Fayard noir (2009)
Inspirée du scandale de l'Institution pour garçons de Kincora dans
lequel étaient impliqués, au début des années 1980, d'importantes
personnalités, des activistes unionistes, les services secrets et la RUC
[1] de sinistre mémoire, Poussière tu seras se contente d'évoquer en arrière-plan la veine politique et historique de cette affaire.
L'auteur préfère s'intéresser aux victimes, passées et présentes, à
la désolation, la violence contagieuse qui détruit ce qui reste debout
dans des existences déjà dévastées. Tous les protagonistes de
l'histoire, à l'exception d'Adrian et de Sarah au début du livre,
semblent être des survivants, broyés par cette vie grisâtre ou par des
forces qui les dominent, fascination masochiste de Jeremiah, culpabilité
alcoolique de Jack, cruauté mentale d'une incompréhensible Judith.
Jamais Sam Millar ne nous concède une once d'espoir, tenant l'os du
lecteur et ne le lâchant plus. Quand parfois sa plume se fait plus
légère ou plus rêveuse, c'est pour mieux nous assommer à la dernière
phrase du chapitre. Et quand l'amour tente de se frayer un chemin dans
ces ténèbres poisseuses (Judith fusionnant passionnément avec
l'adolescent), il a la couleur du morbide, de l'anormal, du haineux.
On pourra ensuite discuter de la minceur du fil qui permet à l'ancien
flic de remonter jusqu'à la tanière où se terre cette monstruosité
humaine, pur produit, comme chez Edogawan Ranpo ou Thierry Jonquet, de
notre propre monstruosité. Millar a eu le temps, en quelques superbes
scènes (Adrian et le lac, Adrian et Judith, les visites à l'orphelinat
Graham) de nous préparer à son stupéfiant affrontement final. Les
corbeaux qui peuplent les dernières lignes de Poussière tu seras sont peut-être bien, avec le lecteur, les seuls gagnants de cette histoire.
[1] Royal Ulster Constabulary, police d'Irlande du Nord de 1922
à 2001, dont la collusion avec les paramilitaires protestants fut
dénoncée en permanence, tant par les nationalistes irlandais que par les
organisations des droits de l'homme. Dans l'affaire de Kincora, elle
ferma au mieux les yeux sur ce qui se passait.
http://leventsombre.cottet.org/service-de-presse/2009/poussiere-tu-seras
Bel libro. Certo che io avrei preferito fosse data piú rilevanza al sottofondo storico politico, altrimenti quello che resta é una storia di Noir ma se uno non va a cercare i riferimenti, non rimane nulla dopo.
Il libro sembra scritto molto velocemente e certe scene, tipo l'assasinio della gallerista, sembra trattato a semplice livello di bozza iniziale. Lo stesso si potrebbe dire dell'assalto (omicidio) del prete... che solo dopo aver chiuso il libro sembra di capire cosa centri.... Insomma, avrebbe potuto metterci un po' piú di tempo, dettagliare meglio senza perdere il ritmo, che é sicuramente la cosa migliore del libro.
Dovrebbe andare nella Top
mercoledì 23 luglio 2014
lunedì 21 luglio 2014
2014 L23: Les Rues de Santiago - Boris Quercia
Asphalte éditions, 2014
Il fait froid, il est six heures du matin et Santiago n'a pas envie de tuer qui que ce soit. Le problème, c'est qu'il est flic. Qu'il est sur le point d'arrêter une bande de délinquants, dangereux mais peu expérimentés, et que les délinquants inexpérimentés font toujours n'importe quoi... Après avoir abattu un jeune homme de quinze ans lors d'une arrestation musclée, Santiago Quiñones, flic à Santiago du Chili, erre dans les rues de sa ville en traînant son dégoût. C'est ainsi qu'il croise le chemin de la belle Ema Marin, une courtière en assurances qui semble savoir beaucoup de choses sur son passé...
Bel libro... sará perché ci abbiamo vissuto e che il Cile ci é rimasto nel cuore.. ma vi invito a leggerlo. Probabile nella Top dell'anno.
