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mercoledì 12 novembre 2014

Proteste anti-immigrati, riesplode la rabbia Roma, bombe carta e cariche della polizia



I residenti in strada a Tor Sapienza: «Chiediamo più sicurezza». Auto e cassonetti dati alle fiamme e scontri con gli agenti. Due feriti lievi ricoverati in ospedale

Questo é uno dei titoli di quello che è successo ieri sera a Roma. Ma poteva tranquillamente essere accaduto in qualsiasi altra città d’Italia e d’Europa, con toni più o meno virulenti.
Ovviamente non ci si aspetta che dei semplici cittadini possano capire la magnitudine del problema ed avere delle soluzioni per questo. Però siamo in diritto di aspettarci da chi ci governa, indipendentemente dal colore politico, una chiarezza di fondo sul tema, dopodiché ognuno può fare quello che ritiene più opportuno per la sua bottega elettorale.

Nel 1990 la popolazione africana era inferiore al miliardo. Nel 2010 sono arrivati a passare il miliardo e le proiezioni per il 2100 non ve le dico nemmeno perché magari non ci credereste (basta andare sul sito delle nazioni unite e troverete tutti i grafici ed i numeri).
Salvo una deriva accelerata dei continenti nei prossimi 5-10 anni, l’Africa resterà dov’`e, cioè davanti a casa nostra. Di conseguenza la speranza che gli emigranti africani se ne vadano in America o in Cina sono piuttosto remote (anche se, per fare un esempio, la popolazione emigrata in America da Capo Verde è maggiore di quella rimasta nel paese).

Quindi, che ci piaccia o meno, se non facciamo qualcosa di strutturale sulle ragioni della povertà (e, aggiungo io, la popolazione) africana, hai voglia quante manifestazioni potrai fare, tanto quelli sempre qua verranno. Non è solo che sono “attirati” dalle nostre lande, ma soprattutto non hanno ragioni per restare lì da loro. Quindi per popolazioni che non hanno più terra né acqua, che soffrono sotto regimi dittatoriali (con i quali noi facciamo affari), l’idea di andarsene via è fortissima. Il fatto poi che l’Europa, e l’Italia in particolare, siano così vicini, facilita la decisione.
Cosa fare: a parte sparargli, come suggeriva Calderoli, Senatore di questa Repubblica («Bisogna sparare sugli scafisti, usando cannoni o colubrine, poco importa»), - difficile immaginare di sparare a qualche milionata di immigrati che verranno qui - forse bisognerebbe pensare a qualcosa di un po’più complicato ma che nel medio periodo forse potrebbe portare a dei risultati.

Dunque, il punto fermo iniziale è quello demografico. Da quando abbiamo cominciato a sentir strillare la Lega, poco piú di un ventennio fa, ad oggi, ci sono 500 milioni di africani in più. Saranno sempre di più nel futuro se non cominciamo a metterci in testa che una sana pianificazione familiare deve essere promossa in quei paesi. La Chiesa ha contribuito per decenni ad opporsi ad ogni forma di planning, e questo fa di lei uno dei responsabili del problema attuale. L’arrivo in forze degli islamisti radicali complicherà ulteriormente le cose dato che per loro le donne devono stare a casa a far figli. Quindi se non si pone questa questione al centro del dibattito, avremo centinaia di africani in più nei prossimi anni (lo dico adesso, le stime parlano di 4 miliardi nel 2100!!!). Magari non piacerà alla Curia romana, ma non si possono fare sconti. Già il genocidio in Rwanda è venuto da questo mix di non voler controllare l’espansione demografica (per ragioni decise dal paese colonizzatore dell’epoca, molto ma moto cattolico) di fronte a una scarsità evidente di risorse naturali. Quindi pillole e preservativi come piovesse, anche di contrabbando se necessario, e uno sforzo serio da parte di quei paesi con cui si può parlare per promuovere questo tema velocemente. Inutile ricordare che il primo ostacolo lo troviamo qui nella città eterna, oltre tevere, senza bisogno di andare molto lontano.

Ma la questione demografica da sola non basta. Noi continuiamo a inondare il continente con i nostri prodotti agricoli sovvenzionati, distruggendo così le loro agricolture, oppure gli intimiamo, via Banca mondiale, di mettersi a produrre solo colture da esportazione per fare cassa e pagare i debiti, mentre per la loro sicurezza alimentare basta andare sul mercato mondiale. E finalmente andiamo a prender loro le migliori terre ed acque per produrre o agro carburanti oppure prodotti che servono a quei paesi che possono pagare, come la Cina in questo momento, o gli arabi del petrolio.

Con questo andazzo, se qualcuno venisse nella vostra azienda agricola a prendervi le vostre terre, mettesse in vendita davanti la vostra casa gli stessi prodotti vostri a metà prezzo grazie alle sovvenzioni e poi venisse ad intimarvi l’ordine di mettervi a produrre per un fantomatico mercato mondiale e non produrre più quello che vi serve per la vostra alimentazione, immagino che prima lo prendereste per matto, poi prendereste il bastone e lo caccereste via. Ma se invece non potete farlo, allora siete voi a partire. E questo è quello che succede. Quindi o cambiamo diametralmente il nostro modo di porci rispetto a questi paesi, oppure è inutile che continuiamo a gridare quando vengono qui. Ricordiamoci che siamo noi, del Nord, a spingerli a partire. Se fossimo più furbi ci ricorderemmo che una volta partiti verranno qui, dato che non hanno altra scelta. Ma sembra proprio che la mano destra che decide il nostro modello economico, non si parli con la sinistra che ci ricorda che sono esseri umani da aiutare.

Guardiamo prima in casa nostra, prima di andare ancora a gridare per strada. E se gridare bisogna, e credo sia utile, allora andiamo a gridare contro quelli che da 30  anni sanno tutte queste cose e non fanno nulla, a Roma come a Bruxelles come a New York e altrove.

Non che mi faccia illusioni, ma almeno penso vadano dette queste cose.

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