Visualizzazioni totali

giovedì 31 marzo 2022

2022 L19: Beppe Fenoglio - Una questione privata


Einaudi

Nelle Langhe, durante la guerra partigiana, Milton (quasi una controfigura di Fenoglio stesso) è un giovane studente universitario, ex ufficiale che milita nelle formazioni autonome. Eroe solitario, durante un’azione militare rivede la villa dove aveva abitato Fulvia, una ragazza che egli aveva amato e che ancora ama. Mentre visita i luoghi del suo amore, rievocandone le vicende, viene a sapere che Fulvia si è innamorata di un suo amico, Giorgio: tormentato dalla gelosia, Milton tenta di rintracciare il rivale, scoprendo che è stato catturato dai fascisti… Con parole precise e vere, con commozione e furia, Fenoglio fa risuonare la piú bella tra le storie d’amore possibili e impossibili.

==

Un libro di sofferenze, vissute e sentite e trasmesse quasi con rabbia.

Le religioni contro la donna

questo testo, scritto da Roger Peytrignet, mi è sembrato interessante e da condividere, come parte della riflessione che, assieme ad alcune amiche e colleghe, portiamo avanti sul tema dei diritti delle donne alle risorse naturali e oltre.

 

L’originale di questo articolo è pubblicato su Le Libre Penseur (periodico romando laico e indipendente), Anno 30, settembre 2004, n. 122.

I fondamenti della misoginia

All’origine c’è la Bibbia che attribuisce alla donna il primo peccato e rende sospette tutte le figlie di Eva e le vota fin dalla loro nascita a un marchio d’infamia. Così, dopo la messa al mondo d’un bambino «l’impurità della madre dura 7 giorni; 14 per una bambina. La sua purificazione esige 33 giorni per un maschio, ma per una femmina 70» (Lev. 12: 2-6). Di solito, le femmine contano così poco che non si menzionano mai in una discendenza.

Più tardi, il fidanzato compra la prescelta dal padre: «lui gli passa al naso un anello e la porta via» (Gen. 24: 47). Da quel momento è di sua proprietà: «Tu non desidererai la donna del tuo vicino, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né niente che gli appartenga» (Es. 20: 17; Deut. 5: 21). Rinunciando anche alla propria identità, ella dice allo sposo: «La tua gente sarà la mia gente e il tuo Dio sarà il mio Dio» (Ruth 1: 16). Dal tempo di Lamech (Lemek), gli ebrei erano poligami e potevano ripudiare le proprie spose con il minimo pretesto, per esempio un cibo troppo cotto o troppo salato. Si lapidava la donna adultera e «la giovane sposa trovata non vergine» (Deut. 22: 21). La misoginia biblica è una vera chicca: «la donna è frivola, stupida e ignorante» (Prov. 9: 13).

Il profeta Maometto a sua volta afferma: «Ho visto che la maggior parte di coloro che sono nel fuoco dell’inferno sono donne… [Poiché] esse sono ingrate verso i loro mariti e deficienti in intelligenza e religione. Esse sono pericolose e impure nei loro corpi e nei loro pensieri. Io non tocco la mano delle donne e bisogna impedire loro d’imparare a scrivere».

Le grandi religioni monoteiste, al di là dei particolarismi confessionali, faranno a gara a chi avrà più irriverenza e disprezzo per la donna: «Tanto vale spezzare le Tavole della legge» - commenta il Talmud - «piuttosto che spiegargliele». Le donne devono essere fecondate per trasmettere alle generazioni la fede di un tempo: è questo il ruolo primario che il Creatore ha loro indicato. Talvolta fisicamente la donna è bella, ma è sempre pericolosa: «il suo sguardo è una rete, i suoi seni una trappola, le sue braccia catene». Moralmente, «vale più la malizia d’un uomo che la bontà d’una donna». (Eccl. 42: 14). Riassumendo, «la donna è più amara della morte». Questa è la parola di Dio.

Ma l’evoluzione sociale attenua la legge di Mosè: il Nuovo Testamento mostra costumi addolciti, segnando un progresso rispetto al passato. Si vede Gesù intrattenersi pubblicamente con la Samaritana e assolvere la donna adultera, evitandole la lapidazione. Certo, il perdono gli è stato più facile che al marito e il Vangelo talvolta cade nell’insulto: «Che c’è in comune fra te e me?» (Giov. 2: 4) o ancora: «C’erano circa 5.000 uomini, senza contare le donne e i bambini» (Matt. 14: 21).

Osserviamo anche un fatto raramente evidenziato: quando la Bibbia vuole umiliare qualcuno lo definisce «figlio della donna» (Giobbe 15: 14). Ma nel Vangelo, Gesù è sempre «il figlio dell’uomo» (Luca 6: 5).

Teologia della donna

La Chiesa romana, per conferire alla donna un ruolo inferiore e inibire la sua liberazione, s’ispira al Vecchio Testamento, sperando di ritrovare lo spirito dei profeti. La sua dottrina è semplice: «l’uomo e la donna sono uguali nell’ordine sovrannaturale, ma l’uomo è superiore alla donna su un piano naturale». Ma l’uguaglianza davanti a Dio non provoca l’uguaglianza naturale: essa non sopprime né le classi sociali né le “classi di sepoltura”. Non avendo percepito la sfumatura, alcuni cristiani della prima ora pensarono di emanciparsi, ma S. Paolo li ricondusse alla gerarchia divina: «La testa del Cristo è Dio, la testa dell’uomo è il Cristo, la testa della donna è l’uomo» (I Cor. 11: 3). E l’apostolo fissa regole pittoresche e futili, ordinando alla donna di coprirsi la testa in chiesa. «L’uomo non deve coprirsi il capo», dice S. Paolo, «perché egli è l’immagine della gloria di Dio, ma la donna non è che la gloria dell’uomo» (I Cor. 11: 7).

Il canone 1262 vieta sempre alla donna di entrare a testa scoperta nei luoghi santi. Attribuendo al velo un simbolo di sottomissione e d’umiltà, Roma lo impose a tutte le credenti di qualunque condizione, alle vergini, alle sposate, alle vedove, alle comunicande, alle monache e alle suore; nessuna sfugge. Molte comunità cristiane lo imposero ancora alle loro pie donne: simbolo di sottomissione, il velo o la cuffia evocano per alcuni il giogo che incurva la fronte del bue al lavoro.

S. Paolo riconosce al padre il diritto di disporre della figlia a suo gradimento: fin dalla nascita può votarla alla verginità o maritarla «come vada ma sempre a modo suo: egli non pecca mai. Colui che fa maritare la figlia fa bene, ma colui che non la fa sposare fa meglio» (I Cor. 7: 36 seg.). La ragazza passerà dalla tutela del padre a quella dello sposo. La prima epistola di S. Pietro ricorda che «Sarah obbediva a Abramo e lo chiamava mio signore». Per S. Paolo, «la sposa deve obbedire in tutto al marito» (Efes. 5: 24).

Come unica eredità dell’Impero romano la Chiesa ne ha custodito il senso autoritario e giuridico. Conservatrice per la sua teologia e le sue tradizioni, essa vuole un mondo strutturato a proprio piacimento nel quale Dio semina e ciascuno raccoglie. Ai nostri giorni ancora, la gerarchia ecclesiastica è un modello di minuziosità, è un interminabile decrescendo di gradi e di onori dal Sovrano Pontefice fino al basso clero della Svizzera primitiva o della bassa Limousin. Le poche donne ammesse al Concilio Vaticano II dovevano tacere e ascoltare: il loro attributo ufficiale di uditrici definiva perfettamente il loro ruolo.

