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giovedì 13 marzo 2025

Le battaglie perdute del femminismo


Da molti anni la battaglia centrale dei movimenti femministi nei vari paesi, europei e non, è quella relativa all’uguaglianza retributiva. Si tratta di una battaglia giustissima, tanto che è diventata uno dei pilastri ufficiali della retorica dell’Unione Europea: “La parità di retribuzione per uno stesso lavoro è uno dei principi fondanti dell'Unione europea” (https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2023/745699/EPRS_ATA(2023)745699_IT.pdf)

Secondo i dati presentati alla Giornata internazionale della parità retributiva, settembre 2024, al ritmo attuale ci vorranno 257 anni per colmare il divario.

Si tratta di una battaglia che era uscita dall’alveo dei soli movimenti femministi, tanto che, nel 2021, era stata approvata “Senato la legge sulla parità salariale, senza apportare modifiche rispetto al testo accolto dalla Camera due settimane prima.” (https://www.lacostituzione.info/index.php/2021/10/30/parita-salariale-la-fine-di-unuguaglianza-ambigua/). I risultati pare non siano stati probanti, e allora, nel 2023, “il Partito Democratico ha avanzato come seconda proposta ufficiale (dopo quella sulla dote per i diciottenni) proprio una sul gender pay gap” (https://fondazionefeltrinelli.it/scopri/le-proposte-dei-partiti-per-ridurre-il-gender-pay-gap/).

Eppure non si registrano passi avanti significativi in Italia e in molti altri paesi europei e non. Forse è giunto il momento di chiedersi come mai le cose stanno così. 

Il Gender Pay Gap in Italia affonda le radici in secoli di discriminazione sistematica che, fin dall'antichità, vede la donna in ruoli subalterni rispetto agli uomini, soprattutto in ambito lavorativo. Nel corso del XX secolo, i movimenti per i diritti delle donne hanno iniziato a sfidare queste disparità salariali, ottenendo importanti vittorie che si sono tradotte in leggi. Nonostante le conquiste legislative, il divario salariale di genere persiste ancora oggi, per via di retaggi culturali e sociali che relegano le donne a ruoli meno prestigiosi e remunerativi.(https://women4.gigroup.it/blog-articles/che-cose-il-divario-salariale-di-genere-e-come-cercare-di-ridurlo).

Le esperte di questo gruppo ricordano che le cause del Gender Pay Gap sono molteplici e complesse. Una delle principali è la cosiddetta “segregazione occupazionale, che vede le donne prevalentemente impiegate in settori e professioni che tendono a offrire salari inferiori rispetto ai settori dominati dagli uomini.

E così, senza citarla mai, torna fuori la questione tabù della sfera domestica (o del lavoro domestico non retribuito come viene spesso chiamato).

Chi mi legge su questo blog sa che abbiamo creato un gruppo di lavoro proprio su questo tema (https://www.noidonne.org/articoli/il-domestico-politico-cosa-laindice-di-parit-domestica-o-ipad.php). Uno dei punti cardine della proposta è la necessità di pensare alle alleanze politiche necessarie fin dalla base per far avanzare la discussione, le proposte e poi le decisioni a livelli superiori, politici e di messa in opera.

La questione domestica non si può risolvere solo mettendo assieme le donne. Bisogna andare oltre, ed aprire le porte al mondo maschile, almeno quella parte che manifesti un minimo di sensibilità su questi temi, così da farli diventare portatori di interesse attivi come lo sono le donne. 

Noi proponiamo di partire dalla ripartizione del tempo domestico, con l’obiettivo di far mettere più tempo maschile dentro i vari (e tanti) compiti domestici, così liberando tempo femminile che potrà essere usato a qualsiasi fine deciso dalla donna.

Quindi abbiamo un interesse sia tattico (cioè se vogliamo migliorare la ripartizione squilibrata del tempo domestico fra donne e uomini bisogna che facciamo entrare anche questi ultimi in un processo inclusivo di negoziazione, tenendo conto delle asimmetrie di potere storiche che esistono) che strategico (per arrivare ai piani decisionali, italiani e non, dove la presenza e il dominio maschile è ancora evidentissimo, bisogna che a portare avanti questa battaglia siano donne e uomini assieme).

Il nostro messaggio quindi è diretto a quei direttivi femministi che sembrano riluttanti sia a riaprire il discorso sulla sfera domestica e ancor di più a farlo assieme a uomini. Noi offriamo una proposta, a voi di accettarla e aiutare a costruirla ancor più solida.

 

 

 

 

 

 

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