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domenica 7 ottobre 2012

ESPERANZA: UN GRAZIE DI CUORE A VOI TUTTI!!

Ieri sera abbiamo realizzato la prima presentazione pubblica di Esperanza. Molto bella l'idea dei tre movimenti, dall'aperitivo per far conoscere i nostri Editori, Sabbia Rossa,alla lettura di alcuni pezzi scelti da giovani lettori, con il lago sullo sfondo e l'accompagnamento musicale di Massimiliano, per finire poi in un'atmosfera più raccolta, al circolo Margini & Segni, con degli interventi artistici di Mauro e Maurizio. L'accopmpagnamento culinario, non devo nemmeno dirlo, di Christiane è stato al di là delle aspettative. Un grazie speciale va anche a Chiara per tutta la parte comunicazione. Molta emozione, ma molti amici attorno, che hanno fatto sciogliere questo primo momento per Pierre e per me...penso poter dire a nome di tutti e due che siamo stati molto felici e per questo volevamo mandare un GRAZIE di cuore a tutti quelli che ci hanno accompagnato, materialmente o spiritualmente, vicini e lontani.

venerdì 5 ottobre 2012

ESPERANZA: altro commento appena ricevuto

la scrivente è un'amica e collega, sposata con uno scrittore di teatro molto apprezzato ==== Cher Paolo, Sache que j’ai adore ton livre. Je l’ai lu à petites doses car en voyage, mais ai dévoré la dernière moitié quand j’ai pu me reposer après la mission au Niger et Burkina. Tu as fait fort… la preuve j’y repense tout le temps. C’est comme Stan avec ses pièces de théâtre, on ne peut pas rester indifférent.
Je ne serai pas là samedi car à Genève en mission. Je regrette vraiment car j’ai l’impression que cela va être très bien. Je t’embrasse bien fort Sophie

domenica 30 settembre 2012

venerdì 14 settembre 2012

ESPERANZA: un altro commento...

Ho letto il tuo libro con grande soddisfazione. Complimenti, appena esce lo regaleró a un sacco di amici. Se per il prossimo hai bisogno di un correttore di bozze mi candido ... c'é qualche errore grammaticale Maristella Occhio: il libro é uscito, adesso cerco di sapere dove si trova in vendita!!! Paolo

lunedì 3 settembre 2012

ESPERANZA: altre notizie

... commenti da Roberto, vecchio amico da oltre un quarto di secolo, appena tornato dalle ferie: Invece non ti ancora detto di aver letto in Sicilia "Esperanza" e che mi è veramente piaciuto. Ti giuro che sono rimasto piacevolmente sorpreso dal racconto e che l'ho letto tutto di un fiato. (c'è solo un punto oscuro che mi dovrei riguardare, e cioè il passaggio iniziale della giovane donna con neo al convento..). Quindi complimenti e un abbraccio forte

domenica 2 settembre 2012

Sulle tracce di ESPERANZA

Ho caricato su FB alcune foto fatte questo pomeriggio in giro per Buenos Aires, sulle tracce di Alicia e Antonia, madre e figlia di quella tormentata storia raccontata in ESPERANZA, il nostro primo romanzo. Ecco la Calle Carlos Calvo, a San Telmo, lì dove era parcheggiata la vecchia Fiat 128 di cui parliamo a p.137: erano loro, pronti a venirla a prendere e a farla sparire per sempre. Alicia sparisce lì. Foto di Plaza Dorrego, il cuore turistico di San Telmo... chissà com'era durante la dittatura... La Casa Rosada en la Plaza de Mayo, ed altre foto in giro per la città.... La famosa soda Beltrano, la "mejor del mundo", le sigarette "43" La foto che ripoto qui è quella di alcune delle migliaia di vittime della dittatura argentina. Matias e Antonia hanno cercato di portare il loro grano di sabbia alla ricostruzione di questa memoria ... leggete il libro (da oggi in vendita) e saprete come è andata a finire....

