerazioni del saggio di Groppo, Guida mette in luce la necessità di “metodi nuovi e diversi di osservazione, che tengano conto dello statuto scientifico del progetto di territorio” (p.93), evidenziando la contrapposizione fra la coppia lavoro/terra e quella definita finanziarizzazione/performatività (p.99), nell’ottica della conservazione della specie.

Le riflessioni di Guida si concludono osservando un trittico di Hieronymus Bosch, Il Giardino delle delizie, conservato a Madrid, inteso come metafora della terra, descritta fra catastrofi ambientali e sviluppo sostenibile, divisa da un lato fra i parchi – “aria condizionata, le foreste artificiali, gli orti urbani – dall’altro la fame, la carestia, le migrazioni” (p.147), consapevoli del fatto che “la terra non è piatta e la vita di miliardi di persone dipende proprio dai tre quarti del terreno coltivabile più trascurato” (p.15).  Contraltare contemporaneo dell’inferno è invece il celebre servizio di Michael Buerk, per la BBC, risalente al 1984, che descrive la migrazione delle popolazioni dal Nord Est dell’Etiopia alle campagne a Sud Ovest, una crisi migratoria che negli anni ottanta pareva impossibile.

A corredo dei saggi, un’ampia bibliografia e sitografia.

giovedì 15 ottobre 2026

2026 L43: Corrado Augias - Quel treno da Vienna

 

Rusconi libri 2027 (nuova edizione)

Roma, 1911. La capitale è in festa per celebrare i cinquant’anni del Regno d’Italia. Tra l’inaugurazione di una mostra, la costruzione di arditi viadotti e le celebrazioni in pompa magna, il governo Giolitti si prepara alla poco gloriosa impresa di Libia con la quale spera di inserirsi nel contesto delle grandi nazioni europee. In questo scenario, un banale omicidio rivela un caso di spionaggio internazionale dai risvolti inaspettati e in cui, tra gli intrighi di un quartiere residenziale, si muovono personaggi misteriosi. Primo romanzo di una trilogia italiana di spy stories il cui protagonista è nientemeno che Giovanni Sperelli – fratellastro del dannunziano Andrea – commissario di pubblica sicurezza alle prese con rischi mortali.

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Trovo il modo di scrivere di Augias innecesariamente ampolloso, per cui non lo consiglio.

martedì 6 ottobre 2026

2026 L42: Isabel Allende - Paula

 

Paula, nata il 22 ottobre 1963, è una ragazza felice, innamorata di suo marito, appassionata del suo lavoro. La sua è una vita semplice, e non ha niente a che vedere con quella di sua madre Isabel. Due donne, due destini diversi. Improvvisamente, a ventott'anni, Paula si ammala di una malattia gravissima, la porfiria, che la trascina in un coma da cui non c'è ritorno. Isabel accorre al suo capezzale per cercare di trattenerla in vita o, forse, per accompagnarla dolcemente verso la fine... Grazie alla magia della scrittura, cerca di “distrarre la morte”, cerca di trovare un senso a una tale tragedia evocando la sua esuberante e bizzarra famiglia perché circondi Paula e la aiuti a superare, senza perdersi, il confine della vita. Un'autobiografia, una storia esemplare di dolore e di speranza, una straordinaria confessione sulla genesi delle sue opere, i suoi viaggi, gli amori: Isabel Allende, mescolando con franchezza e umanità il riso al pianto, dice addio a Paula come donna per darle il benvenuto come “spirito”. Perché non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.

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In questo periodo forse non è stata una buona idea leggere questo libro, che però consiglio a tutti/e. Brava Isabel!!!

domenica 27 settembre 2026

2026 L41: Chiamamanda Ngozi Adichie - Nous sommes tous des féministes

 


"Partout dans le monde, la question du genre est cruciale. Alors j'aimerais aujourd'hui que nous nous mettions à rêver à un monde différent et à le préparer. Un monde plus équitable. Un monde où les hommes et les femmes seront plus heureux et plus honnêtes envers eux-mêmes. Et voici le point de départ : nous devons élever nos filles autrement. Nous devons élever nos fils autrement".

Dans ces deux discours, Chimamanda Ngozi Adichie porte une voix, rare et puissante, d'émancipation.

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Un piccolo libro da leggere!!!



venerdì 25 settembre 2026

2026 L40: Cathy La Torre - Tutte le volte che le donne hanno inventato qualcosa ma il merito se l'è preso l'uomo

 

Rizzoli, 2026

Questo libro parla di donne che hanno cambiato il mondo.

