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mercoledì 21 gennaio 2015

I fiori di Hargeisa




Siamo in Somaliland, un quasi Stato sognato dai nostri leghisti, dato che è sempre più indipendente dal resto della Somalia. Non credo che il riconoscimento internazionale arriverà tanto presto, ma dati i precedenti, ultimo quello del Sudan del Sur, dovrebbero potercela fare. Certo che, vista come sta andando nel Sudan del Sur, con la guerra un giorno sì e l’altro pure, magari ci penseranno due volte a riconoscerli, anche se oramai la strada è aperta.

La zona ad Est del paese è quella che in gergo UN security si chiama una NO GO zone. Non ci si va, perché ci sono troppi conflitti. Indovinate un po’ di che conflitti si parla? Uno a mille che indovinate. Terra, sempre la stessa storia. Terra come sinonimo di risorsa, per cui si dice terra per parlare di acqua…

I conflitti sono con i vicini del Puntland, un altro quasi Stato che Salvini e i suoi adorerebbero. Ma è meglio qui in Somaliland, dato che la situazione è abbastanza tranquilla. Certo abbiamo il coprifuoco alle dieci di sera ma non è che ci siano tanti posti dove andare. In fin dei conti nel 1991 questa cittadina era stata distrutta per cui va detto che hanno fatto passi da gigante.

A bordeggiare le strade ci sono tanti alberi, coperti di polvere buttata su dalle macchine che cercano di farsi largo con un caos calmo che farebbe piacere al Nanni nazionale. Il paesaggio però è dominato da tanti altri piccoli colori che si vedono penzolare dagli alberi. Tanti pezzi di plastica che hanno fatto coniare il nome di Fiori di Hargeisa. La foto ne ritrae uno di questi alberi con i suoi pezzi di plastica che pendono. Non pare sia venuto a nessuno l’idea di organizzare del lavoro comunitario e cominciare a pulire, quartiere per quartiere. 

Mi vien da pensare che alla fine la plastica se la mangino le tante capre che gironzolano tranquille alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Così poi la plastica la recuperiamo noi quando ci mangiamo le capre. Chissà se è proprio così. Ddicono che all’aeroporto se ci arrivi con una busta di plastica in mano te la ritirano, come parte della campagna contro la plastica di cui l’agenzia Reuters parlava alcuni anni fa. 
 Vedremo domani pomeriggio quando ci andrò.

L’altro elemento comune del paesaggio è il caro amico Kalas. Ne vedi tantissimi in giro, e ti vien da chiederti a cosa servano dato che non si respira nessuna aria di minaccia. Agli incroci invece dei vigili con un bastoncino colorato, tipo quello che si regala ai bambini piccoli, cercano di dirigere il traffico. Ci mettono impegno, il casino è grande ma a parte un po’ di klaxon, sembra sia tutto normale. Si incrocia un amico e ci si ferma, con le macchine, a salutare. Chi sta dietro strombazza ma poi a sua volta appena ne vede uno, ripete pedissequamente la stessa storia.

Siamo stati a fare un giro al mercato. Non tante cose, e soprattutto quasi tutto viene importato. Dall’ India o dai paesi arabi. Peccato. Sto cercando una specie di coperta che gli uomini si mettono sulle spalle la sera, fa freschino da queste parti, molto bellina… non ci siamo riusciti ma i miei elfi si stanno dando da fare.

Ah, dimenticavo di ricordare che l’amico Kalas è il 47, il fucile.

Cos’altro dire? Pubblicità dappertutto, di una cosa magica che pare un giorno arriverà anche in Italia. Si chiama 4G. So che esiste in molti paesi avanzati, per esempio Francia. Da noi mi hanno detto che esiste in alcune zone privilegiate del paese. Io che abito a Nord di Roma, appena dopo le antenne vaticane, mi sogno a volte anche la 3G. Pazienza.

Oggi abbiamo fatto il lancio del nuovo programma terra. Dal vice presidente in giù, tanti ministri interessati, così come tante ONG e altri attori. Si scopre quanto sia importante il tema per lo sviluppo del paese e in questo caso va detto che il governo lo ha ben capito, mettendolo al centro della sua agenda. Adesso bisognerà vedere quanto riusciamo a far sì che si porti avanti un metodo inclusivo e democratico, centrato sulla gente e non sulla tecnologia. Il Land Grabbing è già arrivato, i pastori perdono le loro terre e la solita storia di sempre si ripete. Ci proviamo, e siccome ci piace complicarci la vita, ci mettiamo anche le questioni di genere e i diritti delle donne sulle terre. Farò sapere in seguito come vanno le cose.

Fra poco è ora di una zuppa al curry con chapati. Peccato che per il vino o una birretta non ci sia spazio…

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