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giovedì 25 gennaio 2024

La battaglia finale di Xi

 

Da anni vado scrivendo e spiegando l’evoluzione del sistema economico dominante dalla fine della seconda guerra, come si sia trasformato e ingigantito. In particolare, il cambio (accelerazione) introdotto dal 1980 con l’arrivo al potere della coppia infernale (Reagan-Thatcher) con la promozione mondiale di un individualismo e del mercato senza regole, ha permesso al genio del turbocapitalismo e della finanza di uscire dal vaso e prendere le redini del comando.

 

Noi occidentali ci eravamo illusi, dalla fine della guerra in poi, che il sogno che gli americani proponevano al resto del mondo diventasse una stabile realtà. Gran parte di noi si sono infatuati di quel sogno, un American Graffiti dove non sapevamo (o volevamo) vedere i lati negativi. Dominavano le tante positività, California Dreaming, la musica folk, pop e rock, gli intellettuali e i loro libri e poesie, insomma, tanta roba come dicono qui a Roma. 

 

Il disastro del Vietnam cominciò ad aprire gli occhi a parecchi occidentali, molti dei quali non avevano realmente interiorizzato le lotte di Martin Luter King, la permanenza del KKK e simili. La conquista della Luna fu l’apogeo, ma poi la discesa agli inferi ebbe inizio.

 

Ci vollero molti anni per capirlo. Anche in Italia gli anni 80, quando la religione degli Yuppies si ergeva a paradigma sociale nel nord produttivo, furono gli anni della Milano da bere e non della riflessione. Il terrorismo sembrava finito e allora avanti con la festa.

 

L’AIDS sociale promosso dalla coppia infernale pian piano plasmò una nuova società dove la regola era ognuno per sé e i soldi (e il potere) per pochi. Furono gli anni quando nacque l’impero berlusconiano, finanziato in maniera così opaca che molti ci videro i soldi della mafia. Il sogno dei figli dei fiori divenne la realtà del buco. La droga diventò moneta corrente fra tutta quella gioventù che veniva persa per strada. Si riducevano le protezioni sociali, si privatizzava il possibile e il rapporto di forza tra salariati e padroni passò chiaramente di mano a favore di quest’ultimi.

 

Da quel mondo emerse un capitalismo sempre più rapace, che solo aspettava i progressi tecnologici del decennio seguente per mettere le ali.

 

Noi, italiani, eravamo diventati una nazione solo da 150 anni, con un processo incompiuto, e già stavamo transitando verso una entità sovranazionale, l’Unione Europea, costruzione necessaria per il dispiegamento delle nuove forze capitaliste.

 

Due passaggi incompiuti fecero sì che quando il turbocapitalismo accelerò per noi furono solo guai. Non fummo gli unici, perché ovviamente gran parte dei paesi del Sud attirati dentro la rete capitalista in espansione, pagavano dazio come noi. La scomparsa dell’Unione sovietica e i progressi nei computer e internet fecero sì che gli americani, per bocca del loro presidente Bush senior, proponessero un Nuovo Ordine Mondiale.

 

Si trattava di mettere in chiaro, per chi non l’avesse capito, chi comandava e chi avrebbe comandato anche nel futuro.

 

In quegli anni avvenne un passaggio, che ho descritto nel mio libro sulla crisi agraria ed eco-genetica, di cui ancora, oggi nessuno parla e nessuna forza “progressista” sembra accorgersi. Parlo dei codici redatti dalla Commissione Cadbury nel 1992, ripresi dall’OCSE nel 1999 e, da quel momento in poi, dai governi occidentali e da qualsiasi società che volesse essere quotata alla City di Londra. L’obiettivo di fondo di quei codici era di disciplinare il ruolo dei manager industriali non più come responsabili dei prodotti e del lavoro da loro gestito, ma come agenti rispondenti solo alle esigenze degli azionisti (finanziari). Gli effetti pratici li vediamo oramai quasi ogni giorno, particolarmente in Italia. Fabbriche importanti chiudono (ultimo esempio il marchio La Perla) e intanto gli azionisti insaccano soldi. I sindacati vanno a protestare a Bruxelles, perché non hanno capito che questa è la regola da 25 anni: far fare soldi agli azionisti, in barba alla storia industriale del prodotto e delle forze lavorative.

 

Tipico esempio del nuovo motto, quello che ha sostituito la frase dell’economista Sraffa (produzione di merci a mezzo di merci): oggi diventa produzione di soldi (profitti) a mezzo di soldi.

 

Il turbocapitalismo però non era lo stadio finale, ma semplicemente quello che ha messo in orbita la finanza speculativa. Ripeto quanto già scritto: oggi il 98% dell’economia mondiale è fatto dalla speculazione finanziaria e solo il 2% è economia reale, di produzione e commercio.

 

Capite bene che noi, italiani, non avendo compiuto interamente il primo passaggio verso lo stato unitario, e essendoci trovati impreparati nella costruzione del secondo stadio, europeo, adesso non sappiamo che pesci pigliare con il turbocapitalismo finanziario. Non ne capisce nulla la burina al governo, ma nemmeno quei farlocchi dell’opposizione.

