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domenica 11 novembre 2012

2012 L 52: Hector Tobar - L'estate dei barbari

Einaudi Stile Libero 2011 Un mattino d'estate, Araceli, l'unica domestica della famiglia Torres-Thompson a non essere stata licenziata per effetto della crisi, scopre che la casa è deserta. Dopo la violenta lite della sera precedente, sia il señor sia la señora sono spariti senza fornire spiegazioni. E soprattutto senza portarsi dietro i due intollerabili bambini. Cosi, nonostante Araceli abbia sempre tenuto a precisare di essere stata assunta come cuoca e domestica e non come baby sitter, si ritrova a dover badare ai due viziatissimi gringos. L'unica, forse, è cercare di rintracciare il vecchio nonno, visto da Araceli una sola volta e poi evidentemente bandito da quella casa... Oltre 500 pagine di cui, le prime 200, potrebbero essere condensate da un Reader's digest perchè, onestamente, sono lunghe e pallose. Poi la storia prende forma e pian piano diventa interessante. Un'America proprio come non la vorremmo ma che inevitabilmente è: sottilmente razzista nel suo sogno individualista, incapace di vedere l'altro anche quando ce l'hai in casa, tutta presa dall'accumulare, spendere, indebitarsi e sognare di elevarsi non assieme agli altri, ma sopra di loro. Il confronto con la basica saggezza dei latinos, che anche all'estero (e forse soprattutto all'estero) fanno comunità e che per questo spendono energie per capire dove sono e cosa fanno anche chi, come la cameriera, viene accusata di rapire i due figli della sgnagherata coppia protagonista del libro. Ed è sola grazie a loro e all'avvocato d'ufficio che riesce a venirne fuori, più libera di prima, mentre loro, i sognatori delusi, abbandoneranno casa e sogni per ritornare a una vita di classe media. Se questo fosse l'inizio di un'altra vita sarebbe anche un buon finale, ma l'autore ci ricorda come, fino alla fine, la moglie non abbia nessun rimpianto per il male causato alla cameriera che, per colpa loro, rischiava di finiore nell'ingranaggio della macchina del fango chiamata giustizia in America. Per cui, anche se su scala minore, continueranno prigionieri delle loro idiosincrasie del loro rifiuto genetico di capire cosa sia una società: insomma, resteranno semplicemente americani.

giovedì 25 ottobre 2012

2012 L50: Giulio Massobrio - Occhi chiusi

Editore: Newton Compton La recensione fatta da Lara Crinó per la Repubblica delle Donne mi facilita il compito: Occhi chiusi è ambientato nei primi anni Sessanta al Alessandria , una città in cui a dar la sveglia, nelle mattine nebbiose del lungo inverno, è la sirena della fabbrica Borsalino, gli operai e le guardie girano in bicicletta e le memorie della lotta tra fascisti e partigiani fanno ancora male. Nella quiete apparente della provincia "dove non succede mai niente, ma succede di tutto" un uomo importante, l'architetto Cammei, viene trovato ucciso da un colpo di stiletto. A indagare è il Piazzi, un lungagnone bolognese malinconico e affascinante come si addice a un commissario. Lo aiutano in lunghi dopocena a base di grappa il professor Mario, sua moglie Carla e l'amica Franca, bellissimo medico che ha corso le Mille Miglia. Dietro l'omicidio e i delitti successivi c'è il marcio di un teatrino in cui la borghesia nasconde i suoi segreti per non rovinarsi gli affari. L'intreccio funziona e funziona l'atmosfera: è quella, tinta di nero e ancora efficace a cinquant'anni di distanza, della commedia all'italiana di Signore e signori di Germi, con la sua critica all'italica ipocrisia che tutto soffoca e tutto aggiusta. E' stata una piacevole scoperta che sicuramente andrá a finire nella Top dell'anno. Il mio 50esimo libro non poteva essere piú piacevole. L'impressione che risentiremo parlare di questo commissario....

