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mercoledì 9 novembre 2016

Elezioni USA: una volta tanto ha perso Wall Street


 Posso capire i sentimenti constrastanti che stanno agitanto l’universo mondo in queste ore, ma nel contempo penso sarebbe opportuno cominciare a ragionare a mente fredda, da una prospettiva europea e in funzione anche dei nostri interessi di cittadini europei.

Fatte salve tutte le derive buffonesche del personaggio, ci sono alcuni elementi da sottolineare in queste elezioni:
1.       
     Una volta ancora gli istituti di sondaggio e i vari opinion-makers dell’insieme dei media si sono sbagliati alla grande. Non è bastato il tonfo del Brexit per capire che non ci si puó fidare delle inchieste dei sondaggisti ma, peggio ancora, chi ne esce con le ossa rotta sono quei media che per lavoro dovrebbero occuparsi di studiare il proprio paese, quegli esperti sempre pronti ad andare in televisione ma mai interessati ad essere lí dove il popolo vero si trova. Traiamone quindi le conclusioni e cominciamo infine a pensare con la nostra testa invece di farci infinocchiare da numeri e numeretti buttai lí come specchietti per le allodole.

2.       Ha perso Wall Street, che già si preparava a un trasloco in grande stile a Washington, portandosi nei bagagli la loro venditrice ufficiale in gonnella. Non mi faccio illusioni che questo schiaffo basti a far rinsavire i finanzieri, ma almeno lasciami godere questo piccolo momento di gioia.
3.      
      Ha vinto il popolo americano della classe bassa e media. Trump ha dimostrato una verità molto evidente anche in Europa ma che abbiamo molte difficoltá ad ammettere (e vedremo cosa succederà in Francia fra poco): questo modello di turbocapitalismo sta distruggendo lavoro (e la natura) a un ritmo forsennato. I ricchi diventano sempre meno numerosi e sempre più ricchi, mentre la classe media si impoverisce, il lavoro sparisce e chi stava giù nella scala sociale si ritrova nel sottosuolo. Una volta c’erano delle forze di sinistra a dire queste cose e a promettere cambiamenti. In America è brillata la stella di Sanders, un politico onesto, coerente, preparato e di sinistra che aveva dato fiato al sentimento di ribellione da sinistra. Il suo partito l’ha fatto fuori, pensando che in quel modo eliminava il problema. Trump ha fatto campagna presso quella gente, lisciando il pelo degli istinti più bassi se vogliamo, ma sicuramente è riuscito ad apparire come l’unico che si interessa a loro. Non ci piace Trump? Perfetto. Non ci piace Marine Le Pen? Va bene. Ma cosa andrebbe fatto per cambiare questo andazzo? I Democratici americani hanno scelto di allinearsi su Wall Street, e giustamente pagano lo scotto di una candidata impresentabile come Hillary. In Francia i comunisti sono scomparsi, cosí come gli ecologisti e i socialisti fanno politiche più a destra dei vecchi partiti conservatori al potere qualche decennio fa. Non parlo dell’Italia per non cadere sempre nel Renzi sí o Renzi no. Il punto resta che se cotinuiamo ad abbandonare il popolo vero, il giorno che andranno a votare lo faranno per chi non li ha dimenticati, poco importa che le promesse siano ridicole o mostruose. Quando mai si é visto che un politico mantenga le proprie promesse? Ricordiamoci Andreotti e la mitica frase secondo cui le promesse in politica si possono anche non mantenere, ma bisogna saperle fare. La questione centrale per chi ancora pensa di essere di sinistra, è l’accettazione pura e semplice di un modello economico che ci porta al baratro. A partire dal momento che cominciamo a dire che altre possibilità non esistono, e quindi non le vogliamo nè cercare nè studiare, la conseguenza logica è che i poveri, i senza lavoro, non vogliamo più vederli perchè non abbiamo nulla da offrire loro. Ed ecco il letto preparato per i futuri populismi o avventurieri come Donald. La sua elezione dovrebbe insegnarcelo, ma non sono sicuro che in tanti lo capiranno.
4.     
            Un’occasione per diventare europei? Grazie a Trump, gli europei dovranno scegliere cosa fare con le armate americane di stanza a casa nostra. Lui dice, banale banale, che se voglaimo la protezione americana dobbiamo pagare. Otitmo, finalmente qualcuno che mette un prezzo a questo. L’unico modo per cercare di convincere i 28 governi che abbiamo bisogno di una difesa europea degna di questo nome, e non più terziarizzata agli americani, era questo: che un Donald qualunque venisse a dire: cacciate i soldi. Forse finalmente cominceremo a pensare a un’Europa unita anche da quella parte.
5.     
           Finalmente, ha perso Obama: dico per fortuna. Avrà fatto tante cose buone (ma a parte gli orti di Michelle non me ne vengono in mente... ) ma Guantanamo non l’ha chiusa, le guerre in medio oriente sono peggio di prima, e soprattutto, guardandolo con gli occhi europei e non della banca centrale di Francoforte, Obama ha aiutato ad esportare la crisi del 2008 verso casa nostra. Loro ne sono venuti un po’ fuori, ma con condizioni lavorative sempre peggiori, per cui si é ridotto il tasso di disoccupazione ma é aumentata la povertà... ma noi da quel casino non ne siamo venuti fuori. Ovvio che abbiamo molte colpe noi, ma un alleato come quello lí io sarei contento stesse un po’ a casa sua.

Detto questo, é ovvio che hanno perso anche le donne, o almeno quelle che speravano, non si sa su quali basi, che Hillary avrebbe fatto qualcosa per loro. Il principio delle promesse non mantenute si applica anche a lei. Già avevamo avuto un Clinton alla casa Bianca per cui possiamo dire di conoscere l’abisso fra le promesse progressiste e quelel poche mantenute. Per cui, da oggi si cambia. Spero che dalle nostre parti si capisca il lavoro profondo di rifondazione che i partiti e movimenti devono fare, altrimenti arriverà anche da noi la stessa tromba d’aria...

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