Visualizzazioni totali

domenica 29 marzo 2026

2026 L16: Maurizio De Giovanni - Volver

Einaudi, 2024

Serve coraggio quando si parte, ma a volte ne serve ancora di piú quando si torna. È il luglio del 1940, l’Italia è in guerra. Ricciardi – preoccupato per la figlia Marta e per i suoceri, in grave pericolo a causa delle origini ebraiche – ha ormai trasferito la famiglia a Fortino, il paese dove è nato. Lí, nei luoghi dell’infanzia, sperava di avere un po’ di quiete. Invece, mentre in città il fido brigadiere Maione cerca di salvare un comune amico da morte certa, tra le montagne del Cilento il commissario è messo faccia a faccia con un passato che avrebbe voluto scordare. Per lui, e non solo per lui, è arrivato il momento di regolare i conti con la propria storia. Del resto è questo, quasi sempre, il destino di chi torna.

=

Mi è piaciuto, anche se sembra un po' confuso. Forse fa parte di una serie, da quanto leggo nei commenti, ma comunque un libro dovrebbe stare in piedi per conto suo. Qui ci sono dei personaggi che non si capisce cosa c'entrino nella storia, in particolare la cantante che torna dall'Argentina e poi sparisce. Poi c'è quello strano capitolo XXX che non si capisce se appartiene a questo libro o a un altro. Comunque, resta una bella storia, non da Top ma almeno per passare un po' di tempo rilassato.

¿Hemos dejado atrás la prehistoria? ¡No lo creo!


Tradicionalmente, se considera que la transición de la prehistoria a la historia tuvo lugar entre el 3500 y el 300 a. C., con la invención de la escritura. Esto es lo que nos enseñan en la escuela, aunque la percepción común, en lugar de enfatizar el nuevo modo de transmitir información (las fuentes escritas), ha simplificado todo al considerar a los habitantes de la época prehistórica como los "Flinstones" de la serie de televisión del mismo nombre, y a nosotros, los que nacimos dentro de la Historia, como los "modernos".

Sin embargo, dado que esta transición no trajo consigo ningún cambio radical en la organización social —de hecho, se caracterizó más bien por el dominio progresivo del modelo patriarcal y la subyugación gradual y constante de la mitad de la población mundial, es decir, las mujeres—, quizás deberíamos empezar a cuestionar este tema y mirarlo desde una perspectiva diferente.

Si queremos considerar la transición de un "antes" a un "después" como algo significativo para las generaciones venideras, con el fin de dejar un mensaje positivo, una visión de una sociedad más justa e igualitaria que tenga en cuenta a todas las personas que habitan este planeta, podríamos pensar que, incluso hoy, vivimos en el mundo del "antes", un mundo donde los hombres dominan en casi todos los países y sectores económicos y sociales del mundo. El progreso alcanzado en el último siglo se debe casi exclusivamente a las luchas de las mujeres, en contra de la opinión propagada por hombres que temían, y aún temen, que al fortalecer los derechos de las mujeres nosotros, (puesto que también soy hombre) perderíamos el poder que nos corresponde porque "siempre ha sido así".

Numerosas escritoras, expertas y científicas han demostrado la falsedad de esta premisa, dejando claro que no se trata de algo divino, sino de una construcción social masculina que se impone contra la voluntad femenina. El hecho de que todas las religiones se hayan inventado sobre esta base —un Dios masculino, así como el hijo o profeta, y que las ceremonias y la lectura de textos sagrados sean para hombres— forma parte del circo mediático que sirvió para justificar esta violencia y opresión históricas.

Ahora que la Iglesia Anglicana ha nombrado a Sarah Mullally Arzobispa de Canterbury, la primera mujer en los más de cinco siglos de existencia de esta iglesia, resulta cada vez más difícil justificar la exclusión de las mujeres de los sacramentos religiosos.

Poco a poco, el muro erigido por el mundo masculino para marginar todos los descubrimientos de las mujeres, los documentos fundamentales que escribieron, como la Declaración de los Derechos de la Mujer y de la Ciudadana de Olympe de Gouges (1791), una crítica al machismo imperante en la revolución de Robespierre (quien la mandó guillotinar) y compañía, los numerosos Premios Nobel no reconocidos, sobre todo el que se le negó a Rosalind Franklin, cuyo trabajo pionero le permitió identificar la doble hélice del ADN, lo que le valió el Premio Nobel a Watson y Crick, quienes explotaron este descubrimiento sin su consentimiento. En resumen, el muro comienza a crujir lentamente y, esperemos, ¡un día caerá!

Y cuando esto suceda, podremos decir que, como sociedad humana, hemos entrado finalmente en la Historia, emergiendo de la prehistoria de violencia y opresión que aún domina, independientemente del medio, material o escrito, que utilicemos para comunicarnos.

