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giovedì 8 gennaio 2015

La Francia é in lutto. No! E’ in guerra, e non solo lei.



Forse adesso diventerà più chiaro a tutti il senso delle parole di Papa Francesco sul fatto che la Terza Guerra Mondiale sia già cominciata (http://www.repubblica.it/esteri/2014/08/18/news/papa_francesco_terza_guerra_mondiale_kurdistan-94038973/).

C’è voluto lo sguardo lungo dello storico, Eric Hobsbawm, per spiegarci come le due guerre mondiali in realtà fossero solo due tempi dello stesso problema, sorto già dalla fine del ‘800 con il crollo degli ultimi imperi. Di fatto quindi avremmo avuto un periodo di un unico mega conflitto mondiale che è durato quasi settant’anni. Certo se uno avesse chiesto ai cittadini europei a fine ottocento se si sentivano in guerra, avrebbero chiaramente detto di no. Se invece lo guardiamo adesso, rileggendoci gli scritti fondamentali come The Age of Empire, 1987 e Il Secolo Breve, 1994, capiremmo meglio le sequenzialità storiche.

Stiamo vivendo adesso nella parte decadente dell’Impero americano, che pian piano si sta trasformando in qualcosa di diverso, sia per la contemporanea ascesa di altri imperi, come quello cinese, ma anche per gli spazi che sono lasciati liberi e non ancora occupati, dove si infila il tradizionalismo religioso. Il ritiro dell’Impero americano nella forma conosciuta, cioè di un Governo democratico, lascia spazi aperti: da un lato forse più che ritiro dovremmo parlare di trasformazione, in un Impero transnazionale non più rispondente a istituzioni democratiche. Un impero diverso, meno interessato al territorio ma più semplicemente alla nostra borsa, ai soldi, si sta profilando. Nei suoi interstizi prolifera l’integralismo di varie religioni. Ambedue arriveranno a configgere perché alla fine cercano la stessa cosa, cioè il controllo delle menti: da un lato per farci leggere, guardare e comprare quello che il mercato da loro controllato ha deciso, e dall’altro per instillarci una serie di “valori” (fra virgolette), che vanno esattamente contro questo modello. In mezzo, schiacciati tra i due poli, rischiano di trovarsi le libertà di pensiero e i diritti dei cittadini.

Questo è il momento che stiamo vivendo. L’attacco bestiale di ieri ce o rende molto evidente. Non sarà l’ultimo, di questo siamo sicuri perché una volta iniziata la guerra non può facilmente fermarsi. Già avevo scritto che si tratta di una guerra asimmetrica, del tipo tutti contro tutti, dipendendo dai momenti e dagli interessi. Non deve stupirci quindi che ci arrivi anche in casa. Non dobbiamo abbandonarci alla rassegnazione, ma reagire. Se i diritti dei cittadini e la libertà di pensiero finiscono in mezzo a questi schiacciasassi, senza reazione da parte nostra, allora sarà finita per davvero, e per sempre.

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