Ora, la donna ha una incontestabile capacità per gettare lo scompiglio in tutto questo bell’ordinamento. Dal Paradiso terrestre ella saggia le sue forze. Per l’errore di Eva, Adamo si ribella contro Dio e la creazione intera contro Adamo. La donna provoca disordine anche nel cielo dove i nuovi cuori cantano saggiamente le lodi di Dio. Ma un giorno fatale i figli di Dio vedono «che le figlie degli uomini erano belle»(Gen. 6: 2). Addio Signore, eccoli sulla terra. Da questa conquista folgorante nacque una razza di giganti. E da quel tempo in poi, arricchite dalle loro esperienze, le figlie di Eva sono in sedizione permanente. Non accendono più la guerra di Troia come la bella Elena o non dissipano regni per qualche bacio come Cleopatra. Ma i casi estremi illuminano gli altri: la Grandissima Vergine, oggetto d’un culto onanista, è indispensabile alla continenza del prelato. La silfide del prete è Maria. Questo amore per l’eccitante madre di Gesù ha il suo chiaro di luna: l’amore platonico per una donna, oggetto vergognoso del desiderio maschile.

L’assoluta superiorità dell’uomo

L’assoggettamento della donna è dedotta dalla sua origine: nata dalla costola d’Adamo, Eva non esiste che per lui; ella non è onorata da una creazione personale. Per un lungo periodo di tempo si è interpretata la Genesi in senso letterale, che recita: «Le donne devono ricordarsi della loro origine», dice Bossuet, «e pensare che esse vengono da un osso soprannumerario». Disillusa dalla scienza, Roma ammette infine che questa costola è simbolica, ma il fedele è tenuto a credere che «la prima donna fu formata dal primo uomo». La Chiesa non dimentica mai di ricordare, con tutta la delicatezza del caso, che Eva ha introdotto il peccato nel mondo, la maledizione e la morte: «È causa della donna che è iniziato il peccato ed è a causa sua che noi moriamo tutti» (Sir. 25: 24). L’inferiorità della donna è dunque naturale. Aristotele aveva detto che essa «è un uomo mancato» e S. Tommaso precisava «secondo la natura il mascolino è il migliore, il feminino meno buono: mas occasionatus». Bonaparte, collegando il Codice civile al libro della Genesi, concluderà: «La donna non è che una costola, essa è schiava del marito».

Non è il culto di Maria che riabilita la donna: è la promozione sociale della donna che ha ispirato il culto di Maria. E che non ci vengano a dire che il cristianesimo ha emancipato la donna!

Misoginìa e mitologia

Il giudeo-cristianesimo non ha tuttavia il monopolio dell’antifemminismo: se si eccettuano le religioni siriane equivoche dove il prete si castrava in onore delle divinità femminili, ovunque in quel tempo, in Egitto e in Grecia, in Cina e in Messico, in Persia e in Tibet, tutte le mitologie accusavano la prima donna del primo peccato. Ugualmente, scartando le stravaganze indiane che mettevano la donna sotto una femmina di cammello, si compiva un curioso florilegio saccheggiando i libri sacri di tutti i Paesi! Le religioni manichee affermavano due principi immutabili: l’uno buono, d’essenza maschile, che generava l’ordine e la luce; l’altro cattivo, dunque femminile, che partoriva il caos e la notte. Il primo aveva il Sole per simbolo, il secondo la Luna, astro malefico. Non ci dobbiamo troppo meravigliare, se le religioni sono un sogno ordinario per le donne, esse sono dogmatizzate dall’uomo e codificate a proprio beneficio. La misoginia delle religioni ha un’origine comune: il subcosciente maschile. Per scagionare Dio dal male e dalla morte - nozioni incompatibili con la divinità, essenza irreprensibile - egli carica la sua compagna del peccato originale: «Non sono stato io, è stata lei» dice Adamo.

L’Islam

Il Corano afferma il principio d’inferiorità sociale della donna: «Gli uomini sono superiori alle donne per le qualità per cui Dio li ha posti al di sopra di esse, e perché gli uomini impiegano i loro beni per dare la dote alle femmine. Le donne virtuose sono obbedienti e sottomesse […]». Le donne restano a casa al fine di educare i bambini e di fare i lavori domestici mentre gli uomini sono destinati al mondo esterno. Esse hanno bisogno della protezione dell’uomo poiché, sole, non hanno vita sociale. Solo l’uomo può avere l’iniziativa di ripudiare. Lo scopo del matrimonio è di rendere lecita la sessualità. Riguardo all’adulterio, il Corano fa una distinzione secondo che esso sia commesso da un uomo o dalla sua compagna: la donna è confinata in casa fino a quando la morte non la chiami o che Allah decida diversamente; l’uomo sarà perdonato se avrà dato prova di pentimento.

Due parole sull’escissione e le mutilazioni sessuali. «Nel corso della mia vita ho vissuto con dolori al ventre insopportabili. E la sera delle mie nozze ho avuto un tale male che sono svenuta». Questa giovane algerina è ancora traumatizzata. Il sesso escisso d’una donna è come una ferita costantemente bagnata di alcool. Ma in Africa nessuno mette in relazione questo tipo di dolore con l’escissione. Altrove, le donne non possono confrontarsi perché non parlano mai tra di loro. Quando una madre o un bebè muoiono durante il parto, si dice che «è Dio che l’ha voluto, che le donne sono nate per soffrire».

Il velo

Quanto a portare il velo, il Corano dice «alle credenti di abbassare lo sguardo, di non mostrarsi con ciò che hanno. Che esse abbassino i loro veli sul loro seno […]». Passiamo ora alle grandi discussioni che coinvolgono la società francese sul principio di uguaglianza. La questione sembra provvisoriamente risolta dallo Stato laico e repubblicano, anche se la schiavitù dorata della donna musulmana resta nascosta sotto la tutela maschile: i dibattiti hanno soprattutto servito la tesi dell’equità in ambito scolastico, schivando la costante di discriminazione sociale della donna. Ci auguriamo che l’amore e la donna ne abbiano approfittato: non si fa della carne un dramma senza dare alla donna una grandezza poetica di Lys du Ciel o di Rose d’Enfer… [Giglio del Cielo o Rosa d’Inferno, ndt]. Il velo ricusa, ai nostri occhi, i diritti della donna e conferma la sua inferiorità. Può esso mettere in pericolo la sua salute fisica? La tesi può essere sostenuta: l’avitaminosi D, responsabile del rachitismo e osteomalacia degli adulti, sopravvive nei casi dove il soggetto resta al riparo dei raggi solari. Uno studio, condotto al CHUV a Losanna (Centro ospedaliero universitario del Vaud) nel maggio 2004, ha dimostrato la nocività del velo per la salute. Davanti a 2.500 medici svizzeri specializzati in medicina interna riuniti in colloquio, il Prof. Alain Pécoud ha rivelato i risultati d’uno studio praticato su decine di donne immigrate velate che soffrivano di dolori cronici detti “somatoformi”: il tasso di vitamina D nel sangue era crollato. Ora, la vitamina D, fabbricata al 90% dal nostro organismo, contribuisce in maniera decisiva al metabolismo osseo. Una carenza di questo prezioso “agente del sole” può generare dei gravi disturbi organici, in particolare l’osteoporosi.