venerdì 24 agosto 2012

ESPERANZA... altri due commenti

20 agosto 2012 16:53 Esperanza trasporta in tanti stati d’animo diversi senza nemmeno accorgersene. E’ un avvicendarsi continuo di pensieri. Parla di verità, emozioni, di tutto il male e il bene di cui l’essere umano è capace. La questione delle terre e quella indigena oltre che a essere aspetti che mi affascinano perché relazionati al mio lavoro, riescono a intersecarsi perfettamente con gli altri fatti storici dentro a cui i personaggi si muovono. Eventi di una storia in cui tutti noi siamo profondamente coinvolti. Le pagine sono leggerissime e volano fino al soffio finale, che lascia il cuore spalancato. Terminato questo libri i pensieri rimangono a fluttuare per giorni, cercando di fare resuscitare i personaggi. È come un volere tenerli in vita aldilà delle pagine, immaginare i loro destini deviati da coincidenze eccezionali, eventi, occasioni perdute e il filo della Storia che li intreccia e li mette in campo pronti per combattere altre battaglie della vita. Cari Paolo e Pierre, spero davvero questo libro possa essere diffuso ovunque, io ho già iniziato a farvi pubblicità nel Corno d’Africa dove molti lettori bisognosi di Esperanza aspettano con impazienza copie. Un abbraccio, Carolina === 8 agosto 2012
Carissimi, J'ai mis du temps à vous écrire car j'étudie beaucoup en ce moment, mais j'ai terminé le livre il y a 2 jours. Il est très émouvant, je l'ai trouvé bien écrit et absolument passionnant! Je suis vraiment entrée dans les personnages et leurs histoires. C'est un très bon roman, qui fait réfléchir. Bravo, et je suis sûre que sa réussite sera à la hauteur de son contenu. Maintenant on en espère un autre... Bacioni Mathilde

ESPERANZA; altri commenti ...

Ciao Paolo,
ho letto Esperanza e sono rimasto colpito. Scrivere una storia avvincente e impegnata al primo libro non è per niente facile, ma tu e Pierre ci siete riusciti bene: l'intreccio è complesso ma i tasselli si incastrano tutti perfettamente e attraverlo la lettura, come un puzzle, i personaggi si trovano legati gli uni agli altri. Trattare argomenti del genere poi non è facile perché si può cadere nel banale ed essere scontati, ma qui credo che la tua conoscenza "sul campo" abbia influito notevolmente ed ha arricchito molto la trama. Ho apprezzato molto Esperanza soprattutto perché ho ritrovato molto di te e del tuo modo di vivere e di pensare i rapporti con le persone, la propria famiglia, il retaggio che ci si porta dietro. Hai trasportato nel romanzo la tua convinzione nella Storia come madre di tutti noi e l'hai posta al centro della trama (o almeno così l'ho percepita). Mi sono appassionato quindi ai personaggi e alle loro vicende, mano a mano che questo principio ispiratore veniva fuori. Un romanzo tutto sommato non lungo, che si legge tutto d'un fiato (ci ho messo davvero pochi giorni). La brevità dei capitoli aiuta in questo, e quasi mi è dispiaciuto non aver conosciuto più a fondo i personaggi. Congratulazioni a te e a Pierre, spero che prosegui(ate) il percorso di elaborazione della propria esperienza ed a trasporla in un libro perché avete stoffa! Gabriele

lunedì 6 agosto 2012

Sabbiarossa Edizioni: ESPERANZA prima recensione

In attesa della sua distribuzione e presentazione ufficiale a partire da settembre, alcune copie sono state date ad alcune persone a cui siamo legati, amici o, come in questo caso, fratello (per me) e padre (per Pierre). Inutile dirvi quanto ci tenessi alla sua opinione, dato che su questi temi ci lavora da anni e soprattutto considerando che Bruno non fa sconti, se no gli fosse piaciuto non ce l'avrebbe mica mandato a dire. Gli mando un altro grazie di cuore da questo post. Carissimi Paolo e Pierre, Ho finito ieri di leggere il vostro libro e l’ho trovato appassionante, ben costruito e ben scritto. E’ un libro che fa riflettere e che arricchisce spiritualmente. Le due storie di famiglia, quella tedesca e quella argentina, si intrecciano molto bene. All’inizio ci si chiede qual’è il rapporto fra le due, ma ben presto si è presi dal ritmo della narrazione e, una volta iniziata la lettura, è difficile staccarsene. Come in un buon romanzo giallo, il suspence rimane intero sino alla fine : il falso incidente della zia suora, la scoperta, da parte della protagonista, di essere figlia di desaparecidos. Il tema del silenzio, del non voler sapere, del voler chiudere gli occhi su una realtà drammatica, è particolarmente forte e ben trattato. Secondo me, è un aspetto fondamentale della società tedesca e di quella argentina. Il libro mostra la forza di questa volontà, collettiva e individuale, di non sapere, ma anche la fragilità di questo muro del silenzio, destinato prima o poi a incrinarsi e a crollare. Altro tema centrale è quello della trasmissione del trauma di generazione in generazione, e questo non soltanto per i discendenti delle vittime, ma anche per quelli degli assassini. La storia di Antonia/Flor e di Mathias è una specie di Bildungsroman, un romanzo di formazione, dove i protagonisti maturano attraverso le successive esperienze, alla ricerca della verità sul passato (della famiglia e della società nel suo insieme) e su se stessi. Ho apprezzato anche il finale. Non c’è happy end, perché la tragedia è troppo grande e i protagonisti ne sono stati in gran parte distrutti, ma c’è appunto un filo di speranza. L’accostamento Bolivia-Argentina è ben riuscito, e permette di affrontare – non in maniera didattica, ma attraverso le esperienze dirette dei protagonisti – i principali problemi di queste due società, a cominciare da quello della terra, dello spossessamento dei contadini e, particolarmente forte nel caso boliviano, il razzismo e il disprezzo dei bianchi nei confronti della popolazione indigena. Coincidenza : a La Paz sono stato alloggiato per una settimana in una pensione della calle Hermanos Manchego, a due passi dalla sede dell’ONG Terra. L’unico punto forse inesatto – dico forse perché è da verificare – del libro riguarda il suicidio di Erminia, che si getta sotto il rapido Buenos Aires – Rosario. Questo permette di evocare un altro aspetto della realtà argentina, lo smantellamento della rete ferroviaria durante il decennio di Menem, e le conseguenze sociali ed economiche disastrose di questa decisione. Mi chiedo però se quel treno rapido esisteva ancora al momento in cui Erminia si suicida, nel 2001 o 2002, quando Menem non era più al potere : la privatizzazione/smantellamento della rete ferroviaria data del 1991-92, e mi sembra poco probabile che un collegamento rapido Buenos Aires/Rosario abbia sopravvissuto per una decina d’anni. Da verificare dunque. In conclusione, il libro è davvero una realizzazione importante. Bravi! Sarebbe bene continuare su questa strada. Affettuosamente Bruno