Il fait froid, il est six heures du matin et Santiago n'a pas envie de tuer qui que ce soit. Le problème, c'est qu'il est flic. Qu'il est sur le point d'arrêter une bande de délinquants, dangereux mais peu expérimentés, et que les délinquants inexpérimentés font toujours n'importe quoi... Après avoir abattu un jeune homme de quinze ans lors d'une arrestation musclée, Santiago Quiñones, flic à Santiago du Chili, erre dans les rues de sa ville en traînant son dégoût. C'est ainsi qu'il croise le chemin de la belle Ema Marin, une courtière en assurances qui semble savoir beaucoup de choses sur son passé...
Bel libro... sará perché ci abbiamo vissuto e che il Cile ci é rimasto nel cuore.. ma vi invito a leggerlo. Probabile nella Top dell'anno.
domenica 20 luglio 2014
La Governanza é una danza
Scrivo per ricordare. Per me e per gli studenti a cui mi
capita di andare a raccontare queste mie riflessioni. Oramai sarà chiaro a
tutti che il punto centrale delle mie preoccupazioni professionali riguarda le
risorse naturali, terra in primis, il loro accesso e il loro uso e gestione.
Ho già avuto modo di ricordare come le risorse di prima
qualità si stiano riducendo, secondo pubblicazioni ufficiali della FAO. A
questo si aggiunge la questione demografica, che porterà un paio di nuovi
miliardi di abitanti su questa terra, e la competizione crescente da parte di
settori alieni alla produzione agricola, interessati alle stesse terre di buona
qualità. Il punto da cui partire è proprio questo: la buona qualità delle
risorse ambite da tutti. Terre degradate o non ottimali ne esistono, e tante,
il problema è che non interessano molto e soprattutto nessuno ha voglia di
investire grandi risorse per il loro recupero. Quindi la corsa si restringe a
una porzione delle terre disponibili, e tutti vogliono quelle. Le città si
espandono, e le nuove lottizzazioni vanno a cercare buone terre e buona acqua,
per vendere più care le case che saranno costruite sopra. Il golf: sempre più
gente vuole giocare al golf. Avessero ascoltato Giorgio Gaber, si sarebbero
dati al calcio, ed invece no, il golf. Cito: “Nello studio
dell’Autorità Ambientale della Regione Puglia, sempre con riferimento a
condizioni medie nazionali, si cita il dato di 100.000 mc/Ha/y per un campo
della superficie di 60/70 Ha, con incrementi del 50-60% per la stagione estiva
relativamente alle condizioni dell’Italia meridionale” (http://www.sardegnademocratica.it/ambiente/acqua-per-il-golf-quanta-1.23362). Il golf ha fatto fare un passo da gigante alla guerra per
l’acqua. Prima si parlava solo di problemi legati alle terre, ma col golf, non
c’è partita. A essere onesti va anche ricordato che se arriveremo prima alla
guerra per l’acqua rispetto alla guerra per la terra, un contributo essenziale
viene proprio dai sistemi produttivi che si usano nell’agricoltura moderna.
Cito a memoria, ma credo che il 70% dell’acqua se ne vada per usi agricoli, e
non dei piccoli produttori.
Comunque, torniamo alle terre. Le terre
interessano alle città, ai golf, ma sempre di più ai produttori di
agrocarburanti, grazie alle dissennate politiche di certi paesi del Nord. Le
terre interessano anche ad altre industrie, tipo il turismo, insomma tanti le
vogliono ma nessuno vuole spendere un copeco per rimetterle a posto.
Trattandole male, le terre si degradano e, dato che nessuno vuole spendere sul
serio per le terre degradate, dovremmo avere tutti interesse a lasciare le
buone terre solo per l’agricoltura. E invece nulla. Allora quando le terre di
casa mia si stanno degradando, vedi il caso della desertificazione che avanza
in Cina, la soluzione è lì a portata di mano: si va da un’altra parte a
prendersi quelle degli altri (l’erba del vicino è sempre più verde, cosa
risaputa). Questo è il fenomeno del land grabbing, o accaparramento delle
terre. Lo fanno tutti quelli che possono e si credono furbi. Esportano i propri
problemi altrove e ne ricavano benefici immediati a costi molto bassi. Ma per
esser certi di poter pagare poco i loro misfatti, dove vanno a prenderle le
terre? Non certo in Germania, ma invece nel Sud del mondo. Come funziona il
meccanismo?
