martedì 10 luglio 2018
2018 L32: Antonio Manzini - Maudit printemps
Gallimard, 2018
Chiara Breguet, héritière d’une riche famille d’industriels du Val d’Aoste, étudiante brillante admirée de ses pairs, n’a plus donné de ses nouvelles depuis plusieurs jours. Persuadé que cette disparition est inquiétante, Rocco Schiavone se lance dans une course contre la montre pour sauver la jeune femme et découvrir ce que dissimule la façade impeccable de ce milieu nanti. Pendant ce temps, la neige tombe sur Aoste en plein mois de mai, et cette météo détraquée ne fait qu’exacerber la mauvaise humeur légendaire de Rocco.
Bello. La serie televisiva è già un cult, ma anche la scrittura vale la pena.
2018 L31: Laetitia Colombani - La tresse
Poche, 2018
Trois femmes, trois vies, trois continents. Une même soif de liberté.
Inde. Smita est une Intouchable. Elle rêve de voir sa fille échapper à sa condition misérable et entrer à l’école.
Sicile. Giulia travaille dans l’atelier de son père. Lorsqu’il est victime d’un accident, elle découvre que l’entreprise familiale est ruinée.
Canada. Sarah, avocate réputée, va être promue à la tête de son cabinet quand elle apprend qu’elle est gravement malade.
Liées sans le savoir par ce qu’elles ont de plus intime et de plus singulier, Smita, Giulia et Sarah refusent le sort qui leur est destiné et décident de se battre. Vibrantes d’humanité, leurs histoires tissent une tresse d’espoir et de solidarité.
Super consigliato, soprattutto per la parte riguardante Smita e le condizioni di vita delle donne nell'India rurale. Sarà nella Top.
giovedì 5 luglio 2018
La politica dei lager e del girare la testa dall’altra parte
Quando cominciai a leggere libri e sentire racconti su cosa fosse stato il regime nazi-fascista tedesco e italiano, una domanda mi venne spontanea e cioè cosa pensassero gli italiani e i tedeschi di quello che i loro governi stavano facendo. Ovviamente che era più facile porsi il problema rispetto ai tedeschi, per via dei campi di concentramento (lager) e di tutto quello che fecero subire a ebrei, zingari, omosessuali, comunisti etc. Dov’era il tedesco medio mi chiedevo, possibile che non sapesse nulla e/o che non volesse sapere? Poi, ricordandomi che anche da noi dei campi di concentramento erano stati creati, la stessa domanda me la giravo verso i miei connazionali.
Risposte vere e compiute non arrivarono mai, e credo che ancora oggi gli storici dibattano su questo tema, che riporta all’eterno problema della memoria e dell’oblio.
Gli anni passano, e si diventa adulti e si inizia a invecchiare. E ci si ritrova davanti, ancora e ancora, alle stesse politiche: lager, carri armati per difendere le frontiere, e la gente che gira la testa dall’altra parte.
Nel sud della Siria il governo di Bashar ha iniziato il repulisti finale nella zona di Deraa, provocando varie centinaia di migliaia di migranti forzati. Poveracci che cercano di salvare la pelle scappando verso i confini vicini, Giordania e la zona delle alture del Golan, occupata militarmente e illegalmente da Israele da oltre 50 anni. Israele è nostro alleato e con lui facciamo affari senza maggiori problemi. Israele è quel paese che ha messo i carri armati al confine per evitare che questi poveracci riescano ad entrare nella santa terra che ritengono donatagli da Dio. Israele poi è quel paese che ha organizzato il più grande lager a cielo aperto, la striscia di Gaza, dove sta facendo morire i palestinesi bloccati li dentro.
Ognuno ha i suoi problemi e i suoi migranti verrebbe da dire, e risolve il problema come può. Certo che l’idea dei carri armati non era ancora venuta nemmeno a Calderoli!
Noi europei invece abbiamo i nostri problemi con i migranti. Il karma attuale è che quest’anno gli arrivi sono diminuiti del 79% grazie alle politiche di Minniti. Ottimo. Non abbiamo più centinaia di migliaia di profughi in arrivo ma solo quindici o sedici mila, quindi non esiste una urgenza migranti in Italia e in Europa (dice Macron).Mattarella arriva addirittura a un 85% di migranti in meno, per tirare le stesse conclusioni. Mattarella è lo stesso presidente che, nel 2015, dichiarava che “Oramai è urgenza epocale per l’UE” (
Quindi gli immigrati che prima venivano a centinaia di migliaia (o addirittura milioni a causa della guerra in Siria) verso l’Europa, adesso si sono ridotti a poche migliaia, una cifra gestibile se i vari governi fossero meno isterici. Ripeto: ottimo. Solo che mi chiedo dove siano finiti tutti questi migranti, quali siano le reali condizioni di vita nei campi di concentramento in Turchia (paese che fa il lavoro sporco per noi europei, basta che gli paghiamo le spese, circa 6 miliardi di euro) e nei campi di concentramento voluti da Minniti in Libia.