venerdì 20 luglio 2012

Esperanza

Oggi, 19 luglio 2012, mi sono arrivate le copie del libro, che sarà in vendita a partire da settembre. Per la distribuzione vedremo nei prossimi giorni dato che SabbiaRossa non arriva a coprire tutto il territorio e dobbiamo andare più sullo specifico in quelle zone dove ci siano più possibilità di vendita. Il 19 luglio è anche una data che ricordo particolarmente. Per alcuni fu un momento di sogno, di una rivoluzione che si voleva diversa. Il Nicaragua di Somoza smise di esistere, in quel caldo luglio del 1979, quando a Roma si stava celebrando la Conferenza Mondiale sulla Riforma Agraria e lo Sviluppo Rurale. Una nuova Nicaragua nacque quel giorno, e una nuova delegazione prese il posto della precedente, squalificata agli occhi del mondo intero. Una Nicaragua sandinista, in onore di quel povero contadino che neglio anni 30 aveva provato a organizzare una ribellione contro gli oppressori dell'epoca, ma venne stroncato dall'intervento americano. Un sogno, dicevo. Anche per me, che ci andai, nel luglio del 1983. Ero anch'io nel pieno della tormenta che ci prende quando diventiamo adulti: domande senza risposte e riflessioni sul nostro passato, energie verso l'avvenire e turbulenze sentimentali. Tutto si mischia a quell'età, e dal frullatore pian piano esce una persona diversa, di cui prima avevamo solo individuato il profilo. Il libro è uscito fuori dalla mia testa ufficialmente poco più di un anno fa, durante una missione in Paraguay, stretto su un seggiolino della TAM che mi trasportava verso quel lontano paese. Vedevo mia figlia crescere, lo stesso frullatore che si ripeteva a una generazione di intervallo, e dal di dentro è uscita questa voglia di raccontare. Ma cosa si racconta in Esperanza? Le domande di sempre potrei dire: crescere, disobbedire e combattere (questa era anche stata una proposta di titolo, ma rigettata da tutti): crescere e interrogarsi su chi siamo, cosa vogliamo dalla vita e soprattutto sapere da dove veniamo, l'eterno problema delle radici. Disobbedire, per trovare la propria strada, passare dall'antagonismo del dire no alle scelte imposte/proposte dagli altri, per andare verso le nostre proprie scelte, imparare a discernere e, di fatto, diventare adulti. Combattere, perchè viviamo in un mondo ingiusto, e bisogna pure che qualcuno ci metta un po' di coraggio ed energia per cercare di cambiarlo un po'. Da questo mix esce Esperanza. Mathias e Antonia (tedesco lui e argentina lei) si incontrano per caso in Bolivia: la loro storia si intreccia con le lotte in favore delle comunità indigene che l'ex fidanzato di lei (Andres) sta portando avanti. Questo gli costerà caro perchè, come sappiamo noi che lavoriamo su questi temi, chi tocca il tema terra, e in particolar modo le terre indigene, muore. Una storia d'amore nel periodo della loro crescita e scoperta di radici familiari impastate con la tragedia della Shoah e del golpe dei generali argentini. Una traccia lasciata da una zia suora, riapre uno dei tanti capitoli oscuri di quel periodo, e darà la chiave di lettura del loro cammino e della fine, che non vi anticipo. La figura più protetta è quella della sorella più giovane di Mathias, Nicole, che guarda al fratello più grande come un esempio, con fiducia e da lui si lascia guidare finchè non comincia a metter su le ali per volare da sola. Non è un romanzo sentimentale, la fine è dura; alcuni amici mi hanno detto che forse si poteva essere più conciliatori, ma nel sogno mi era venuta così. Se poi penso a quello che conosco su questi temi, a quello che ho letto o che, via un fratello che se ne occupa da molto tempo, ho ingurgitato, credo che fosse meglio chiudere in questo modo, aspro, difficile da mandar giù. Non avevo esperienze precedenti, per cui il primo libro diventa un parto, se non addirittura un incubo. Una volta buttate giù le prime dieci pagine, e sentito i responsi familiari