Primo atto: si crea il mito della
disponibilità delle terre. Ci vuol tempo, costanza e tecnologia, e con le foto
satellitari si ariva a mostrare che ci sono grandi quantità di terra
“disponibile”, in Africa e in America Latina. Non si discute il concetto di
“disponibilità”, semplicemente si mette in avanti il fatto che ci sono tante
terre che non sono usate.
Atto secondo: a quelli che fanno ricordare
che su quelle terre ci sono e ci vivono popolazioni locali, stanziali o nomadi,
e che comunque si tratta di suoli fragili date le condizioni edafo-climtiche,
gli si rispolvera l’equivalente del Protocollo dei Savi di Sion (un falso
storico tendente a far credere ad una cospirazione ebraica mondiale): si ritira
fuori l’articolo di Hardin sulla Tragedia dei Commons, un testo della fine
degli anni 60 che doveva servire a dimostrare la superiorità della proprietà
individuale rispetto a quella “in comune”. Anche se milioni di altre
publicazioni hanno dimostrato la falsità di questo assunto, il testo continua a
girare ed esser citato. In questo modo si riesce ad associare mentalmente
l’idea che lasciare quelle terre in mano a qelle comunità (africane) sia uno
spreco che il mondo non può permettersi.
Atto terzo: un po’ di clemenza, mio
Signore. Per rafforzare la tesi precedente, ecco arrivare una schiera di
economisti a dimostrare che quelli del Sud non investono in agricoltura e che
di questo c’è bisogno: di investire. Questo giustifica quindi l’apertura delle
porte a quelli che hanno i soldi, i soli quindi a potr esser ammessi al
banchetto.
Atto quarto: dove andare. Per evitare
troppe rimostranze, si consiglia di andare in quei paesi dove la governanza è
debole. Cioè, in altre parole, dove le capacità di controllo da parte di
istituzioni locali, democratiche, sia minima. Come farlo? Semplice. Si prepara
il terreno rima, come si fa con le coltivazioni agricole: aratura, poi sminuzzo
le zolle con l’erpice, poi semino e avanti così. In questo caso il terreno va
preparato col tempo. Il tempo istituzionale o politico è diverso e più lungo
del tempo agricolo. Da metà degli anni 80 in poi sono arrivati i PAS, programmi
di aggiustamento strutturale, che hanno colpito in modo pegiore delle carestie
che tanta pena hanno suscitato a livello mondiale (We are the world...). Si
tagliano le istituzioni meno utili agli economisti, salute, educazione e
servizi agricoli. Trent’anni dopo, nessuno di quei paesi che hanno sofferto il
passaggio dei PAS è riuscito a rimetter in piedi delle istituzioni degne di
questo nome. Di conseguenza la scelta è ampia sul dove andare. Ed ovviamente si
va laddove le terre sono buone e l’acqua vicina. Ripeto quanto detto sopra:
nessuno va a prendere le terre in mezzo al deserto, ma sì quelle vicine ai
corsi d’acqua, casualmente le stesse che interessano le comunità locali, ma
siccome abbiamo dimostrato che loro non sanno usarle bene (vedi Hardin), allora
noi abiamo diritto a prendercele. In più abbiamo gli investimenti e,
diciamocelo, chi ce lo può impedire? Una classe politica che abbiamo messo noi
stessi in quei posti di comando?
A questo punto tutto sembra a posto. Ed
invece ecco spuntar fuori un problema. Quella stessa cattiva governanza, che
era stata cercata come condizione basica per andare ad accaparrarsi delle
terre, una volta entrato nel paese, diventa un problema. I nostri investitori,
oppure le banche che li finanziano, vogliono la certezza della proprietà, non
si fidano di accordi fatti a voce, di mape disegnate sulla sabbia... E si
scopre che abbiamo bisogno di istituzioni per “governare” la questione
territoriale. Notate bene, non si parla di istituzioni in senso lato, cioè non
si dice: abbiamo bisogno di scuole che funzionino, di ospedali pubblici etc.
etc., ma ci si limita alla parte più cocente del discorso: le istituzioni della
amministrazione fondiaria.