Non ho visto nessun servizio, reportage o altro mostrandoci questi poveracci aiutati a tornare a casa loro e aiutati a reinserirsi nella vita economica dei loro paesi. Anzi, le uniche foto o articoli che vedo passare ci mostrano questi poveracci abbandonati nel deserto dove, a colpo sicuro, moriranno di fame e sete.
Ed eccoci di nuovo alla domanda iniziale: siamo felici che le statistiche dicano meno 79 o meno 85 percento. Poi giriamo la testa perché non vogliamo sapere come stiano morendo dentro quei campi dove le condizioni sono inumane. Anni basta che non arrivino qui, come fermarli è un problema secondario, basta che il lavoro sporco lo facciano gli altri.
Lager di ieri, lager di oggi e lager di domani. Continuiamo a girare la testa, ma attenti che poi non ci venga un torcicollo a forza di girare.
mercoledì 4 luglio 2018
2018 L30: Peter May - Je te protégerai
Editions du Rouergue (2018)
Niamh Macfarlane a créé avec son mari Ruairidh une entreprise de textile renommée, Ranish Tweed, qui fournit de somptueuses étoffes aux plus grands couturiers. Alors qu'ils sont à Paris, Niamh voit son mari monter dans la voiture d'Irina Vetrov, une célèbre créatrice de mode, avec laquelle elle le soupçonne d'entretenir une liaison. Tandis que Niamh se lance à leur poursuite, la voiture explose sous ses yeux.
Il libro precedente di questo autore mi era piaciuto molto, ecco per cui ho comprato anche questa ultima avventura editoriale che, a dire il vero, non mi ha convinto granché. Un po' palloso, in contrasto totale con i giudizi espressi da alcuni commentatori francesi. Ma così è la vita....
martedì 26 giugno 2018
Migranti, cooperazione e sviluppo... se solo avessimo un po' di memoria
Di Luca Turi – http://www.apuliafilmcommission.it/wp-content/uploads/La-nave-dolce.jpg, Pubblico dominio,
La foto di Luca Turi dovrebbe ricordarci subito di cosa si tratta e di quando: i profughi albanesi dell'estate 1991.
Cito di seguito alcuni estratti da un interessante lavoro dell'Istituto Affari Internazionali (L’Albania verso l’Unione europea: il ruolo dell’Italia - IAI, 09/12 2009):
"Durante l’estate del 1991 il tempo clemente e la relativa facilità di attraversamento dell’Adriatico spinsero una ingente massa di albanesi a cercare rifugio in Italia. Posta di fronte a questa prova inaspettata, l’Italia non seppe individuare una strategia di ampio respiro, limitandosi al contenimento dei flussi di disperati, al loro rimpatrio e alla lotta contro i fenomeni criminosi legati all’emigrazione
Chiusa l’emergenza, durante la quale la società del bel paese cadde vittima di non trascurabili pulsioni isteriche, il mondo politico, ancora impegnato in una difficile transizione, continuò, per un certo periodo, a considerare quello albanese come un problema di gestione dei flussi.
L’Albania si ripresentò prepotentemente all’attenzione della politica estera nazionale alla fine del 1996. In quell’anno il paese venne colpito da quella che viene ricordata come la “crisi delle piramidi”, una bolla speculativa che colpì il sistema finanziario, la quale fece evaporare il 70% dei risparmi degli albanesi. Anche il sistema politico ne fu travolto e si ingenerarono gravi disordini. A differenza che nel 1992, l’ondata di profughi non superò le 14.000 persone, il che però non evitò la ripresa di impulsi fobici collettivi sull’invasione degli albanesi. Il vero problema risiedeva però nella destabilizzazione del paese e nelle ripercussioni che questa avrebbe potuto avere sulla regione, in un momento in cui la questione del Kosovo andava progressivamente peggiorando. A differenza dell’opinione pubblica, questa volta la politica italiana si dimostrò matura per affrontare la sfida che le si poneva di fronte.