La Charia

Innanzi tutto conviene distinguere tra Paesi musulmani e Stati islamici i quali fanno della charia (legge islamica) il fondamento stesso del potere. Lo Zamfara, uno dei 12 Stati nigeriani, ha reintrodotto la charia nel 1999, malgrado l’opposizione del governo federale. Safiya Husaini aveva dato alla luce una bambina mentre era divorziata. Applicando la charia, essa si vide infliggere la pena capitale tramite lapidazione per “adulterio”. La sua condanna suscita un largo movimento di protesta nel mondo, e l’Unione Europea esige dalle autorità nigeriane ch’esse evitino questa odiosa crudeltà. Il 22 marzo 2002, la Corte d’Appello islamica dello Stato del Sokoto proscioglie Safiya Husaini per vizio di forma. Lo stesso giorno, un tribunale di Bakori, nello Stato di Katsina, condanna a morte per lapidazione (fatwa) Amina Lawal, divorziata, 30 anni, madre di tre bambini. La giovane donna era stata arrestata da alcune persone del suo villaggio e portata davanti a un tribunale. Amina riconobbe d’aver avuto una relazione con un uomo del suo villaggio, affermando che lui le aveva promesso di sposarla se si fosse concessa a lui. Davanti al tribunale l’uomo ammette la sua relazione con Amina, ma nega di aver avuto con lei rapporti sessuali. Il tribunale ritira allora le accuse contro di lui. La sentenza è confermata da una Corte d’Appello islamica ed è accolta da un mormorio di approvazione «Allah è grande» nell’aula del tribunale. La pena diventa esecutiva al momento dello svezzamento del bambino, nel gennaio 2004.

In Afghanistan, l’arrivo dei talebani nel 1996, affonda le donne nell’abisso dell’infamia: esse diventano dei «fantasmi senza volto e senza voce». Vengono loro vietate l’accesso all’educazione, le cure mediche, l’assistenza legale, il diritto al lavoro, di passeggiare da sole (esse devono essere accompagnate da un uomo della propria famiglia). Le donne sono costrette a portare il tchador e il burqua. Molte sono picchiate, violentate e perfino uccise e la maggior parte accetta questa sottomissione servile con l’unico scopo di rimanere in vita. La fine dei talebani segna la liberazione delle donne? Il fenomeno è ancora troppo recente perché si possa dire se alcune scuole hanno riaperto le porte alle ragazze. Constatiamo che il burqua è ancora largamente usato e che la maggior parte delle persone interrogate stima che ciò fa parte della tradizione che bisogna rispettare.

Scrivendo queste righe, ho denunciato la misoginia religiosa, non i risultati. Io non sposerei mai né il fanatismo salvifico né quelle sciocche illusioni. La morale religiosa è un inganno, e i costumi sociali ne sono viziati. Se l’abuso è inseparabile dall’istituzione, quest’ultima è ingiusta. Tacere sarebbe un disonore: il silenzio aiuta la gloria delle religioni, della Chiesa e dell’ordine; esso stravolge il senso morale. E così, per distrazione, la giustizia si mette sotto i piedi, essa offusca il candore della colomba per imbiancare il corvo, secondo la frase di Giovenale: «Dat veniam corvis, vexat censura columbas» (Perdona i corvi, tormenta con la critica le colombe, ndt). Appartiene quindi alle donne, animate da questa forza cosmica - di cui parla Dante - d’aver l’ultima parola: eterne schiave del carniere di preti e di mullah, esse finiranno per sbarazzarsi dei loro perversi impedimenti; ma è soprattutto un problema di tutti gli uomini di buona volontà.

L’AUTORE

Roger Peytrignet (4 Chemin du Corgeon, CH 1095 Lutry, Svizzera), è autore di Jésus-Christ: mythe ou personnage historique (Gesù Cristo: mito o personaggio storico), Ed. La Pensée Universelle, Paris. Internet: jésus.mythe.com (libro che vi raccomandiamo vivamente).

(Traduzione dal francese di Baldo Conti, circolo UAAR di Firenze).

mercoledì 30 marzo 2022

2022 L18: Angelo Petrella - Fragile est la nuit


10/18 2022

Le premier volume d'une série d'un flic de Naples fragile et attachant, par un des chefs de file du polar italien.
Coupable d'abus de pouvoir et de chantage, l'inspecteur Denis Carbone a été relégué au commissariat de Pausilippe, le quartier le plus chic, mais aussi le plus calme, de Naples. Pour tromper son ennui, il partage depuis dix ans son temps libre entre cuites retentissantes et planques devant le domicile de son ancienne compagne. Or, voilà qu'une riche et sédui sante quadragénaire est retrouvée sans vie au pied de sa villa, où elle vivait seule et recevait des amants. S'agit-il d'un suicide ou d'un meurtre ?
Chargé de l'enquête, Carbone sent renaître en lui le flair du flic brillant qu'il a été. Mais la hiérarchie l'oblige étrangement à collaborer avec Tagliamonte, intransigeant chef de la PJ, à l'origine de sa chute. N'ayant plus rien à perdre, il décide de tout mettre en œuvre pour supplanter son rival et mener son enquête à bon terme.

=

Interessante ma non mi ha convinto del tutto....

martedì 29 marzo 2022

2022 L17: Eliane Viennot - Non, le masculin ne l'emporte pas sur le féminin !

 


Edition IXE 2014

Le long effort des grammairiens et des académiciens pour masculiniser le français a suscité de vives résistances chez celles et ceux qui, longtemps, ont parlé et écrit cette langue sans appliquer des règles contraires à sa logique.

La domination du genre masculin sur le genre féminin initiée au XVIIe siècle ne s’est en effet imposée qu’à la fin du XIXe avec l’instruction obligatoire. Depuis, des générations d’écolières et d’écoliers répètent inlassablement que « le masculin l’emporte sur le féminin », se préparant ainsi à occuper des places différentes et hiérarchisées dans la société.
Ce livre retrace l’histoire d’une entreprise à la misogynie affirmée ou honteuse, selon les époques. Riche en exemples empruntés aux deux camps, il nous convie à un parcours plein de surprises où l’on en apprend de belles sur la « virilisation » des noms de métier, sur les usages qui prévalaient en matière d’accords, sur l’utilisation des pronoms ou sur les opérations « trans-genre » subies par certains mots.

==

Libro dell'anno!

Liberté, Égalité, Solidarité !

voilà la nouvelle devise pour une France égalitaire !



giovedì 24 marzo 2022

Il lungo, progressivo e inesorabile cammino verso la guerra


La maschera è stata tolta. Se all’inizio eravamo tutti convinti che il problema centrale dell’attuale guerra in Ucraina fosse la richiesta di quest’ultima di entrare nella Nato, l’ultimo discorso pubblico di Putin allo stadio ha confermato che le cose non stanno così. 

 

Il sogno di ricostruire la Grande Russia è l’incubo che lo tormenta da anni, ce l’aveva detto in tanti modi, distruggendo la Cecenia per esempio, ma noi avevamo difficoltà a capirlo. Putin ha una sola ossessione in mente, riprendersi quello che, secondo lui, la madre Russia ha perso come territori a causa dell’Occidente traditore e infingardo. Nel mirino entrano quindi a pieno titolo la Moldavia e la Georgia, a cui faranno seguito la Polonia e i Baltici.

 

Dal suo punto di vista, noi occidentali siamo diventati dei mollaccioni, incapaci di reagire quando il gioco si fa duro. Il ritiro disonorevole di Obama di fronte al siriano Bashar-al-Assad dopo i bombardamenti all’arma chimica del 2012-2013, dopo avergli indicato che quella sarebbe stata la linea rossa da non oltrepassare, hanno fatto pensare a Putin che non reagiremo neanche in futuro. L’anno successivo (2014) si prese la Crimea, e noi zitti, e poi ancora ha mandato i suoi mercenari a promuovere una guerra nel Donbass, per far credere a una specie di auto-rivolta che non è mai esistita (e noi ancora nulla). Adesso quindi è partito con tutta l’Ucraina, e le nostre reazioni sono state: marce per la pace! Putin deve essere ancora lì a ridere, dicendosi che se son queste le reazioni, può star tranquillo.

