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domenica 13 maggio 2018

2018 L23: Petros Markaris - I labirinti di Atene


Bompiani, 2008

Otto storie, una serie di episodi oscuri legati all'immigrazione e alle dure condizioni di vita in cui si trovano gli immigrati irregolari. Due extracomunitari lottano, fino alle coltellate, per riuscire a lavorare in un mercato ortofrutticolo. Un greco-russo, che ha fatto fortuna in Grecia con un ristorante, si trova vittima della mafia russa, che incendia il suo locale e fa sparire sua figlia. Due musicisti di strada - un albanese e un bulgaro arrivati in Grecia in cerca di fortuna, litigano selvaggiamente agli angoli delle strade per conquistarsi l'attenzione dei passanti, fino a diventare elementi di disturbo per la "buona" società greca che, infastidita, gli dà una bella punizione... Su questi e altri casi analoghi indagano il commissario Charitos e i suoi assistenti, sempre ostacolati dal capo della polizia e da tutti i potenti che vorrebbero proteggere i propri interessi, ma comunque capaci di farsi strada con intelligenza e umanità.

Piccoli racconti per un sabato pomeriggio pulendo la piscina, nulla più.

venerdì 11 maggio 2018

Power to the People (2): un'Europa da cambiare


Una sintesi stringata, ma condivisibile secondo me.
Avevamo tante speranze, e ci ritroviamo con un pugno di mosche. Allo stato attuale pochissimi paesi, uno in testa, la Germania, profittano di questa Europa tecnocratica politicamente sottomessa al diktat neo liberale. Di sociale oramai non rimane più nulla, e il crescente peso di paesi governati da neofascisti o simili dovrebbe preoccupare tutti i democratici sulla deriva di questo sogno che avevamo tutti da piccoli. 

Negli ultimi 25 anni e oltre, l'Unione Europea è diventata sempre più protagonista delle nostre vite. Da Maastricht a Schengen, dal processo di Bologna al trattato di Lisbona, fino al Fiscal Compact, le peggiori po- litiche antipopolari vengono giustificate in nome del rispetto dei trattati. I ricchi, i padroni delle grandi multinazionali, delle grandi industrie, delle banche, le classi dominanti del continente approfittano di questo ”nuovo” strumento di governo che, unito al “vecchio” stato nazionale, impoverisce e opprime sempre più chi lavora. L’Unione Europea è uno strumento delle classi dominanti che favorisce l'applicazione delle famigerate e impopolari “riforme strutturali” senza nessuna verifica democratica. Il “sogno europeo” dei tanti che hanno creduto nella possibilità di costruire uno spazio di pace e progresso si è scontrato con la dura realtà di un'istituzione al servizio degli interessi di pochi. Noi ci sentiamo naturalmente vicini ai tanti popoli che vivono nel nostro stesso continente, con i quali la nostra storia si è intrecciata e si intreccia tuttora e che soffrono come noi a causa di decenni di politiche neo-liberiste; insieme a tutti costoro vogliamo ricostruire il protagonismo delle classi popolari nello spazio europeo. 

Alcune idee di lotta per il futuro, sicuramente migliorabili, soprattutto sul ruolo che una nuova Europa, più solidale, potrebbe giocare eni tanti scacchieri internazionali di conflitto e nella agenda delle migrazioni e dello sfruttamento del sud del mondo:


rompere l'Unione Europea dei trattati;
• costruire un'altra Europa fondata sulla solidarietà tra lavoratrici e lavoratori, sui diritti sociali, che promuova pace e politiche condivise con i popoli della sponda sud del Mediterraneo;
• rifiutare l'ossessione della “governabilità”, lo svuotamento di potere del Parlamento, il rafforzamento degli esecutivi, l'imposizione di decisioni dall'alto perché “ce lo chiede l'Europa”;
• il diritto dei popoli ad essere chiamati ad esprimersi su tutte le decisioni prese sulle loro teste a qualunque livello – comunale, regionale, statale, europeo - pregresse o future, con il ricorso al referendum. 

2018 L22: Michèle Rowe - Les enfants du Cap


Livres de poche, 2017

Il y a un monde entre le township d'Ocean View et la plage de Noordhoek, écrin de beauté préservée dans la banlieue du Cap, sur laquelle le cadavre d'un homme est retrouvé un matin. De la même façon, tout sépare Marge Labuschagne, l'ancienne psychologue criminelle qui a découvert le corps, de l'inspectrice farouchement indépendante Persy Jonas : couleur de la peau, âge, milieu social.
Et pourtant leurs destins sont liés. Comme celui de Persy et du dangereux caïd d'Ocean View, même s'ils ont pris des chemins différents. 
Peu à peu, alors que les deux femmes sont contraintes de collaborer, les pièces du puzzle s'assemblent, mêlant combines immobilières, corruption policière et crimes violents. Et révélant toutes les vérités restées jusqu'ici enfouies...


Bel libro, una storia anzi tante storie intrecciate. Un modo per avvicinarsi al Sudafrica post-apartheid
Candidato alla Top dell'anno.

giovedì 10 maggio 2018

Il problema della terra e le analogie meccaniche



Come ogni primavera, le grandi (e piccole) agenzie di cooperazione si lanciano, oramai da parecchi anni, in una sequenza di incontri, riunioni, dibattiti, show vari sulle questioni legate alla terra: sicurezza, registro dei possessori, nuove tecnologie, diritti positivi e diritti consuetudinari ...
La Banca mondiale, il GLTN e, nei prossimi giorni, la FAO faranno così il loro evento mondiale.