Por supuesto, si el mundo masculino también empezara a colaborar, no estaría mal. Seguir gritando "¡No a la guerra!", "¡No a la violencia!", y luego ser incapaces de cambiar nosotros mismos en nuestro comportamiento diario, nos demuestra cuánto camino nos queda por recorrer, incluso para aquellos hombres que se autodenominan de izquierda o progresistas.

¡La lucha continúa!


Siamo usciti dalla preistoria? Non credo!


Convenzionalmente si considera il passaggio dalla Preistoria alla Storia attorno al 3500-300 AC, con l’invenzione della scrittura. Questo è quanto ci insegnano a scuola, anche se la percezione comune più che mettere l’accento sulla nuova modalità di trasmissione dell’informazione (le fonti scritte), ha semplificato il tutto considerando i Preistorici come gli “Antenati” dell’omonima serie televisiva e noi, quelli delle Storia, come i “moderni”.

Dato però che questo passaggio non ha significato nessun cambio radicale nell’organizzazione sociale, anzi, si è caratterizzato per il progressivo dominio del modello patriarcale e la sottomissione progressiva e costante della metà della popolazione umana, quella femminile, forse bisognerebbe cominciare a interrogarsi su questo tema in maniera un po’ diversa. 

Se vogliamo considerare il passaggio da un “prima” a un “dopo” come qualcosa di significativo per le generazioni che verranno dopo di noi, volendo con questo lasciare un messaggio positivo, di una visione di società più giusta e paritaria che consideri l’insieme delle persone che abitano questo pianeta, verrebbe da pensare che noi, ancora oggi, siamo nel mondo del “prima”, un mondo cioè dove dominano gli uomini in quasi tutti i paesi e settori economici e sociali del mondo. I passi avanti che si sono registrati nell’ultimo secolo, si devono in misura quasi esclusiva alle lotte delle donne, contro l’opinione propagandata dai maschi che temevano, e temono, che rafforzando i diritti delle donne loro (noi, dato che anche io sono maschio) perderemmo quel potere che ci è dovuto perché “è sempre stato così”.

Molte scrittrici, esperte e scienziate hanno dimostrato la falsità di questo assunto, mettendo in chiaro che non è un qualcosa di divino, ma una costruzione sociale del maschio contro la volontà della donna. Che poi tutte le religioni siano state inventate sulla base di questo assunto, un Dio maschile, così come il figlio o profeta, che le cerimonie e la lettura dei sacri testi sia roba da uomini, fa parte del circo mediatico che serviva a giustificare questa violenza e sopraffazione storica.

Adesso però che la Chiesa anglicana ha incoronato Sarah Mullally come arcivescovo di Canterbury, prima donna negli oltre 5 secoli di vita di questa chiesa, diventa sempre più complicato giustificare l’estromissione delle donne dai sacramenti religiosi. 

Pian piano il muro eretto dal mondo maschile per mettere in un angolo tutte le scoperte realizzate da donne, i documenti fondamentali da loro scritti, come la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791) di Olympe de Gouges, critica del maschilismo imperante nella rivoluzione di Robespierre (che la fece ghigliottinare) e soci, i tanti premi Nobel non riconosciuti, valga fra tutti quello negato a Rosalind Franklin i cui lavori pionieristici permisero di individuare la doppia elica del DNA, cosa che fruttò a Watson e Crick, che sfruttarono questa scoperta senza il suo consenso, il premio Nobel; insomma, pian piano il muro comincia a scricchiolare e, un giorno, speriamo cadrà!

E quando questo succederà, allora sì che potremo dire di essere entrati, come società umana, dentro la Storia, uscendo dalla preistoria di violenza e sopraffazione che continua a dominare, indipendentemente dal mezzo, materiale o scrittura, che usiamo per comunicare.

Certo che se anche il mondo maschile cominciasse a collaborare, non sarebbe male. Continuare a gridare No alla guerra!, No alla violenza! E poi non essere capaci di cambiare noi stessi, nei nostri comportamenti quotidiani, ci dice quanta strada ci sia ancora da percorrere, anche per quegli uomini che si dicono di sinistra o progressisti.

La lotta continua!


lunedì 23 marzo 2026

2026 L15: Roberto Ampuero - Pasiones griegas

 


Editorial Planeta

"No volveré. No me llames ni me busques" es el inesperado mensaje que Bruno Garza, académico de una universidad, encuentra una mañana en la pantalla de su correo electrónico. Fabiana, su mujer, ha decidido abandonarlo. Hasta ese día en que amaneció convertido en un hombre solo, llevaba una existencia más bien tranquila en una ciudad de la pradera del Midwest norteamericano. Contaba con una cátedra sobre el pensamiento utópico y carecía de grandes emociones, salvo engañar a su esposa.