[...] per la prima volta gli obiettivi della pacificazione, della stabilizzazione e della democratizzazione si sono collocati su un livello superiore rispetto agli interessi economici e a quelli politici di altra natura. Lungi dal ridursi, il peso dell’Italia nell’area ha negli anni successivi acquisito consistenza e sistematicità. Il varo della legge 84 del 2001 ha poi definito una strategia articolata di intervento del Sistema Italia nell’area dei Balcani nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, della promozione e assistenza alle imprese, della cooperazione decentrata e degli interventi di particolare interesse nazionale. Serbia e Albania si sono rapidamente affermati come i principali termini di riferimento di questa politica."
Penso a tutto quello che sto leggendo e sentendo in queste settimane sul tema dei migranti. Mi preoccupa l'assoluta mancanza di visione e un minimo di memoria storica da parte delle forze di sinistra (non parlo dell'ex sinistra del PD), incapaci di ricordarsi il legame ovvio fra situazione di partenza (condizioni di vita, stabilità sociale, ecologica ed economica, rispetto dei diritti e quant'altro nei paesi di origine - i push factors) e le condizioni di arrivo (pull factors: condizioni spesso infraumane, sovraffollamento, sfruttamento totale nel lavoro legale o illegale etc.etc.). Dovrebbe essere facile da capire che per poter sopportare tutto quello che sopportano, il farsi depredare, violare, a volte ammazzare e poi sfruttare, devono esserci delle condizioni così misere alla partenza per cui si è disposti a tutto.
Così successe con gli albanesi che vennero a "invaderci"; il ministro (di origine socialiste) dell'immigrazione dichiarava:
È necessario – afferma la Boniver (ministro dell’Immigrazione, ndr) – impedire ogni tentativo illegale di ingresso in territorio italiano: per questo a nessun albanese sarà permesso di scendere dalle navi
Corriere della Sera, 14 giugno 1991
Gli italiani brava gente, in specie gli ultras del Brescia, cantavano: "Albanesi tutti appesi olè"
Qualcosa successe negli anni successivi, grazie anche a un cambio nella politica estera italiana e un'azione maggiormente coordinata ed efficiente da parte di UE, NATO, Americani e altri donatori.
Oggi il risultato è sotto gli occhi di chi vuol vederlo: gli italiani emigrano in Albania (http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/01/08/news/perche-migliaia-di-italiani-sono-andati-a-vivere-in-albania-1.316762)
Quello che dovrebbero fare dei partiti (o movimenti) di sinistra, invece di continuare a gridare al lupo e basta, sarebbe da una parte obbligare il PD e LEU (quelli oriundi dal PD) di fare un esame autocritico serio di tutto quello che non hanno fatto in tanti anni al governo per aiutare altrove che in Albania dei processi di stabilizzazione sociale, economica, politica ed ecologica. L'unico dato certo è il calo degli aiuti, come già detto, ma oltre i soldi è il vuoto di iniziativa politica che mi ha sempre spaventato. Dopodiché bisognerebbe cominciare a pensare ad un'azione programmatica per fare quello che non è stato fatto. Se le migrazioni saranno un fenomeno epocale, che durerà decenni, meglio uscire rapidamente da un'ottica emergenziale e porre le basi, se si vuole un giorno andare al potere, di un programma che possa servire sul serio i cittadini e i contadini/e del nord come del sud.
Invece sui giornali non si trova un accidente di specialista, uomo o donna che sia, che oltre a filosofare su quanto sta (s)combinando Salvini (e senza dire una parola, a parte Michela Murgia, su quanto fatto in precedenza, sulle similitudini tra Minniti e Salvini) spinga il pensiero un po' più in là. Così non ne usciremo mai, mettetevelo bene in testa.
Quindi iniziamo a ragionare a scala maggiore. Ancora una volta è Salvini, in visita in Libia, a ricordarci che bisogna andare oltre la Libia. Lui lo fa per i suoi hotspot, a me interessa ricordare la questione della Nigeria (come paradigma di tutta la fascia Subsahariana) e il conflitto tra pastori e agricoltori e l'intervento di Boko Haram.