Scoperto di aver fatto una cazzata con le
ricette dei PAS, i soliti pensatori del Nord invece di andare a Canossa ed
ammettere i loro sbagli, si inventano un modo nuovo di proporre soluzioni
antiche: si parte col circo mediatico della “governanza”. Parola che non
esisteva prima dei PAS. Parola che oggigiorno è in bocca a tutti i politici, di
qualsiasi colore e latitudine.
Bisogna migliorare questa governanza. Ed
eco che si disegnano degli strumenti ad hoc, volontari, dove si dice ai governi
(tutti... Nord come Sud), cosa devono fare er migliorare la governanza in
materia di amministrazione della terra. Cioè, per fare un esempio, si siega al
govrno del Canada come dovrebbe fare per avere un catasto che funzioni, che sia
in grado di darti un titolo ed una mappa in poco tempo in modo che gli
investitori provenienti dal Burina Faso possano fare il business in tempi
ridotti.
Dite che forse ho sbagliato l’odine dei
paesi? Vabbè, capita. Mi scuso con i rispettivi governi. Allora adesso che
abbiamo scoperto che biogna ricostruire le istituzioni, gli ingenui pensano che
finalmente la banda dei PAS metta a disposizione soldi a buon mercato per tutti
quei paesi le cui istituzioni sono state ridotte a un colabrodo. Ed invece no.
Vi ho già detto che a nessuno interessa rafforzare la scuola pubblica del sud,
gi ospedali e tutte quelle cose inutili. Bisogna mettere in piedi le
istituzioni dell’amministrazione fondiaria, catasto, registro, mappe e quanto
altro.
Come fare? Soldi non ce ne sono, e comunque
a nessuno verrebbe in mente di andare a dire alla Norvegia che deve preocuparsi
con la buona governanza nei confronti del popolo Sami. Mentre le stesse cose le
diciamo ai paesi del Sud, quelli dove le terre ci interessano ovviamente.
Arrivano i nostri: a uesto punto, soldi non
ce ne sono, il pubblico è incantato con la magia delle parole, per cui basta
far arrivare i Donanti che mettono a disposizione un po’ di soldi in alcuni
paesi. Scelti da chi? Da una organizzazione super partes? No, scelti da loro.
Donare: dare altrui in dono, cioè senza compenso, regalare. I Donanti sarebbero
quindi delle entità che regalano... deve essere un caso se poi sono le stese
entità che promuovono quelle politiche e quei programmi che ci hanno condotto
dove siamo adesso.
L’importante è partecipare, diceva De
Coubertin. Eco io penso che sia importante capire a che gioco stiamo giocando
(Mazoyer dixit), in modo che poi ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Questa “governanza” è una danza che serve sempre gli stessi interessi. Stupisce
che anche i movimenti contadini si siano lasciati prendere al gioco ed abbiano
finito per andare anche loro alla festa. Io resto con i miei dubbi... e continuerò
a lottare perchè si ricostruiscano le altre istituzioni, educazione e salute,
col rispetto che dobbiamo a quelli che abbiamo sfruttato per così tanti anni.
Ma lotterò anche per far sì che la “governanza” sia applicata anche al Nord,
non discriminando in funzione dei soldi dei “Donanti”, ma in funzione
dell’esistenza di problemi che, è lampante oramai, il dio mercato iesce solo a
creare e mai a risolvere, a casa nostra come altrove.
lunedì 14 luglio 2014
2014 L22: Cyber China - Qiu Xiaolong
Les cyber-citoyens ont frappé : ils mènent une impitoyable chasse à l’homme contre Zhou, un haut dignitaire du Parti, pris en flagrant délit de corruption. Lorsqu’il est retrouvé mort, la blogosphère se déchaîne et affole les autorités. Secondé par la troublante journaliste Lianping, l’inspecteur Chen doit agir au plus vite avant que la cyber-révolution embrase le pays. Chen est pris dans la Toile…
Bello.. un altro valore sicuro.... consigliato...
lunedì 7 luglio 2014
2014 L21: Le retour du Professeur de danse - Henning Mankell
Le jeune policier Stefan Lindman est sous le choc : il vient d'apprendre
qu'il a un cancer, et que son ancien collègue Herbert Molin a été
torturé à mort. Pour tromper son angoisse, il part à l'autre bout de la
Suède enquêter sur le meurtre de Molin. Que signifient les traces
sanglantes sur le parquet, comme si le tueur avait dansé un tango avec
le corps de la victime ? Les ombres d'un passé très noir se réveillent.