domenica 30 settembre 2012

2012 L47: Petros Markaris - L'Esattore

Bompiani 2012
scheda libro (bompiani): Il commissario Charitos è di nuovo alle prese con le conseguenze della grande crisi economica. Nell’ombra agisce un “Esattore”, un vendicatore che invia a noti evasori fiscali una lettera in cui li invita a saldare quanto devono al fisco; ma se non ottiene quanto chiede, l’Esattore uccide i malcapitati con una iniezione di cicuta. Kostas Charitos si immerge nel nuovo caso con un senso di smarrimento: gli omicidi si susseguono in un clima di tensione sociale estrema, in cui vittime e colpevoli si scambiano continuamente di ruolo. Anche Caterina, sua figlia, è sul punto di andarsene, accettando un posto offertole dall’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati. Intanto, l’“Esattore” riesce a far restituire alle casse dell’erario quasi otto milioni di euro in soli dieci giorni, e il popolo scende in piazza per inneggiare all’eroe, al santo, che è riuscito là dove il potere costituito ha colpevolmente fallito. Nel mezzo di questo dilemma etico si trova il commissario Charitos: smascherare il colpevole e consegnarlo alla giustizia oppure stare dalla parte della gente dimenticata da quella stessa giustizia? Petros Markaris non perde un colpo. Col tocco del grande romanziere, del giallista esperto, con la materia incandescente della situazione mondiale che stiamo vivendo, dà vita a un nuovo, magistrale noir. commento personale: un altro grande libro di Markaris, in pieno nel casino attuale, tale da rendere questo Esattore simpatico a tutti, quasi un eroe personale: e allora si pone il dilemma, cercar di prenderlo o lasciarlo fare? Sicuro nella Top dell'anno!!!

venerdì 28 settembre 2012

2012 L45: Michela Murgia - L'incontro

Einaudi, 2012 A Maurizio non veniva cosí facile dire «noi», perché non c’è plurale nel mondo di un figlio unico, educato dalla solitudine a diventare per sempre l’unica misura di sé stesso. A Crabas col «noi», invece, bisognava farci i conti, perché i suoi nonni, i vicini di casa dei nonni, i loro figli e i bambini dei loro figli parlavano tutti di sé al plurale con la ronzante fluidità di uno sciame d’api intorno all’alveare [...]. Ma era soprattutto dagli altri ragazzi che Maurizio sentiva usare il noi con quell’accezione densa, piena di respiri comuni. «Non ci diamo proprio per vinti, eh?» gli aveva detto una volta Giulio, il figlio del vigile urbano, mentre lo guardava con la fionda stretta tra le mani prendere per l’ennesima volta la mira sulla lattina vuota poggiata in piedi sull’argine dello stagno, proprio dietro alla chiesa di Santa Maria. Maurizio aveva distratto gli occhi dal bersaglio e aveva fissato il ragazzo piú grande per qualche istante, come se anche la risposta richiedesse una buona dose di mira. A diventare amico di Giulio ci aveva messo piú di dieci giorni, e ora rischiava di giocarsi tutto in un istante. Con il cuore che gli batteva forte dalla paura di sbagliare, aveva mormorato spavaldo: «Non siamo mica gente che si arrende, noi». Giulio a quel punto gli aveva sorriso e poi il sasso lanciato dalla fionda era andato dritto sulla lattina, facendola cadere giú dal costone dell’argine con un suono acuto e pieno di riverberi. Il ragazzo piú grande aveva mormorato un’imprecazione passandosi una mano nei capelli scuri con un gesto incredulo, poi lo aveva applaudito forte. gran bel piccolo libro. ancora migliore di quello con cui ha vinto il Campiello. Raccomandatissimo. Ovviamente sarà nella Top

lunedì 17 settembre 2012

2012 L42: Manuel Vazquez Montalban - Tatouage

" Quand il n'était encore qu'un poète admirateur d'Ezra Pound et de T.S. Eliot, Manuel Vázquez Montalbán fit un jour le pari d'écrire en quinze jours un polar à l'américaine. Pari gagné : la première aventure de Pépé Carvalho venait de naître. C'est aussi la plus simple et la plus belle. Parce qu'il tire son nom d'une vieille complainte de marin et qu'il nous parle d'un jeune homme mort d'avoir tatoué sur son dos " Né pour révolutionner l'enfer ", Tatouage fait planer un peu de Stevenson sur Barcelone. Superbe. " Patrick Raynal, Le Monde. Prima storia di Pepe Carvalho, scritto velocemente ma così va anche letto, come le tapas che mandi giù qwuando sei affamato o, meglio ancora, il pane condito col pomodoro come solo loro sanno fare. Primo Montalban recensito da quando ho il blog, gli altri li ho letti anni fa.... candidato naturale alla Top dell'anno...