positivi, a quel punto bisognava trovare il coraggio e la forza di affrontare un impegno così nuovo. E lì per fortuna è arrivato mio nipote Pierre. Erano anni che volevo far qualcosa con lui, e questa è stata la buona occasione. Lui con la penna ci lavora tutti i giorni, ed ha imparato molto meglio di me il gusto per i dettagli, quel lavorare sui personaggi in modo da avvicinarli di più al lettore. Volevamo un libro agile, una specie di sceneggiatura per un futuro film, per cui siamo scesi a un livello che a noi sembra sufficiente, ma senza caricare troppo la lettura. Idealmente avevamo in mente un tipo di lettore, giovane, fascia 20-35, che apre la prima pagina, in treno, sdraiato su un lettino al mare o altrove e che non si ferma più fino alla fine, dal tanto esser presi dalla storia. Abbiamo spartito il lavoro in modo che io tenessi la barra del timone e lui si occupasse di rendere appetibile la storia. Scrivere a più mani non è semplice a quanto mi dicono, ma grazie a Dio ci è venuto spontaneo, senza problemi. Molta attenzione ai dettagli: un grazie di cuore a Internet che ovviamente facilita molto, ma anche ai tanti amici latinoamericani che hanno dato delle informazioni, nomi, dettagli, utili per rendere la storia credibile. Ci abbiamo messo un po' di fantasia, ma il contesto è quello lì, vero, e crudele. Volevamo fare un romanzo diverso dal solito, e per questo troverete una serie di note per approfondire alcuni dei temi accennati. Lo scopo era proprio quello: stimolare, a partire da questo libro, una ricerca più profonda di cosa abbiano significato questi momenti storici bui, in un momento come l'attuale quando tutto, in negativo, sembra tornar possibile. Sia a Pierre che a me piace la musica, per questo mano a mano che andavamo avanti con la scrittura e la discussione dei vari capitoli, è venuta da se una specie di colonna sonora, di titoli o frammenti di canzoni, che di fatto marcano la cronologia del libro. Dei tanti personaggi che incontrerete nel libro non sapremo che fine abbiano fatto: el Negro e la Gordita per esempio, si saranno sposati o saranno andati a vivere assieme, con figli e tutto il resto? E Padre Gunther? Sarà ancora lì in parrocchia a stimolare i suoi giovani ad uscire da casa, ad andare verso il mondo esterno, senza paura e col viso aperto? Il libro finisce ma non la storia. Abbiamo la sensazione che si potrebbe pensare a svilupparlo meglio in futuro... vedremo. Quanto sia stato duro scriverlo possiamo dirlo solo adesso che siamo arrivati in fondo. I dubbi che avevamo, individualmente e assieme, di non essere all'altezza, che ci ridessero dietro, insomma le solite menate che uno si porta dietro come sintomo di conti non regolati fin dalla propria infanzia. In questo l'opera dei famigliari, da parte mia Ch. e Ch. è stata fondamentale per mantenere il ritmo (come canterebbe il vecchio Guccio: ... e ho ancora la forza ...). Ma va anche detto che SabbiaRossa Edizioni, nelle persone di Paola e Alessandro, sono state fondamentali per convincerci che valeva la pena andare avanti. Critiche costruttive, sempre cercando di "menager" il mio carattere non facile e poco propizio a riceverne ... (su questo i vecchi amici dell'università ne avrebbero da raccontare, specialmente quel pomeriggio d'inverno quando andammo a fare i rilievi in azienda agricola...). Dicevo che dobbiamo ringraziare non una ma cento volte Paola e Ale perchè se siamo arrivati in fondo è anche grazie a loro. Festeggeremo presto, per cui lasciamo lo champagne in frigo per il momento. Un grazie di cuore va anche a una persona che nemmeno conosciamo ancora: Caterina Luciano, l'autrice della splendida copertina che avrete davanti a voi fra poco. Brava!!!

venerdì 13 luglio 2012

ESPERANZA: ecco la copertina

da settembre inizieremo le presentazioni.... prossimamente racconterò la storia di come è nato il libro... per il momento l' emozione è ancora forte...