 

Non si aspettava però che fossero gli ucraini tutti a reagire, ed eccolo lì impantanato in una guerra che rischia tempi lunghi ed esito incerto. 

 

Oramai tutti i ponti sono stati tagliati e indietro non sembra possibile tornare. Qualsiasi pretesa avanzasse adesso la Russia a un eventuale tavolo negoziale, dato che dovrà essere accettata da un referendum popolare dal popolo ucraino, non esiste margine alcuno. I Russi stanno radendo al suolo scuole, case, ospedali e tutta la città di Mariupol, chiarendo che vogliono andare avanti fino all’esito finale. 

 

Per fortuna abbiamo aumentato le capacità difensive degli ucraini, ma ricordiamoci che a ogni impasse, Putin reagisce, come sempre ha fatto, passando al livello superiore. Le prime notizie sull’uso di armi chimiche, il fosforo bianco, già stanno circolando, ma ancora una volta l’occidente spende parole vagamente minacciose che non lo fermeranno. Il livello successivo lo conosciamo, e il ministro francese della salute lo ha annunciato ai francesi: abbiamo scorte di iodio (per le radiazioni nucleari) per tutta la popolazione (https://www.rtl.fr/actu/politique/nucleaire-la-france-detient-suffisamment-de-pastilles-d-iode-selon-olivier-veran-7900136688). Da noi, come al solito, si fanno i vaghi, ma non ci sono dubbi che a livello governativo sia chiaro che il rischio di arrivare alla guerra nucleare è sul tavolo.

 

Putin capisce solo la logica della forza e finora ha avuto ragione lui, dato che non abbiamo mai reagito. L’idea che ai suoi confini possa instaurarsi un regime democratico, su quella che è stata la culla della madre Russia, proprio non lo può tollerare. Democrazia, libertà di stampa, istituzioni indipendenti, sono istigazioni del diavolo che il suo sodale patriarca Kirill si premunisce di indicare dal pulpito delle sue chiese.

 

Decenni di indottrinamento stile berlusconiano, hanno ridotto i russi a un gregge mansueto di imbecilli che credono qualsiasi storia venga propinata dal capo supremo. Ovviamente i russi non sanno nulla di quello che i loro soldati stanno facendo in Ucraina e di quello che i barbari islamici delle milizie cecene fanno alle donne e uomini che resistono ai loro attacchi. Sono ancora lì a credere che sia stata l’Ucraina ad attaccare la Russia, ascoltano Putin parlare di “genocidio” nell’est del paese, laddove lui stesso ha provocato la guerra con l’invio di truppe cammuffate, e credono veramente che sia l’Occidente che vuol far sparire la Russia. Insomma, adesso bisogna resistere, con l’obiettivo iniziale di eliminare Putin, definitivamente, dato che con lui non sarà più possibile intenderci, e poi bisognerà prepararsi a un lungo lavoro, che spetterà a noi europei, perché è nel nostro interesse, di rieducare il popolo russo a quei principi che non hanno mai conosciuto: libertà di opinione, pluralità di informazioni, istituzioni indipendenti etc. etc. Bisognerà riprendere in mano i manuali scolastici, fatti riscrivere da Putin in questi anni, per ristabilire una volta per tutte un filo di verità condivisa, ma tutto questo porterà via molto più tempo ed energie.

 

Ci sarà, probabilmente, una guerra molto dura, ma il dopo sarà ancora più complicato. Eliminare Putin è un dettaglio, bisogna mettere basi per una democratizzazione della popolazione, e qui, come vediamo anche in casa americana, è un lavoro che non finisce mai.     

mercoledì 23 marzo 2022

20221 L16: Djaïli Amadou Amal - Les impatientes



J'ai lu 20221

Trois femmes, trois histoires, trois destins liés.
Ce roman polyphonique retrace le destin de la jeune Ramla, arrachée à son amour pour être mariée à l'époux de Safira, tandis que Hindou, sa soeur, est contrainte d'épouser son cousin. 
Patience ! C'est le seul et unique conseil qui leur est donné par leur entourage, puisqu'il est impensable d'aller contre la volonté d'Allah. Comme le dit le proverbe peul : « Au bout de la patience, il y a le ciel. » Mais le ciel peut devenir un enfer. Comment ces trois femmes impatientes parviendront-elles à se libérer ?
Mariage forcé, viol conjugal, consensus et polygamie : ce roman de Djaïli Amadou Amal brise les tabous en dénonçant la condition féminine au Sahel et nous livre un roman bouleversant sur la question universelle des violences faites aux femmes.

==

Ho letto con crescente rabbia questo libro sugli uomini primitivi. Forse sbaglio, perché da quel poco che ne sappiamo la condizione femminile era migliore all'epoca. D'altronde, non avevano ancora inventato le religioni monoteiste, strumento dell'oppressione maschile sulla donna, cosa che il vecchio barbuto Karl non aveva capito bene, essendone lui un rappresentante non più edotto di altri. Comunque, per chi ancora avesse sogni di un immaginario ideale africano, leggete questo libro e vi sveglierete. La lotta sarà lunga, soprattutto quando si pensa che i partiti e movimenti sociali, specie quelli contadini, sono ancora così indietro nell'analisi di questo problema.

Sarà nella Top!

martedì 22 marzo 2022

Giornata mondiale dell’acqua 22 marzo: Le acque invisibili – rendere visibile l’invisibile

 

Ancora una volta mi tocca sentire parlare della scarsità d’acqua, senza che venga ricordato dalle grandi agenzie ONU la responsabilità dell'agricoltura industriale che consuma quasi il 70% dell'acqua totale. Ricordo quanto dice l'analisi delle Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition: "Se si allarga lo sguardo all'industria agroalimentare, il consumo è del 90%" https://www.agrifoodtoday.it/ambiente-clima/barilla-acqua-consumi.html). 


Tante genericità sulla questione globale ma, ancora una volta, nella riunione a cui ho partecipato stamattina, la questione di genere non viene nemmeno citata.

 

Ricordiamo allora che il SDG 6 dice, testualmente: Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e dei servizi igienici per tutti

Mete: Entro il 2030, raggiungere un accesso universale ed equo all'acqua potabile sicura ed economica per tutti.

Entro il 2030, raggiungere un accesso equo a servizi igienici adeguati e all'igiene per tutti e porre fine alla defecazione aperta, prestando particolare attenzione ai bisogni di donne e ragazze e delle persone in situazioni vulnerabili.

 

Abbiamo dei numeri per chiarire perché la questione dell’acqua sia, innanzitutto, un enorme problema di genere: “quasi 800.000 donne muoiono ogni anno perché non hanno accesso a servizi igienici sicuri e acqua pulita” https://www.sportellodeidiritti.org/news/item/acqua-sporca-uccide-piu-donne-dellaids-e-del-cancro-al-seno-sec

 

Nel nostro immaginario italiano abbiamo sempre l’idea della donna (o bambina) africana che, appena alzatasi, deve partire con un paio di secchi alla ricerca di acqua per lavare sé stessa e il resto della famiglia. Gli effetti reali (sulle donne e bambine) del tempo impiegato per recuperare l’acqua è che non riescono a lavorare per guadagnarsi da vivere o a dedicare del tempo al proprio sviluppo personale. Per molte bambine e ragazze il tempo da dedicare alla scuola diminuisce a tal punto da indurle ad abbandonarla.

 

L’altro grande problema legato all’acqua che pesa sulla vita di donne e bambine riguarda l’igiene. Secondo WaterAid, 1 donna su 3 non ha accesso a servizi igienici sicuri. In India, la stragrande maggioranza della popolazione, ancora oggi, fa i suoi bisogni fuori in mezzo ai campi e questo significa un rischio di violenza sulle donne molto forte.