venerdì 15 giugno 2012

2012 L 31 - Mauricie Attia: Pointe Rouge

Roman (poche). Paru en 09/2007 En Stock Décembre 1967, la France est en surchauffe, la jeunesse gronde, Mai 68 n’est plus très loin. A Marseille, sur fond de guerre entre mafias, l’assassinat d’un militant gauchiste et la disparition d’une liste de noms laissent penser que le Service d’Action Civique prépare un coup. Décembre 1967, la France est en surchauffe, la jeunesse gronde, Mai 68 n’est plus très loin. A Marseille, sur fond de guerre entre mafias, l’assassinat d’un militant gauchiste et la disparition d’une liste de noms peuvent laisser penser que le Service d’Action Civique prépare un coup. Paco Martinez, le héros d’Alger la Noire qui a quitté l’Algérie, est toujours dans la police où il fait désormais équipe avec Tigran Koupignan, dit Koupi, arménien d’origine et poète à ses heures. Dans une cité étudiante, un repaire de gauchistes, un appel anonyme prévient le commissariat de l’Evêché qu’un homme est tombé d’une fenêtre. Paco et Koupi se rendent sur les lieux pour découvrir le corps sans vie d’Ernest Vespucci. C’est un certain Sénigalia, serrurier et trotskiste de son état, qui, au cours d’une dispute, aurait accidentellement provoqué la chute de la victime depuis l’appartement qu’il sous-loue à une Eva Pelletier dite la Fourmi, une fille un peu paumée qui aime le haschich et vénère Rosa Luxembourg. L’enquête semble bouclée, puisque Sénigalia se rend rapidement, mais le collègue arménien qui le cachait, militant à la CGT et au PC, est retrouvé trois jours plus tard torturé et crucifié chez lui. Epinglées sur le mur, des photos de la Fourmi à tous les âges ajoutent au mystère. Quand Paco apprend que Sénigalia a obtenu une mise en liberté provisoire, il file l’interroger pour tenter d’y voir clair, mais Sénigalia est abattu sous ses yeux par des motards qui collent à Paco trois balles dans le corps. Paco dans le coma, Koupi poursuit l’enquête, qui le mène sur la trace d’une liste de noms émanant du Service d’Action Civique – cette milice fondée par De Gaulle et Foccard pour être aux ordres des politiques … Dans le droit fil d’Alger la Noire, Maurice Attia, utilisant le mode du récit à plusieurs voix, fait se rencontrer destins individuels et grande Histoire. Gran bel libro, nella Top Ten dell'anno. Ritrovare le origini del SAC, Foccart, Pasqua. in un clima del 68... molto ben fatto, complicatissimo.. e triste alla fine.. da leggere e rileggere...

martedì 8 maggio 2012

2012 L25: Jonas Jonasson - Le vieux qui ne voulait pas fêter son anniversaire

C'est un grand jour pour Allan Karlsson : il doit fêter ses 100 ans. Notre Papy ne l'entend pas de cette oreille : en plein préparatif il prend la poudre d'escampette. Charentaises aux pieds, il n'a qu'un seul but : fuir le plus loin possible et profiter de la vie. Son errance dans la ville le mène à la gare routière : il décide de prendre le premier bus. Un jeune homme assez patibulaire lui confie sa grosse valise le temps d'aller aux toilettes. Il tarde à revenir. Allan ne veut pas rater son bus : il embarque la valise. Le bagage recèle un précieux chargement. Notre homme va se retrouver poursuivi par un gang de malfrats et par la police. Une improbable cavale débute à travers la Suède ainsi qu'une incroyable Odyssée au coeur du XXe siècle. Allan a eu une vie particulièrement bien remplie bien malgré lui. Ses talents d'artificier ont fasciné les plus puissants de ce monde : Franco, Churchill, Harry Truman, Staline, Mao Tsé-toung, Lyndon B. Johnson, De Gaulle ... Ce procédé original permet à l'auteur de revisiter l'histoire du XXème siècle sous un mode assez inédit. Dans sa fuite Allan rencontre une série de personnages tous plus ou moins déjantés. Un escroc assez touchant, un vendeur de hot-dogs surdiplômé, une rousse au lexique impressionnant de gros mots,inséparable de son chien et flanquée d'une éléphante : une véritable bande de pieds nickelés. Tous l'accompagnent dans son errance. 50 000 Couronnes dans une valise ça crée des liens ! Le vieux qui ne voulait pas fêter son anniversaire est inclassable. Forrest Gump a trouvé son père. Ce premier roman avec ses dialogues savoureux jusqu'à l'absurde, son comique de situation est un beau coup d'essai. On pense à Paasilinna comme un lointain cousin.
Grande libro, sicuramente in testa per la top ten dell'anno. Da morir dal ridere. Bravo, bravo, bravo.