Pero Bruno no está dispuesto a perder a Fabiana. Viaja a Nueva York, sigue a Antigua de los Caballeros, en Centroamérica, y después a Grecia. Realiza una búsqueda desesperada, en la que no sólo irá tras su mujer, sino tras la razón que explique su vida, la rutina en que cayó su matrimonio, los quiebres del amor y la pasión perdida.

Fabiana, en cambio, huye de su marido y de sí misma, de la sombra de su pasado y de su origen en una Centroamérica exótica y violenta, llevando dolorosos secretos familiares a cuestas.

Una bella y remota isla griega es el sitio que ambos se han trazado, sin acuerdo previo, como probable lugar de reencuentro. Allí confluyen sus mejores evocaciones de lo que fue su amor, su pasión y su felicidad. Surge así el paraíso al cual tal vez algún día Bruno y Fabiana deberán llegar, o regresar.

En Pasiones griegas Roberto Ampuero entrega una nueva obra sobre vidas cruzadas, de mayor fuerza erótica y expresiva que la celebrada Los amantes de Estocolmo. Se trata de una novela imprescindible, en la que un hombre y una mujer intentan hallar desesperadamente una explicación plausible para los fracasos y las esperanzas de la vida en pareja, y para aquello que a menudo se convierte en su principal víctima: la pasión. Una vez más, con su peculiar estilo, Roberto Ampuero teje una trama que atrapa al lector desde las páginas iniciales, y donde lo aguarda un final absolutamente inesperado.

=

I libri di Ampuero mi piacciono, soprattutto perché mi ricordano il Cile, paese che tanto amo. La storia è un po' aggrovigliata, ma la gioia di leggerlo in lingua originale vale tutti i difetti.

mercoledì 18 marzo 2026

2026 L14: Jean-Christophe Rufin - D'or et de jungle

Folio, 2025

Le monde d’aujourd’hui ne manque pas de pays vulnérables qu’un coup d’État « clefs en main » pourrait livrer à des entreprises mille fois plus puissantes qu’eux. C’est l’aventure dans laquelle va nous entraîner Flora, jeune championne de plongée, fascinée par l’image de son grand-père, célèbre mercenaire qui a passé sa vie à renverser des pouvoirs établis.
Le sultanat de Brunéi, pays d’or (noir) et de jungle, sera sa destination. Entraîné par Flora et d’innombrables personnages, vous allez vivre pas à pas la prise de contrôle d’un pays que rien, en apparence, ne destinait à se trouver projeté au cœur de l’actualité mondiale.

=

Gran bella storia, un ottimo Rufin!

martedì 17 marzo 2026

2026 L13: Gisèle Pelicot - Et la joie de vivre

Flammarion, 2026

Le 2 septembre 2024 s'ouvre le procès de Mazan et la France découvre le visage de Gisèle Pelicot. Décidée à ce que "la honte change de camp", elle a voulu et obtenu que ce procès soit public. Son courage bouleverse le monde entier à mesure que l'horreur des crimes qu'elle a subis est exposée au tribunal. Depuis le procès, elle qui n'a jamais pris la parole et est devenue un symbole mondial de la dignité des femmes a décidé de raconter son histoire avec ses propres mots. Elle veut transmettre un message d'espoir à tous ceux et toutes celles qui traversent des épreuves, comme à ceux et celles qui l'ont soutenue au cours de ces semaines d'automne 2024. Le récit ciselé et bouleversant qu'elle a écrit avec la romancière Judith Perrignon dévoile l'histoire singulière et passionnante ainsi que les ressorts intimes de l'incroyable résilience de cette femme si secrète.

=

Senza alcun dubbio IL LIBRO DELL'ANNO!

mercoledì 4 marzo 2026

2026 L12: William Ospina - No Llegó El Cambio Y Hacia Atrás Asustan

Random House, 2025

William Ospina «Lo que paraliza a Colombia es el Estado, lo que la extenúa es la corrupción, lo que la confunde es la politiquería, lo que la arroja a la violencia es la falta de una economía legal e incluyente, lo que la frustra es la falta de oportunidades, lo que la anula es el desprecio, lo que la mantiene con las manos atadas es la ignorancia, lo que la borra es que los únicos que tienen protagonismo son los políticos y los violentos, lo que la pierde sin descanso es no tener rumbo, ni confianza en su gente, ni memoria, ni conciencia de sus posibilidades. Aquí nada es tan urgente como cambiar las costumbres y renovar la cultura. Pero a menudo los profesionales del cambio no solo son incapaces de corregir las viejas costumbres, sino que se dan el lujo de dejar pasar una cuarta parte de su gobierno sin darles ninguna oportunidad a unos procesos culturales sin los cuales ningún cambio es posible...».

=

Una voce molto critica del Presidente Petro da parte di un pensatore di sinistra. Da leggere.