 

Inoltre, molte donne e ragazze che vivono in condizione di povertà non dispongono di prodotti sanitari puliti. Questo accade perché tali prodotti costano troppo, oppure perché non sono disponibili in alcune aree e comunità. La combinazione di ciclo mestruale, povertà, stigmatizzazione e scarsa igiene ha importanti conseguenze sulla salute e il benessere della vita di donne e ragazze.

 

Ultimo punto che voglio ricordare qui è quello della (scarsa) partecipazione delle donne e ragazze nella gestione dell'acqua, una partecipazione che però non riguarda quasi mai avere influenza nel processo decisionale, dove sono sempre gli uomini ad avere il comando. Prendiamo un caso particolare, il Cile: per quanto riguarda il numero totale di posizioni nelle Organizzazioni di Utenti dell'Acqua in Cile, l'84,95% corrisponde a membri maschi, solo il 12,41% dei loro membri sono donne e il restante 2,64% corrisponde a persone giuridiche.

 

Insomma, pensiamo all’acqua ma non pensiamo mai alle persone che ci sono dietro, e in particolare non pensiamo mai alle donne e alle ragazze che sono quelle che pagano il prezzo maggiore. 

mercoledì 16 marzo 2022

2022 L15: Christian Frascella - Fa troppo freddo per morire


Einaudi 2018

C’è un uomo con un coltello piantato nel petto, dentro un locale a luci rosse di Torino. Fuori, un quartiere multietnico che assomiglia al mondo. A indagare sarà un investigatore destinato a lasciare il segno: Contrera, un adorabile sbruffone che nasconde dietro la battuta pronta i guai di una vita buttata all’aria con metodo. Il suo ufficio è in una lavanderia a gettoni. Tra poliziesco e commedia, Fa troppo freddo per morire è un crimedy senza molti paragoni, una miscela tutta nuova. Inizi a leggerlo e provi di tutto. Ridi, pensi, ti commuovi, segui l’indagine, poi le disavventure sentimentali del protagonista, fai insieme a lui il bilancio della tua vita, stai attento a un altro indizio. E alla fine – grazie alla qualità della scrittura – vorresti che il viaggio non fosse finito.

Come può essere un quartiere di Torino che si chiama Barriera di Milano? Un avamposto verso il resto del mondo. Infatti, da roccaforte operaia si è trasformato in una babele multietnica. È qui, in una lavanderia a gettoni gestita da un magrebino, che Contrera riceve i suoi clienti. Accanto a un piccolo frigo pieno di birre che provvede a svuotare sistematicamente. I suoi quarant’anni li ha trascorsi quasi tutti per quelle strade. Faceva il poliziotto ma si è fatto cacciare per una brutta storia di droga, ora fa l’investigatore privato senza ufficio ma non senza fantasia. Ha una Panda Young da un quinto di secolo: e quello è «il rapporto piú duraturo che abbia mai avuto nella vita». La sua ex moglie lo detesta e la figlia adolescente si rifiuta di rivolgergli la parola. Ad amarlo restano giusto la sorella e i due nipoti, divertiti dalla sua eccentricità. Quando Mohamed, il proprietario della lavanderia, gli chiede di aiutare un ragazzo che si è indebitato con una banda di albanesi, Contrera non può certo tirarsi indietro. Ma come in ogni poliziesco che si rispetti, le cose sono molto piú complicate di quanto sembri a prima vista: e quando salta fuori il primo cadavere, Contrera capisce di essersi ficcato in un pasticcio nel quale finirà per rischiare non solo la pelle.

==

Troppo forte. Di sicuro nella Top!

domenica 13 marzo 2022

2022 L14: Jean Failler - Les bruines de Lanester

 

Editions du Palémon, 2003

Il n’est pas simple d’être une femme dans un monde d’hommes… Mais Mary Lester ne compte pas se laisser marcher sur les pieds !
La découverte d'un clochard noyé dans le Scorff, entre Lanester et Lorient, quoi de plus banal ? La disparition d'un directeur de société, ça arrive tous les jours ! Des loubards qui volent une voiture, cambriolent une maison... Routine que tout cela pour l'inspecteur Amédéo.
La vie s'écoule, simple et tranquille au commissariat de Lorient. Ou plutôt s'écoulerait, si une jeune femme, inspecteur stagiaire, ne s'avisait de vouloir contre toute logique, relier ces faits pour en tirer des conclusions pour le moins surprenantes. Mary Lester parviendra-t-elle, dans cet univers d'hommes, à mener son enquête jusqu'au bout ? Vous le saurez en marchant sur ses traces.

=

Uno scrittore che non conoscevo, per farmi conoscere la Bretagna e i suoi intrighi. Non male!

sabato 12 marzo 2022

Chile: March 11, 2022 - a drop of hope


Yesterday, President-elect Gabriel Boric officially began his term as Chile's head of state. It is a particularly important historical moment, and that signal coming to us from the end of the world has its importance at this time when everyone's eyes are turned to the East.

 

Chile has shown democratic solidity, with an alternation of governments of different colors for over 30 years, which would make one think that the tragic experience of Pinochet's military regime is a thing of the past. But this is not the case: democracy, in its full meaning, is still very fragile in Chile. Economic development driven by exports, especially of raw materials, has contributed to raising the average level of per capita income, but this confirms what we have always thought about statistics: they seem to show everything but hide the essential. In these decades, on the back of an ultra-liberal economic model imposed by Milton Friedman's Chicago school and that no democratic government has been able to change from the ground up, inequalities have grown disproportionately, making Chile the most divided country in all of Latin America.

 

Eventually, revolts broke out: against the privatized education system, against the health system that goes in the same direction (excellent private services for the rich and poor services in the public network for those without resources), against the pension system, totally privatized since the Pinochet era and obviously in favor of the wealthy classes, and above all against the non-recognition of the ancestral rights of the founding peoples of Chile. Since 2019 the country is a unique laboratory in the world, and from these struggles, democratic, despite a right-wing narrative that wanted to paint them as struggles of terrorists, a Constituent Assembly has arisen that by this summer will present a proposal for a new Constitution that will be subject to referendum. From that movement Gabriel Boric and those who accompany him came to power.

 

In his first speech he rightly recalled the historical figure of Salvador Allende, democratically elected president against whom the United States of the still living Kissinger organized a fatal guerrilla war. The seizure of power by the military allowed them to organize the looting of natural resources, to make even more evident the racism against the "Indians", to put in prison (or kill) any attempt at opposition, whether democratic or armed.

 

Now a multiple force comes to power, different in color, gender, blood, that wants to restart from the democratic design of Allende. Boric and his government will have a very complicated agenda, given the resistance of a class of oligarchs well-interlaced with international economic and financial power, they will have to face the total loss of trust of Chilean institutions (civil and military) in the eyes of the Mapuche people, treated as a band of terrorists, they will have to face the new problem for Chile of massive immigration, coming from countries like Haiti for which, once again, the color of the skin is likely to discriminate.

 

But this difficult experience will be carried on in a democratic spirit, in the name of those values that the West says it wants to defend in Ukraine against Putin. It will be interesting to see if this time the Americans, instead of organizing guerrilla warfare as they did with Allende, will open their doors, facilitating trade, tourism, culture and all kinds of exchanges with a democratic government that they do not like because there are "communists". It will be the litmus test to understand how serious we Europeans are: defending democratic values in Ukraine also means giving strong support to a different and multiform government like the one in Chile today.