sabato 5 maggio 2012

2012 L24: Massimo Carlotto - Respiro Corto

Einaudi, Stile Libero 2012
San Pietroburgo, Ciudad del Este, Alang, New York. Un mafioso russo, un criminale paraguayano, il rampollo di un'aristocratica e agiata famiglia parsi e un truffatore americano sono costretti ad abbandonare i loro paesi. I loro destini si incroceranno a Marsiglia, città ormai dominata dagli immobiliaristi e crocevia strategico dei traffici tra Europa e Africa, dove economia globalizzata e interessi politici si fondono con gli interessi delle mafie. Bernadette Bourdet, chiamata ironicamente B. B. per la sua scarsa avvenenza, è un commissario della narcotici che ascolta solo Johnny Hallyday e comanda una squadra di agenti reietti, cacciati da tutti i commissariati. Agisce al di fuori della legge ma i capi la lasciano fare perché i suoi metodi funzionano. Il suo sogno è fare pulizia dei politici e degli amministratori corrotti, ma non le è permesso oltrepassare i confini dei bassifondi. B. B. condivide una strana amicizia con un anziano boss della mala corsa. Entrambi pensano che la Marsiglia di un tempo fosse migliore e tentano di arginare un destino ineluttabile. Con Carlotto si va sul sicuro. Gran libro, anche con personaggi diversi. Uscito dal Veneto, questo panorama sulla malavita globale è proprio ben fatto e si legge, come sempre con lui, in un baleno. Sicuramente nella top ten. Avrei anche pensato a questo come al libro dell'anno, se non fosse per quello che ho iniziato subito dopo....

lunedì 30 aprile 2012

2012 L23: Ryszard Kapuscinski - In viaggio con Erodoto

Feltrinelli - I Narratori 2005 Il giornalista polacco ripercorre le proprie vicende, raccontando retroscena finora ignorati delle sue storie: dall'infanzia povera a quando, fresco laureato, venne mandato allo sbaraglio prima in India e poi in Cina, senza conoscere niente di quei paesi. Ci rivela le difficoltà incontrate e, di fronte a queste difficoltà, il suo punto di riferimento, il testo da leggere e rileggere è sempre stato Erodoto. Per Kapuscinski Erodoto è stato non tanto uno storico, quanto il primo vero reporter della storia: il suo bisogno di viaggiare, di toccare con mano, di raccogliere dati, paragonarli ed esporli, con tutte le necessarie riserve che è giusto nutrire riguardo alle storie riferite da altri, fa di Erodoto un giornalista a pieno titolo. gran bel libro, seconda volta che lo leggo. Sarà nella top ten.

venerdì 20 aprile 2012

2012 L 21: Mikal Gilmore - Un long silence


Sonatine Editions, 2010

Gary Gilmore est l’un des condamnés à mort les plus célèbres des Etats-Unis. Après avoir passé une partie de sa vie derrière les barreaux pour vols à main armée, il fut accusé de meurtre en juillet 1976, au moment même où la Cour Suprême, dix ans après la dernière exécution, venait d’autoriser à nouveau la peine capitale. En réclamant lui-même sa mise à mort, plutôt qu’une peine de prison à perpétuité Gilmore enflamma le débat dans tout le pays. Il sera finalement exécuté le 17 janvier 1977 au matin. Quelques années plus tard, Norman Mailer lui consacrera un de ses chefs d’oeuvre, Le Chant du bourreau. Le frère cadet de Gary, Mikal Gilmore, rédacteur en chef au Rolling Stone magazine, aura tenté pendant des années de mettre cette histoire tragique de côté. En vain. Avant qu’elle ne dévaste complètement son existence, comme elle a dévasté les siens, il s’est décidé à la mettre par écrit, pour essayer de mieux comprendre son héritage, dénouer les liens du sang et échapper à la malédiction familiale.http://www.babelio.com/livres/Gilmore-Un-Long-silence/230087