Trovo in edicola oggi questo articolo apparso sull'Osservatore Romano: Oltre ottanta morti nella guerra tra coltivatori e pastori (http://www.osservatoreromano.va/it/news/scontri-interetnici-nigeria-ottantasei-persone-han)
Altri giornali hanno riassunto la stessa notizia ricordando come questi conflitti uccidano più di Boko Haram (https://voce.com.ve/2018/06/25/330120/in-nigeria-la-faida-dei-pastori-uccide-piu-di-boko-haram/). Io queste cose le ho scritte nel mio rapporto di missione dopo un viaggio nel nordest (Maiduguri) della Nigeria per conto della FAO. Ma né il responsabile locale e ancor meno i donatori locali (Unione Europea in testa) si sono dimostrati interessati al tema. Tutti a caccia di terroristi, mentre i problemi sottostanti, più strutturali e più gravi, non interessano nessuno. Invece ci devono interessare perché il risultato combinato, particolarmente in Nigeria, di una demografia galoppante e di conflitti continui e di una riduzione progressiva delle terre disponibili, anche grazie alla siccità che avanza, produrrà solo più voglia di andare via... e di venire al nord...
Ma siccome discutere seriamente di programmi di stabilizzazione politica, sociale, ecologica, economica è troppo complicato per i nostri equilibri politico-finanziari, allora preferiamo girare la testa dall'altra parte. Peccato che adesso non gira più solo la testa, ma anche le palle. Non affrontare un problema significa che quando tornerà sarà ancora più complicato e il prezzo che rischiamo di pagare per la nostra inazione italiana ed europea è semplicemente la fine di questa Unione.
domenica 24 giugno 2018
Povero Scalfari
Mi fa un po’ pena ma anche tanta rabbia. Il vecchio Scalfari, autoproclamatosi consigliere della casta di governo degli ultimi decenni, da settimane insiste nel proporre, come futuro leader del PD (che lui considera ancora un partito di sinistra), un personaggio come Mario Draghi. Cioè un eminente rappresentante di quella casta finanziaria e bancaria che gestisce il mondo in nome e per conto loro. Draghi, secondo Scalfari, sarebbe, assieme a Minniti (!!!) il miglior rappresentante della politica italiana, quello che ci ha salvato dalla crisi grazie alla sua misura (Quantitative Easing) destinata a dare soldi a palate gratis alle banche. Malgrado questo il sistema bancario non è affatto in salvo (mentre gli italiani lo sono ovviamente ancor meno).
Poi capita che lo stesso giornale da lui fondato, La Repubblica, lo sbugiardi in maniera clamorosa: sul giornale di oggi esce un anticipo di un articolo che sarà disponibile domani su Affari e Finanza. Il succo: “ Il mondo è sovrastato da una montagna di debiti: 237 trilioni di dollari (migliaia di miliardi), il 318% del Pil mondiale. … Gli ultimi sette anni, con i tassi di tutto il mondo ridotti praticamente a zero (grazie Draghi), sono stati disastrosi, dicono unanimi gli economisti internazionali interpellati da A&F, l’indebitamento è salito di oltre 50 punti percentuali rispetto all’inizio della grande crisi, proprio per la convenienza all’esposizione. … La tanto sperata riduzione dei debiti insomma non si è vista.”
Il menu delle possibili cause della futura crisi mondiale si avvale quindi di un nuovo argomento. Quello che è sicuro è che con questi intellettuali, la sinistra è sicura di essere vista oramai solo come la fonte dei guai, assieme a quei personaggi, tipo la Merkel, che hanno costituito l’asse portante della crisi strutturale europea.
venerdì 22 giugno 2018
2018 L29: Caryl Férey - Plutôt crever
Gallimard Folio, 2006
Tuer n'est pas un jeu, Alice aurait dû le savoir. Surtout un député. En tout cas, Fred se retrouvait aujourd'hui dans la peau d'un assassin, par la faute de sa vieille copine Alice. Quoi faire quand on ne sait rien faire ? Fuir avec elle à bord de La Poubelle, à fond la caisse, jusqu'à ce que le moteur explose ? Partir en cavale, à vélo ? Jouer le jeu, le sien, même s'il a l'air sinistre ? Ce que Fred ne savait pas, c'est que le frère de cette excellente copine hébergeait des terroristes basques et que le flic le plus mal noté de l'hémisphère nord les pourchasserait, jusqu'à la mort visiblement. Alors quoi ? Se rendre ? Ah ! Ça non : plutôt crever !
Non male, eunuchi autore che mi piace assai. La storia ha degli aspetti poco credibili, ma ci si lascia perdere in questa storia di strada sotto il sole di questi giorni.
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