 

That is why we are fighting in Ukraine, so that a people can choose its future, whether there or elsewhere. But then we have to show it concretely, and Chile can be a good starting point. There are many others who are waiting for these signals from the West, but in the meantime, we can start from a country that is not divisive, a friendly country that we all have an interest in seeing win the challenge against inequalities, be they gender, economic, ethnic or whatever. 

 

Viva Chile, Chile vive!

Chile: 11 de março de 2022 - uma gota de esperança

 

Ontem, o Presidente eleito Gabriel Boric iniciou oficialmente seu mandato como Chefe de Estado do Chile. É um momento histórico particularmente importante, e esse sinal do fim do mundo tem sua importância neste momento em que os olhos de todos estão voltados para o Oriente.

 

O Chile tem demonstrado solidez democrática, com uma alternância de governos de cores diferentes há mais de 30 anos, o que faria pensar que a trágica experiência do regime militar de Pinochet é uma coisa do passado. Mas não é este o caso: a democracia, em seu sentido pleno, ainda é muito frágil no Chile. Um desenvolvimento econômico impulsionado pelas exportações, especialmente de matérias-primas, contribuiu para um aumento do nível médio de renda per capita, confirmando, no entanto, o que sempre pensamos sobre estatísticas: parece mostrar tudo, mas esconde o essencial. Durante estas décadas, com base em um modelo econômico ultraliberal imposto pela escola de Chicago de Milton Friedman e que nenhum governo democrático conseguiu mudar a partir do zero, a desigualdade cresceu fora de toda proporção, tornando o Chile o país mais dividido da América Latina.

 

Por fim, surgiram revoltas: contra o sistema educacional privatizado, contra o sistema de saúde que vai na mesma direção (excelentes serviços privados para os ricos e pobres na rede pública para aqueles sem recursos), contra o sistema de pensões, totalmente privatizado desde a era Pinochet e obviamente a favor das classes ricas, e sobretudo contra o não reconhecimento dos direitos ancestrais dos povos fundadores do Chile. Desde 2019, o país tem sido um laboratório único no mundo, e destas lutas democráticas, apesar de uma narrativa de direita que queria retratá-las como as lutas dos terroristas, surgiu uma Assembléia Constituinte, que neste verão apresentará uma proposta para uma nova Constituição que será submetida a um referendo. A partir desse movimento, Gabriel Boric e os que o acompanhavam chegaram ao poder.

 

Em seu primeiro discurso, ele lembrou corretamente a figura histórica de Salvador Allende, o presidente democraticamente eleito contra quem os Estados Unidos do ainda vivo Kissinger organizaram uma guerra de guerrilha fatal. A tomada do poder pelos militares tornou possível organizar a pilhagem dos recursos naturais, tornar o racismo contra os "índios" ainda mais evidente e prender (ou matar) qualquer tentativa de oposição, seja ela democrática ou armada.

 

Agora uma força está chegando ao poder, uma força múltipla, diferente em cor, gênero e sangue, que quer recomeçar a partir do desenho democrático de Allende. Boric e seu governo terão uma agenda muito complicada, dada a resistência de uma classe de oligarcas bem ligada aos poderes econômicos e financeiros internacionais, terão que enfrentar a perda total da confiança das instituições chilenas (civis e militares) aos olhos do povo mapuche, tratado como um bando de terroristas, terão que enfrentar o novo problema para o Chile da imigração maciça, proveniente de países como o Haiti, para o qual, mais uma vez, a cor da pele é passível de discriminar.

 

Mas esta difícil experiência será realizada num espírito democrático, em nome dos valores que o Ocidente diz querer defender na Ucrânia contra Putin. Será interessante ver se desta vez os americanos, em vez de organizarem uma guerra de guerrilha como fizeram com Allende, abrirão suas portas, facilitando o comércio, o turismo, a cultura e todo tipo de intercâmbio com um governo democrático que eles não gostam porque há "comunistas". Será o teste decisivo para entender o quanto nós europeus somos sérios: defender os valores democráticos na Ucrânia também significa dar um forte apoio a um governo diferente e multifacetado como o que existe hoje no Chile.

 

É por isso que estamos lutando na Ucrânia, para que um povo possa escolher seu futuro, seja lá ou em outro lugar. Mas então temos que mostrá-lo concretamente, e o Chile pode ser um bom ponto de partida. Há muitos outros que estão esperando estes sinais do Ocidente, mas, entretanto, podemos partir de um país que não é divisivo, um país amigo que todos temos interesse em ver vencer o desafio contra a desigualdade, seja ela de gênero, econômica, étnica ou o que for. 

 

Viva Chile, Chile vive!

Chile: 11 de marzo de 2022: una gota de esperanza

 

Ayer, el Presidente electo Gabriel Boric inició oficialmente su mandato como Jefe de Estado de Chile. Es un momento histórico especialmente importante, y esa señal del fin del mundo tiene su importancia en este momento en que los ojos de todos se vuelven hacia Oriente.

 

Chile ha dado muestras de solidez democrática, con una alternancia de gobiernos de distinto color desde hace más de 30 años, lo que haría pensar que la trágica experiencia del régimen militar de Pinochet es cosa del pasado. Pero no es así: la democracia, en su pleno sentido, es todavía muy frágil en Chile. Un desarrollo económico impulsado por las exportaciones, sobre todo de materias primas, ha contribuido a aumentar el nivel medio de renta per cápita, confirmando, sin embargo, lo que siempre hemos pensado de las estadísticas: parecen mostrarlo todo, pero ocultan lo esencial. Durante estas décadas, a lomos de un modelo económico ultraliberal impuesto por la escuela de Chicago de Milton Friedman y que ningún gobierno democrático ha conseguido cambiar desde la base, las desigualdades han crecido de forma desmesurada, convirtiendo a Chile en el país más dividido de América Latina.

 

Finalmente, estallaron las revueltas: contra el sistema educativo privatizado, contra el sistema de salud que va en la misma dirección (excelentes servicios privados para los ricos y malos servicios en la red pública para los que no tienen recursos), contra el sistema de pensiones, totalmente privatizado desde la época de Pinochet y obviamente a favor de las clases pudientes, y sobre todo contra el no reconocimiento de los derechos ancestrales de los pueblos fundadores de Chile. Desde 2019, el país ha sido un laboratorio único en el mundo, y de esas luchas democráticas, a pesar de una narrativa de la derecha que quería presentarlas como luchas de terroristas, ha surgido una Asamblea Constituyente que para este verano presentará una propuesta de nueva Constitución que será sometida a referéndum. A partir de ese movimiento, Gabriel Boric y sus acompañantes llegaron al poder.

 

En su primer discurso, recordó con acierto la figura histórica de Salvador Allende, el presidente elegido democráticamente contra el que los Estados Unidos del todavía vigente Kissinger organizaron una guerra de guerrillas fatal. La toma del poder por parte de los militares permitió organizar el saqueo de los recursos naturales, hacer más evidente el racismo contra los "indios" y encarcelar (o matar) cualquier intento de oposición, ya sea democrática o armada.

 

Ahora llega al poder una fuerza múltiple, diferente en color, género y sangre, que quiere reiniciar desde el diseño democrático de Allende. Boric y su gobierno tendrán una agenda muy complicada, dada la resistencia de una clase de oligarcas bien conectados con los poderes económicos y financieros internacionales, tendrán que enfrentarse a la pérdida total de confianza de las instituciones chilenas (civiles y militares) ante el pueblo mapuche, tratado como una banda de terroristas, tendrán que enfrentarse al nuevo problema para Chile de la inmigración masiva, procedente de países como Haití para los que, una vez más, el color de la piel es susceptible de discriminar.