Freddo ai piedi, durante tutta la lettura del libro. Nel linguaggio dei fumetti è sinonimo di paura (quante volte Tex Willer o Kit Carson hanno usato questa espressione: Ehi, freddo ai piedi?"). Chissà perchè penso a questo, adesso che vengo a chiudere l'ultima pagina di questo libro. Una primavera strana, una giornata che continua a passare da piovaschi a brevi passaggi di sole, io steso sul divano, senza energie a causa di questa anemia che mi fa pesare anche il solo tenere il libro in mano. Sono più di 500 pagine, e la storia è di quelle che non vorresti leggere, una storia dalla quale non vuoi farti prendere: una storia di morte, senza fine, raccontata attraverso l'epopea familiare dei Gilmore.
Come sempre scrivendo un libro si lasciano passare altre cose, i non detti, cose che sembrano ovvie per chi ci vive dentro ma che per un lettore alieno sono spunti interessanti, anche se magari centrano poco con la storia narrata.
Essendo ambientato in America, e più in particolare nell'America mormona dell'Utah, le cose (per me) strane, si riferiscono a questo paese. La prima stranezza è la possibilità di cambiare nome, cognome, identità che quel paese sembra dare. Il padre dell'autore ha potuto farlo con almeno 6 nomi diversi, avere dei documenti ufficiali, cambiandoli di continuo, senza che questo creasse il minimo imbarazzo a qualcuno. Lo stesso Mikal non sembra trovare strano tutto ciò: ti svegli alla mattina chiamandoti Paolo Rossi, decidi di cambiar vita e nel pomeriggio sei Giovanni Mastrocicco, con documenti nuovi. Poi domani cambi ancora e avanti così.
Colpisce anche l'assenza totale di quella che, per noi europei, è l'essenza stessa del nostro patto sociale con i nostri governi: un sistema di diritti - salute, educazione, pensione, che non esiste laggiù e che, in vari momenti della storia familiare, si presentano come veri e propri problemi di sopravvivenza: il fratello che non viene ammesso in due ospedali perchè non ha una assicuarazione medica, la madre che, causa l'artrite, "dovrà" lasciare il lavoro - senza che l'idea di una pensione passi per la testa dello scrittore. Per noi sembra un altro mondo. Lo stesso si potrebbe dire della facilità di trovare case da affittare, cosa che si risolve, nei vari pellegrinaggi cui il padre sottopone la famiglia, nel giro di mezza giornata appena arrivato in città. Chi ha sperimentato le difficoltà di trovar casa in affitto in Italia, può avere l'impressione che si tratti di un altro mondo. E poi l'accettazione di vivere nei mobile home come una cosa ovvia, parte del American way of life: in nessun momento Mikal ha una parola di rimostranza su questo, segno di quanto sia parte del loro essere. La cosa che poi sicuramente colpisce di più è il livello di violenza famigliare che percorre tutta la storia della famiglia, dalla prima all'ultima pagina. Ma poi, quando alla fine narra dell'intervista di Nicole alla televisione e di come la violenza intrinseca al rapporto uomo donna fosse considerata "normale" dal giornalista, tanto da cercare di addossare a lei la colpa degli omicidi commessi da Gary, per il fatto di non esser rimasta con lui a continuare a prendere le legnate quotidiane che lui le dava, ti vien da pensare che stiamo ad altri livelli rispetto a quelli a cui siamo abituati. E' questo a rendere difficile la lettura all'inizio perchè le tante, troppe violenze famigliari provocano in me, lettore europeo medio, una domanda ovvia: perchè non reagiscono? Ma forse sono fatti così, una società diversa dalla nostra, più superficiale nei rapporti personali (roba da perdere la testa a star dietro ai rapporti, matrimoni etc. che vanno in frantumi nel giro di uno-due anni), più agile nella vita amministrativa ma dove la relazione basilare tanto proclamata, (la famiglia) di fatto esce completamente distrutta da questo libro.
Una bella scrittura che ti tira dentro, ma che quando arrivi alla fine del libro ti dici che sei contento di averlo finito, e che sia uscito un raggio di sole per scaldare questa giornata.
Sarà nella top ten dell'anno. Grazie Pierre.

sabato 14 aprile 2012

2012 L 19: Yasmina Khadra - Ce que le jour doit à la nuit


Editions Julliard, Pocket, 2008

L'itinéraire, des années 1930 à nos jours, d'un garçon algérien au destin jalonné par les tragédies. Issu d'une famille de paysans ruinés, Younes est arraché à sa mère à l'âge de 9 ans, puis confié à son oncle, notable d'Oran. Marié à une Française, l'homme rêve d'offrir une vie meilleure à ce jeune et charmant neveu. Rebaptisé Jonas, Younes intègre alors la jeunesse pied-noire de l'Algérie des années 1950. Mais la douceur de son existence sera bientôt troublée par les conflits qui agitent le pays.