Sapete chi ha inventato il Monopoly? Una donna. Il tergicristallo? Una donna. La lavastoviglie? Il Bacio Perugina? I segnali di stop? Donne. Donne. Donne. Eppure i loro nomi non compaiono nei libri di scuola. In alcuni casi le loro scoperte sono state rubate dai colleghi. In altri sono state derise, ostacolate, impedite persino di brevettare. In altri ancora, cancellate del tutto. In inglese è bropriating, una tradizione così consolidata che abbiamo dovuto inventare una parola apposta per definire quando un uomo si prende il merito del lavoro di una donna.

Tutte le volte che le donne è un viaggio lungo secoli che parte da una scoperta shock: le seghe non le hanno inventate gli uomini. E nemmeno la lavastoviglie o il sacchetto di carta. Oggetti di uso quotidiano di cui non sappiamo nulla. Men che meno della loro geniale autrice.

Il mondo della fisica, della chimica, della medicina e dell’astronomia è sempre stato affollato da scienziate ma non ce lo hanno mai detto. Di cosa sono fatte le stelle? E la materia oscura? Chiedetelo a Cecilia Payne-Gaposchkin o Vera Rubin. Le donne hanno saputo ridisegnare i confini del possibile. Come Franca Viola, che con il suo no al matrimonio riparatore ha cambiato per sempre il diritto italiano, o Tarana Burke, che con due parole – me too – ha dato voce a tutte le donne violentate e umiliate.

Ma in questo libro Cathy La Torre, avvocata e attivista, non racconta solo donne straordinarie. Racconta il mondo che le ha rese invisibili. Un mondo in cui ancora oggi una donna guadagna meno di un uomo a parità di lavoro e nessuno sembra trovarlo scandaloso. Un mondo in cui dodici milioni di bambine ogni anno vengono costrette a sposarsi anche negli Stati Uniti. La storia delle donne dimenticate non è finita ma sta cambiando. E il cambiamento, quando arriva, è radicale.

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Da leggere assolutamente

sabato 12 settembre 2026

2026 L39: John Fante - Chiedi alla polvere

 

Einaudi

«Cosí l’ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade c’è la polvere dell’Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere. E c’è una ragazza ingannata dall’idea che felici fossero quelli che si affannavano e voleva essere dei loro». Chiedi alla polvere è il romanzo delle passioni di Arturo Bandini. Quella per la scrittura, che lo spinge per le strade di Los Angeles in cerca di vita da mettere sulla pagina. E quella amorosa, che lo porta a intrecciare una relazione fatta di ossessione, tradimenti e cuori feriti con una giovane cameriera messicana. Il capolavoro di John Fante. Uno dei grandi libri della letteratura americana del Novecento.

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Interessante

2026 L38: Mariapia Veladiano - Dio nella polvere

Guanda, 2025

Con la sua scrittura intensa e diretta, Mariapia Veladiano entra nel cuore del tema più scottante per la Chiesa cattolica, quello degli abusi spesso taciuti sui giovani e le donne. Lo fa con un romanzo scandaloso, profondamente umano, che ha il ritmo serrato e feroce di un dialogo in cui entrambi sono determinati a salvare ciò che hanno di più caro: la Chiesa, la vita di una ragazza. E al tempo stesso ci mostra come le lunghe storie di errori e di violenza non hanno necessariamente un finale già scritto; bisogna avere il coraggio di dire basta e di agire.

«"Prego, si sieda dove preferisce" dice l'eccellenza monsignore senza alzare la testa dalle carte, senza immaginare che la donna che sta entrando nella stanza è lì per dare battaglia.»


Si apre così il nuovo romanzo di Mariapia Veladiano che vede Chiara, una donna di fede, professionista della cura, fisioterapista, di fronte a un vescovo, un uomo perbene, ma forse perbene non è abbastanza per un vescovo. Quell'incontro è solo il primo di una schermaglia che metterà in discussione le strutture del potere e l'inerzia che spesso è complice dell'omertà. Perché Chiara ha bussato alla porta del vescovado per una ragione: Luna, una ragazza giovanissima arrivata nel suo studio di fisioterapia, è stata vittima di una violenza, e anche se lei non ne vuole parlare, il suo corpo parla per lei. Né la donna né il vescovo vorrebbero trovarsi lì, in quella posizione scomoda, ma a volte il posto giusto è quello che una grazia del tutta laica, senza patria e appartenenza, ci costringe a occupare.

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Il mio libro dell'anno!!!!