 

Pero esta difícil experiencia se llevará a cabo con espíritu democrático, en nombre de los valores que Occidente dice querer defender en Ucrania frente a Putin. Será interesante ver si esta vez los americanos, en lugar de organizar una guerra de guerrillas como hicieron con Allende, abren sus puertas, facilitando el comercio, el turismo, la cultura y todo tipo de intercambios con un gobierno democrático que no les gusta porque hay "comunistas". Será la prueba de fuego para entender cuán serios somos los europeos: defender los valores democráticos en Ucrania también significa dar un fuerte apoyo a un gobierno diferente y multifacético como el de Chile hoy.

 

Por eso luchamos en Ucrania, para que un pueblo pueda elegir su futuro, ya sea allí o en otro lugar. Pero luego hay que demostrarlo concretamente, y Chile puede ser un buen punto de partida. Hay muchos otros que están esperando estas señales de Occidente, pero mientras tanto podemos partir de un país que no es divisivo, un país amigo que a todos nos interesa que gane el desafío contra la desigualdad, ya sea de género, económica, étnica o lo que sea. 

 

¡Viva Chile, Chile vive!

Cile: 11 marzo 2022 - una goccia di speranza

 

Ieri il presidente eletto Gabriel Boric ha iniziato ufficialmente il suo mandato come capo di stato del Cile. È un momento storico particolarmente importante, e quel segnale che ci viene dalla fine del mondo ha la sua importanza in questo momento quando gli occhi di tutti sono rivolti ad Est.

 

Il Cile ha mostrato la saldezza democratica, con una alternanza di governi di diverso colore da oltre 30 anni, che farebbe pensare che la tragica esperienza del regime militare di Pinochet sia cosa del passato. Ma non è così: la democrazia, nel suo significato pieno, è ancora molto fragile in Cile. Uno sviluppo economico trainato dalle esportazioni, soprattutto di materie prime, ha contribuito a far aumentare il livello medio di reddito pro-capite, confermando però quello che da sempre pensiamo della statistica: sembra che mostri tutto ma nasconde l’essenziale. In questi decenni, sulla scorta di un modello economico ultraliberale imposto dalla scuola di Chicago di Milton Friedman e che nessun governo democratico è riuscito a cambiare dalle fondamenta, le disuguaglianze sono cresciute a dismisura, facendo del Cile il paese più diviso di tutta l’America latina.

 

Alla fine le rivolte sono scoppiate: contro il sistema educativo privatizzato, contro il sistema sanitario che va nella stessa direzione (ottimi servizi privati per i ricchi e servizi scadenti nella rete pubblica per chi non ha risorse), contro il sistema pensionistico, totalmente privatizzato fin dall’epoca di Pinochet e ovviamente a favore delle classi abbienti e soprattutto contro il non riconoscimento dei diritti ancestrali dei popoli fondatori del Cile. Dal 2019 il paese è un laboratorio unico al mondo, e da queste lotte, democratiche, malgrado una narrativa di destra che voleva dipingerle come lotte di terroristi, è sorta una Assemblea Costituente che entro quest’estate presenterà una proposta di nuova Costituzione che sarà sottoposta a referendum. Da quel movimento è arrivato al potere Gabriel Boric e chi lo accompagna.

 

Nel suo primo discorso ha giustamente ricordato la figura storica di Salvador Allende, presidente democraticamente eletto contro il quale gli Stati Uniti dell’ancor vivo Kissinger organizzarono una guerriglia fatale. La presa del potere da parte dei militari permise di organizzare il saccheggio delle risorse naturali, di rendere ancor più evidente il razzismo contro gli “indios”, di mettere in prigione (o di ammazzare) qualsiasi tentativo di opposizione, democratica o armata che fosse.

 

Adesso arriva al potere una forza, multipla, diversa di colori, di genere, di sangue, che vuole ripartire da quel disegno democratico di Allende. Borin e il suo governo avranno un’agenda molto complicata, date le resistenze di una classe di oligarchi ben intrallazzati col potere economico e finanziario internazionale, dovranno affrontare la perdita di fiducia totale delle istituzioni cilene (civili e militari) agli occhi delle popolazioni Mapuche, trattate come una banda di terroristi, dovranno affrontare il problema nuovo per il Cile di una immigrazione massiccia, procedente da paesi come Haiti per cui, ancora una volta, il colore della pelle rischia di fare da discriminante.

 

Ma questa esperienza difficile verrà portata avanti in uno spirito democratico, in nome di quei valori che l’occidente dice di voler difendere in Ucraina contro Putin. Sarà interessante vedere se questa volta gli americani, invece di organizzare una guerriglia come fecero con Allende, apriranno le porte, facilitando gli scambi commerciali, turistici, culturali e di ogni tipo, con un governo democratico che a loro non piace perché ci sono i “comunisti”. Sarà la prova del nove per capire quanto seri siamo anche noi europei: difendere i valori democratici in Ucraina vuol dire anche dare un forte appoggio a un governo diverso e multiforme come quello del Cile di oggi.

Per questo ci battiamo in Ucraina, perché un popolo possa scegliere il suo futuro, che sia lì oppure altrove. Ma allora dobbiamo dimostrarlo concretamente, e il Cile può essere una buona base di partenza. Ce ne sono molti altri che aspettano questi segnali dall’occidente, ma intanto possiamo cominciare da un paese che non è divisivo, un paese amico che tutti noi abbiamo interesse a vedere vincere la sfida contro le disuguaglianze, siano di genere, economiche, etniche o quanto altro. 

 

Viva Chile, Chile vive!

martedì 8 marzo 2022

Aqueles que dizem que não devemos ajudar os ucranianos a se defender

     

Ao som de uma canção de Enzo Jannacci (Aqueles que ... quando Milan perde dizem que é um jogo e depois vão para casa e batem em seus filhos ... oh sim! ) vem a mim escrever este post depois de ler muitas, demasiadas mensagens em redes sociais de pessoas informadas e desinformadas, pessoas do Bar Sport e pessoas da Talk-shows na TV, lá para dizer, em resumo, que Zelensky é um criminoso, um louco possuído, megalomaníaco, pessoa de extrema direita, mais perigoso que Putin ... (vários posts em uma mensagem pública de Francesco Martone).

 

Francesco Martone tem sido um senador com vários partidos de esquerda, então pensei em encontrar um "amigo" ao estilo FB, por isso fiquei muito surpreso com seu texto, mas ainda mais pela absoluta falta de dissociação do que seus seguidores estão comentando. Martone, no entanto, não é o único a desperdiçar os esforços heroicos do povo ucrainiano em se defender de um ataque militar que já está sendo investigado por crimes contra a humanidade.

 

Para uma pessoa que estudou, deve ser fácil lembrar a palavra Holodomor. Para aqueles tipos de bares esportivos que falam fora de vez, vou lembrá-los brevemente do que se trata:

 

Holodomor é o nome dado à fome que matou milhões de ucranianos em 1932 e 1933. Um genocídio de acordo com os próprios ucranianos. Mesmo que os números sejam instáveis, como obviamente são, partimos de 2,9 milhões para chegar a 10 milhões. Não poucas ninharias, como diria Totò. A Ucrânia era um país agrícola com uma forte tradição de agricultura familiar. O avô de Putin, Moustache Stalin, decidiu que era necessário transformar radicalmente essa estrutura e coletivizar tudo.

 

Como encontrado na wikipedia:

 "A estratégia foi implementada em dois períodos sucessivos:

- de 1929 a 1932 foram promulgadas duas medidas, chamadas de "coletivização" e "deskulakização". O primeiro envolveu o fim da propriedade privada de terras. Todos os agricultores tinham que encontrar emprego em fazendas coletivas criadas pelo partido. A "deskulakização", por outro lado, consiste na eliminação física ou deportação de milhões de pequenos camponeses latifundiários. 