Gran bel libro, che avrebbe potuto portare un titolo diverso: l'indeciso. La storia, letta al maschile di una serie di non scelte, sul piano personale e politico (lotta per l'indipendenza dell'Algeria). Notevole l'assenza di riflessioni più profonde sul femminile nel mondo islamico. Ma come sempre un libro va letto anche per quello che non dice e non trovi. Bravo l'autore, che ci fa capire, per omissione, quanto resti da fare in quel paese e in quella visione dei rapporti di genere per arrivare a una vera parità.

martedì 21 febbraio 2012

2012 L15: Marco Malvaldi - La carta più alta


Sellerio editore

Aldo, Ampelio, Gino e Pilade, i quattro pensionati-detective di Pineta affondano in questa nuova avventura fra un pettegolezzo, una bevuta e quattro risate, rompendo la monotonia della placida vita di provincia con arguzia e ironia. E dimostrando alla fine che la scienza serve, anche tra i tavolini di un bar.

«Non è che tutti gli anni possono ammazzare qualcuno per farvi passare il tempo», sbotta disperato Massimo il barrista. Ma è impossibile sottrarsi al nuovo intrigo in cui stanno per trascinarlo i quattro vecchietti del BarLume: nonno Ampelio, il Rimediotti, il Del Tacca del Comune, Aldo il ristoratore. Dalla vendita sottoprezzo di una villa lussuosa, i pensionati, investigatori per amor di maldicenza, sono arrivati a dedurre l’omicidio del vecchio proprietario, morto, ufficialmente, di un male rapido e inesorabile. Massimo il barrista, ormai in balìa dei vecchietti che stanno abbarbicati tutto il giorno al tavolino sotto l’olmo del suo bar nel paese immaginario e tipico di Pineta, al solito controvoglia trasforma quel fiume di malignità e di battute in una indagine. Il suo lavoro d’intelletto investigativo si risolve grazie a un’intuizione che permette di ristrutturare le informazioni, durante un noioso ricovero ospedaliero: proprio come avviene nei classici del giallo deduttivo. E a questo genere apparterrebbero, data la meccanica dell’intreccio, i romanzi del BarLume, se non fosse per le convincenti innovazioni che vi aggiunge Marco Malvaldi. La situazione comica dei quattro temibili vecchietti che sprecano allegramente le giornate tra battute diatribe e calunnie, le quali fanno da base informativa e controcanto farsesco al mistero. La feroce satira che scioglie nell’acido ogni perbenismo ideologico. La rappresentazione, umoristica e aderente insieme, della realtà della provincia italiana nel suo localismo, nel suo vitalismo e nel suo eccentrico civismo, incarnata in un paesino balneare della costa toscana, da dove passano e ripassano i personaggi di una commedia di costume in forma di giallo.

Sempre alto livello. Sicuro che uno di questi sarà nella top list dell'anno.

domenica 8 gennaio 2012

2012 L1: Mario Vargas Llosa - Avventure della ragazza cattiva


Einaudi (Super ET)

Ricardo conosce la "ragazza cattiva" da adolescente, a Lima, e per trent'anni la rincorre in lungo e in largo per il mondo, colpito da un amore folle e sconsiderato. Lei ama nascondersi sotto false identità, è sempre in fuga da qualcosa, irretita da ideali politici, alla ricerca di libertà, ma anche di patrimoni da depredare. La rincontra a Parigi, dove lei è di passaggio, guerrigliera della MIR destinata all'addestramento a Cuba: sull'isola seduce un capo castrista, poi un diplomatico francese che la riporta con sé in Europa. Seduce poi un benestante inglese, per poi finire con un mafioso giapponese, che la devasta nel morale e nel fisico con ripetute, terribili violenze sessuali. Ogni volta Ricardo è lì a proteggerla. E ogni volta lei riprende la sua via di fuga.

Gran bel libro. Anche quest'anno sarà nella top list. Consigliato vivamente.