 

Il cambio non riguarda solo la velocità del sistema, ma soprattutto il suo possibile, eventuale, controllo. Fin che giocavamo nel primo livello, lo stato nazionale, eravamo tutti convinti che chi governava aveva in mano il comando, quella famosa “stanza dei bottoni” di cui parlava Nenni 60 anni fa. Non era del tutto vero già allora, ma come prima approssimazione, possiamo far finta che fosse così. Il passaggio al secondo stadio, quello europeo, avvenuto nel periodo di descolarizzazione di tanti italiani, di ignoranza dominante dove più nessuno (o quasi) legge, si interessa e si informa, ci ha fatto vedere solo la distanza che aumentava da Roma a Bruxelles di quelli “che comandano”. Non sapendo nulla di come funzioni, non capendo la mondializzazione dell’economia voluta dal nuovo ordine capitalista, l’unica cosa rimasta è una paura viscerale, che per alcuni diventa puro e semplice odio, nei confronti dei “burocrati” di Bruxelles. 

 

In realtà, siamo corsi a costruire l’Unione Europea perché almeno alcuni di “quelli che comandano” avevano capito che la velocità rapace del nuovo capitalismo necessitava delle difese meglio organizzate e una capacità d’urto ben superiore a quella di un singolo membro isolato.

 

Che questo abbia funzionato è materia di discussione. Resta il fatto che col passaggio alla turbofinanza non c’è stata più partita. Oggigiorno il presidente della repubblica, o il capo di governo, si seggono assieme a Jeff Bezos, o Bill Gates, Elon Musk oppure col capo del fondo Blackrock, per discutere di quello che loro, non i nostri politici, vogliono fare nel nostro paese. Quali investimenti, cosa dobbiamo fare per ingraziarceli etc. etc.

 

Anche a livello mondiale questo sta succedendo, e questa è la terza parte del mio libro. A livello di nazioni unite non vale più la regola di organizzare conferenze con i paesi membri (i loro governi) e la società civile. Oramai dominano i rappresentanti del “settore privato”, cioè quei grossi pescecani che già dominano nel resto del mondo reale. 

 

Far soldi, cioè profitti, a mezzo di soldi, vuol dire buttarsi in tutto quello che può permettere loro di aumentare le loro ricchezze. Ecco perché oramai ci siamo venduti anche l’aria (Crediti carbonio), e ci stiamo vendendo anche l’ultimo residuo personale, cioè i nostri codici genetici.

 

Loro fanno soldi, e dettano legge. Non è più sufficiente essere un presidente degli Stati uniti, ovviamente non lo è essere presidente della Commissione europea, pensate voi quando passiamo a livelli inferiori. Fanno soldi con la droga, oggi Fentanyl domani chissà, con le armi, per cui incentivano guerre e colpi di stato, insomma con tutto quello che sia possibile. 

 

Governare questo mondo diventa quasi impossibile. E questo è quello che ha capito Xi.

 

Aver portato la Cina a competere con gli americani ha significato dover giocare nello stesso terreno capitalista. Quando poi si è innescato il turbo, anche loro hanno provato a fare lo stesso, ma le grosse crisi immobiliari sono arrivare, mettendo a rischio il sistema. Ed è lì che Xi ha capito che se lasciava fare il turbocapitalismo e la finanza, poteva forse sì superare gli americani, ma a scapito della cosa più importante, e cioè il controllo politico di questi processi.

 

La turbofinanza fa vita a sé stante. Non è omogenea e mangia i suoi stessi figli se non riescono a stare al gioco. Ma è chiaro che gioca a un livello di fora che nessun governo occidentale può raggiungere. Xi ha capito questo, e siccome non c’è valore superiore, dal suo punto di vista, che mantenere il controllo della situazione attraverso il partito comunista (non perché questo abbia dei valori particolarmente importanti, ma perché è la sola istituzione con presenza capillare e di obbedienza militare al suo capo). 

 

Ecco perché Xi sta cercando di riportare tutta l’economia (e la finanza) cinese sotto il controllo del partito, ma in realtà sotto il suo controllo personale, questo perché non si fida granché dei suoi sottoposti.

 

Xi è l’unico a provare a resistere a queste forze post-umane da noi occidentali create. Se non ci riuscirà, sarà chiaro per tutti (almeno quelli/e che leggono e si informano) che andiamo verso una guerra per bande a livello mondiale senza che più nessuno possa fermare la macchina. Se invece dovesse riuscirci, allora saremo costretti a riflettere anche noi e molto in fretta, perché a quel punto la competizione fra il suo sistema autocratico (ma capace di contenere ed imbrigliare il genio della lampada finanziaria) e il nostro sistema democratico (che sembra aver abbandonato qualsiasi tentativo di controllare questo genio malefico) penderà pericolosamente a favore dei cinesi.

 

 

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