- Em 1932-1933 foram implementadas medidas governamentais que puseram de joelhos a população sobrevivente e, pela primeira vez no campo ucraniano, a taxa de mortalidade se tornou mais alta do que a taxa de natalidade.

 

Nos anos 40, Stalin disse ao primeiro-ministro britânico Winston Churchill que 10 milhões de kulaks haviam sido julgados e que "a grande massa havia sido aniquilada", enquanto cerca de um terço havia sido enviado para campos de trabalho". 

 

Esta é a memória histórica que os ucranianos tinham quando finalmente derrubaram o último boneco (Victor Janukovic) em mãos russas em 2014. Sem dúvida que a extrema direita desempenhou um papel muito óbvio, mas é igualmente imprudente considerar que a história parou em 2014.

 

Mas a revolução (laranja) havia começado dez anos antes, em 2004, quando, pela primeira vez, um presidente fantoche em mãos russas foi derrotado em uma disputa eleitoral (que os russos não conseguiram montar completamente). Viktor Yushchenko foi eleito presidente e os russos o envenenaram para tentar eliminá-lo, como fariam com Skripal mais tarde. Esta primeira experiência não correu muito bem, porque a oligarquia e as máfias locais, obviamente ligadas ao poder (e portanto aos russos), certamente não queriam perder o poder ou desistir das práticas corruptas que lhes permitiam fazer coisas boas e ruins. A próxima revolução, em 2014, finalmente removeu o boneco Janukovic e desta vez os russos entenderam que não havia volta a dar, assim reagiram com a invasão da Crimeia e sua anexação pelos russos (nunca reconhecida pela comunidade internacional). A separação entre pró-russos no leste e pró-ocidentais no centro-oeste tinha se tornado muito clara e a conclusão óbvia teria sido (se não tivesse havido anexação da Crimea) sentar-se a uma mesa e negociar a eventual independência dessas regiões. 

 

Mas dado o histórico de abusos por parte dos comunistas soviéticos e russos, e a anexação da Crimeia, o clima era agora muito quente para qualquer abertura de negociações.

 

Com a chegada de Zelensky, eleições regulares foram ganhas por uma grande maioria, a frente de cidadãos contra a corrupção e o poder dos oligarcas, que já havia levado um quase desconhecido Yushchenko ao poder em 2004, foi reconstruída. Os principais problemas, tanto no Leste como no Oeste, eram os mesmos: corrupção e poder dos oligarcas, combinados com uma grande crise econômica.

 

É possível pensar que a eleição de um comediante sem formação política real, e sem base partidária para apoiá-lo, seria vista pelos oligarcas como uma tempestade em uma xícara de chá e que tudo terminaria em pizza, tão mal como da vez anterior.

 

Também é razoável pensar que, como qualquer nova pessoa chamada para uma posição tão importante, Zelensky teve que fazer seus ossos, cometer erros como todos os outros, e lentamente encontrar o caminho e os aliados políticos para executar a política para a qual foi eleito.

 

Desde o momento em que ele colocou o perfilhador a oeste (seguindo uma tendência que já era evidente na população do centro-oeste), e mostrou interesse em aderir à OTAN e à União Européia, Putin viu vermelho.

 

O problema, visto do lado de Putin, era que ele não podia aceitar perder (do que ele considera sua zona de influência) outra peça importante, depois de todos os outros países que, com o desmoronamento do muro de Berlin, tinham se voltado para o Ocidente. A ameaça oficial era a questão da OTAN. E sobre isso já escrevi antes, ou seja, sobre o fato de que sobre essa questão específica ele tinha muitas razões, no mundo da RealPolitik que, goste ou não, governa. 

Era, portanto, uma questão a ser resolvida na mesa de negociações, pensou muitos de nós, e a concentração das forças militares nas fronteiras parecia ser apenas um estratagema para aplicar pressão. Mesmo a exigência de reconhecer a "independência" dos territórios de Donbass (ou seja, sua anexação pura e simples à Rússia) poderia ser justificada, dada a separação de fato entre pró-russos e pró-ocidentais que havia sido estabelecida no terreno. Teria havido gritos de escândalo, mas no final, reconhecendo que não se podia fazer a Putin o que os americanos não queriam fazer em casa, o preço certo teria sido o reconhecimento dessas "independências", provavelmente o reconhecimento da Crimeia, em troca da renúncia pura e simples, escrita em papel timbrado, do desejo de aderir à OTAN.

 

Neste ponto, eu havia escrito, era apenas uma questão de deixar os diplomatas trabalharem para encontrar as palavras certas para salvar a face de todos. E foi neste ponto que Putin decidiu não apenas reconhecer as duas repúblicas autoproclamadas (que ainda poderiam fazer parte do jogo de negociação), mas começou a invasão. 

 

Quando o primeiro tanque atravessou as fronteiras ucranianas fora da área de Donbass, tornou-se cada vez mais evidente que o medo real de Putin não diz respeito apenas à OTAN e à defesa militar (ter mísseis apontados para casa a partir da Ucrânia ou a poucos quilômetros de distância não muda muito hoje em dia, especialmente se pensarmos nos milhares de ogivas nucleares prontas para uso que Putin tem em casa), mas diz respeito ao conceito de democracia. 

 

A Rússia, seja ela chamada de União Soviética ou Rússia, nunca conheceu um regime que sequer remotamente se aproximasse da idéia ocidental de democracia. Putin vê este sistema de controle e equilíbrio como um enorme risco para si mesmo e para o regime (mafioso) que ele criou. Ele viu como as revoltas populares podem expulsar os que estão no poder, e viu o poder que uma imprensa independente pode ter contra esse mesmo poder. Putin, portanto, não pode correr o risco de que a Ucrânia, ou parte dela, acabe no grupo de países democráticos. Esse é o vírus a ser evitado, e não há máscaras FP2 lá.

 

Portanto, agora está claro que Putin quer ir até o fim, as escalas indecisas entre matar ou não matar Zelensky, agora se inclinam fortemente para matá-lo, custe o que custar. A Ucrânia deve ser conquistada e subjugada. Então o exército, os campos de concentração e os apagões da mídia e da internet o isolarão pelo tempo necessário para fazer a população entender que é melhor não levantar a cabeça. O modelo é Belarus, um país de joelhos, servo de Putin e seus oligarcas, comandado por um fantoche que, antes de qualquer decisão, pega o telefone e pede permissão a Vladimir.

 

Este é o jogo atual, e deve ser interrompido. Enviando armas, isolando a Rússia, tudo deve ser feito para levar Putin a termos (muito) mais amenos.

 

O povo russo não merece um louco paranóico como esta pessoa. Agora que o jogo está claro, não haverá volta atrás, Putin não aceita a democracia, e nisso ele só serve como parceiro de luta para seu maior vizinho, Xi, que está apenas esperando para ver o quanto o Ocidente vai defender esses princípios. O fato de que em nosso país existem outras forças, o mundo financeiro, nossos oligarcas e nossas máfias, que estão tentando sabotar este ideal democrático a partir de dentro, não altera o fato de que esta batalha deve ser travada e vencida. Caso contrário, será um mundo diferente e pior, não só porque a Ucrânia estará de joelhos servindo Putin, mas porque o século das democracias ditatoriais terá começado, e eu não acho que mesmo aquelas pessoas que escrevem comentários tão idiotas realmente queiram ir e viver sob tais regimes. Se eu estiver errado, tudo o que eles têm que fazer é se mudar para Moscou e tentar abrir a boca para criticar ou expressar uma opinião livre, e então eles verão quem estava certo.