Elles ont frappé, et vont frapper encore. Mais Stefan n'a plus rien à
perdre ...
Bel libro... con Mankell difficilmente ci si sbaglia... consigliato...
Bel libro... con Mankell difficilmente ci si sbaglia... consigliato...
martedì 1 luglio 2014
Angola: nuovo titolo per una comunitá SAN
Finalmente
o TITULO da comunidade San da localidade da Hupa, já é uma realidade.
Il popolo San é anche conosciuto come Boscimani. Vive nella zona australe dell'Africa, principalmente Botswana e Namibia, ma alcune comunitá si trovano anche in Angola. Si tratta di popoli nomadi principalmente cacciatori-raccoglitori, Le comunitá angolane sono invece stanziali.
I boscimani sono diventati "famosi" (brutta parola, lo so), grazie al film del 1980
The Gods Must Be Crazy che raccontava l'incontro tra una comunitá del Kalahari con un artefatto, una bottiglietta di coca cola, dell'era moderna. Ne venna fatto anche un secondo, ancora piú divertente secondo me.
The Gods Must Be Crazy che raccontava l'incontro tra una comunitá del Kalahari con un artefatto, una bottiglietta di coca cola, dell'era moderna. Ne venna fatto anche un secondo, ancora piú divertente secondo me.
Le loro lotte per i riconoscimenti territoriali vanno avanti da molti anni, con scarsi successi. Vorrei sbagliarmi, ma il titolo emesso dal Governo angolano (dicembre 2005, consegnato a fime maggio 2006) per una comunitá San nella provincia della Huila, nel quadro di un programma di lavoro congiunto con la FAO sia stato uno dei primissimi titoli mai emessi in favore di queste comunitá.
Negli anni abbiamo seguito gli sforzi di una piccola ONG locale, OCADEC, e mantenuto degli ottimi rapporti con le autoritá della Provincia della Huila, Il risultato, che a molti puó sembrare poca cosa, é che un secondo titolo, ottenuto dalla piena collaborazione fra le autoritá governative e la ONG di cui sopra, con un piccolo appoggio della FAO, é stato finalmente emesso nei giorni scorsi.
La ragione della nostra soddisfazione sta nel fatto di essere riusciti a rompere il muro di incomprensione tra autoritá governative e organizzazioni non governative, portarle a conoscersi meglio e pian piano a collaborare. Il fatto poi che questo sia successo al riguardo di comunitá storicamente bistrattate, é ancora piú importante. Ci vuol tempo, ma anche questa piccola goccia contribuisce a restituirci un sorriso...
paolo
Un grazie ai tanti amici e consulenti che negli anni hanno reso possibile la costruzione di questa fiducia...
martedì 10 giugno 2014
2014 L20: Il Rosso e il Nero - Stendhal
Scritto tra la fine del 1829 e la prima
metà del 1830, Il rosso e il nero è il secondo
romanzo di Stendhal. L'autore ne corregge
le bozze proprio durante le giornate
della Rivoluzione di luglio, che liquida
la Restaurazione e inaugura la monarchia
borghese di Luigi Filippo. Di questo
passaggio cruciale della storia francese
Stendhal restituisce con crudele fedeltà
non la cronaca (malgrado il sottotitolo
del romanzo), ma lo spirito, muovendo
dalla realtà della provincia per approdare
a Parigi, dove da sempre si annodano
e si sciolgono i destini politici della Francia.
L'impietosa analisi storica non esaurisce
tuttavia la complessità della vicenda
e del suo protagonista. L'ostinata rivolta
di Julien Sorel non è riducibile semplicemente
all'acuto senso della propria inadeguatezza
economica e sociale. La sua non
è coscienza di classe, e Il rosso e il nero non
è il romanzo dell'ambizione e della scalata
ai vertici della società: Stendhal non
è Balzac. Julien Sorel affronta il mondo
brandendo la propria inferiorità sociale
come un'arma, ma il mondo creato dalla
potenza del denaro lo disgusta, anche se
tanto spesso deplora l'umile condizione in
cui la sorte lo ha fatto nascere. Perciò rimpiange
l'epoca napoleonica (di cui questo
romanzo rafforza il mito, nato già all'indomani
di Waterloo), convinto com'è che
allora fosse possibile affermarsi soltanto
grazie ai propri meriti. Il rosso e il nero è
il romanzo dell'esasperata consapevolezza
di sé e della propria dignità, ma anche
della vanità, dell'amor proprio, del risentimento. Racconta la guerra, persa in partenza,
di un individuo contro tutti. Julien
Sorel è un corpo estraneo in qualunque
ambiente si venga a trovare, non si lascia
integrare, e non sa cedere alla spontaneità
nemmeno nell'amore. Maniaco della strategia,
ha l'ossessione del controllo, su di
sé e sugli altri, ma anche tutta l'ingenuità
di chi vorrebbe imporsi in un mondo ostile
senza conoscerne né accettarne fino in
fondo le regole. Solo in rarissimi momenti
si concede di essere sincero con se stesso,
nella solitudine della natura o, alla fine,
nel felice isolamento del carcere, in attesa
della ghigliottina.
A me é sembrato un libro partito bene, sia con la descrizione storica che dei vari personaggi, ma poi mano a mano che ci si avvicina all'intrigo d'amore, diventa difficile capirne la logica. Il giovane Sorel non si rivolta contro un mondo che vorrebbe invece conquistare, anzi che pensa meritare dall'alto della sua superbia. Il rapporto con la giovane fidanzata é incomprensibile, ed il ritorno di fiamma della prima la fa passare come un'oca pronta a buttarsi a piedi del "bello del quartierino". Insomma la Signora de Renal ci fa una pesimma figura, Mathilde la giovane mezza svampita che alla fine scopre di amarlo alla follia non é che ne venga fuori meglio. Forse questo va messo in conto al periodo quando é stato scritto, un'epoca quando il "gender" non era ancora un tema alla moda. Peró poteva finire in modo diverso, con lui che invece di finire in galera arriva al culmine dei suoi desideri e cosí avremmo potuto vederlo alla prova dei fatti.. invece tutto finisce cosí causa una gravidanza non desiderata né da Mathilde né da Julien... Stendhal mi ha dato l'impressione di non sapere come far finire questa storia, come se gli scappasse dalle mani e quindi, con l'artificio della gravidanza, fa pendere l'equilibrio per una fine si tragica ma, onestamente, un po' fuori tema.
A me é sembrato un libro partito bene, sia con la descrizione storica che dei vari personaggi, ma poi mano a mano che ci si avvicina all'intrigo d'amore, diventa difficile capirne la logica. Il giovane Sorel non si rivolta contro un mondo che vorrebbe invece conquistare, anzi che pensa meritare dall'alto della sua superbia. Il rapporto con la giovane fidanzata é incomprensibile, ed il ritorno di fiamma della prima la fa passare come un'oca pronta a buttarsi a piedi del "bello del quartierino". Insomma la Signora de Renal ci fa una pesimma figura, Mathilde la giovane mezza svampita che alla fine scopre di amarlo alla follia non é che ne venga fuori meglio. Forse questo va messo in conto al periodo quando é stato scritto, un'epoca quando il "gender" non era ancora un tema alla moda. Peró poteva finire in modo diverso, con lui che invece di finire in galera arriva al culmine dei suoi desideri e cosí avremmo potuto vederlo alla prova dei fatti.. invece tutto finisce cosí causa una gravidanza non desiderata né da Mathilde né da Julien... Stendhal mi ha dato l'impressione di non sapere come far finire questa storia, come se gli scappasse dalle mani e quindi, con l'artificio della gravidanza, fa pendere l'equilibrio per una fine si tragica ma, onestamente, un po' fuori tema.
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