Bene, benissimo .... E allora perchè ho questo amaro in bocca?

Pensavo stamattina a un problema meccanico della mia vecchia Renault 4, 37 anni portati bene anche se ogni tanto manifesta qualche acciacco. In questo caso si tratta della frizione, quell'organo che serve a connettere il volano all'albero motore, modulando la trasmissione del moto rotatorio. Essendo vecchia, capita che quando accellero per cercare di sorpassare qualcuno, il motore vada su di giri e la velocità praticamente non aumenti. La frizione slitta e il moto non si trasmette.

Dove sta l'analogia? Quando leggo le notizie quotidiane riportate dal Land Portal (landportal.org) sullo stato dei problemi legati alle terre, conflitti, insicurezze,violenze, l'impressione che se ne ricava è che stiano aumentando dapertutto. 

In parole povere, molte chiacchiere da una parte e pochissimi risultati (per non dire nulli) dall'altra. Sembra insomma che le volontà dichiarate dai governi e da tutti gli agenti dello sviluppo, compreso il settore privato, non si trasmettano in azioni e risultati concreti. 

Forse varrebbe la pena ridurre le prime (le chiacchiere) e spingere di più sui secondi, cioè mettere chi ha il potere con le spalle al muro, osare di più, altrimenti tutto si imballa. Certo, ci vuole coraggio ad ammetterlo, cosa che non abbonda in quei consessi, ma se vogliamo interrompere il processo di continua perdita di credibilità, non ci resta che intervenire.


Io, per la mia R4, ho un ottimo meccanico, di quelli di una volta, senza fronzoli ma che va dritto al sodo. Magari ne serve uno anche per quelli del bla bla.

mercoledì 9 maggio 2018

Power to the People



Grazie all'insipienza di chi ha fortemente voluto questo Rosatellum, siamo fermi da oltre due mesi senza un nuovo governo. Meglio ancora, il casono preordinato ha permesso di evidenziare i disegni di fondo dei partiti del magna-magna. Il PD, oramai totalmente renzizzato, non riesce proprio ad analizzare le ragioni che hanno portato quasi la metà dei suoi elettori ad andarsene. Come al solito Renzi ha fatto finta di fare un passo indietro, continuando invece a mantenere il controllo e a dettare la linea dalle retrovie. Comanda lui ed è meglio così, perchè con lui alla guida la sparizione politica del PD non potrà che accellerare. Si apre quindi un bacino di voti di sinistra da recuperare. Non credo che il partito di Di Maio vada molto lontano. Alla fine è diventato chiaro per molti (non ancora per tutti) che l'unico obiettivo che gli interessa, contrariamente a Grillo, è di andare a fare il primo ministro (senza avere la benchè minima preparazione). I 5S vogliono il potere, per il solo fatto di poter dire: siamo arrivati fin lassù. Ma la loro incapacità di far politica potrebbe costar loro caro, soprattutto in quella parte di sinistra, rottasi le palle del PD e della costola LEU che alle prossime elezioni si chiederà cosa fare. Di LEU possiamo solo dire che continuare le avventure costruite dalle cupole di (pseudo)potere centrale, non poteva portare da nessuna parte e così è stato. Meglio sarebbe decidessero di sciogliersi e andarsi a cercare un lavoro vero, se ne sono capaci. Se il PD oramai ha perso quasi tutta la credibilità che aveva anni fa, LEU proprio non riesce a costruirne di nuova perchè la condizione basica sarebbe quella di far fuori (politicamente si intende) tutte le facce di prima fila delle loro riunioni, ovviamente a cminciare da D'Alema. Degli altri destrorsi non val nemmeno la pena di parlarne dato che la loro agenda va all'opposto di quanto mi interessi.

Resta poco tempo per pensare e per agire. Per fortuna che un piccolo partitino ha cominciato a muoversi, mettendo avanti un programma con molti punti condivisibili. Sono ancora debolissimi sulle analisi internazionali e devono ancora togliersi certe ragnatele del passato, come la fissa per dittatori come Chavez. Ma sono giovani e idealisti, per cui penso ci sia del materiale umano con cui lavorare. D'altronde non troveremo mai un movimento, un partito che ci rappresenti al 100%, e quindi o decidiamo di non andare a votare, scelta che rispetto, oppure bisogna riflettere su chi ci sta più vicino.

La "sinistra" italiana e in molti casi europea, ha scelto da decenni di voler diventare governativa. Ma non governativa del cambio ma dell'esistente. Purtroppo per loro l'esistente era basato sul consenso di Washington e su una base neoliberale che non è mai stata ripudiata. Il fatto che stiano sparendo, uno dopo l'altro, mi sembra la logica, e corretta, conseguenza di questi errori che sono, oramai, irreparabili.

Si tratta di partiti che furono, degli "has been", roba del passato con una classe dirigente attaccata alle poltrone e basta. Si spazzeranno via da soli perchè non ci sono ragioni storiche per continuare a votarli. Ci vorrà del tempo, ma avendo dimostrato in questi ultimi decenni na incapacità totale a riformarsi, costringendo pezzi sempre più grandi del loro corpus ad andarsene, la loro strada è segnata.

Le condizioni in cui si trova il mondo obbligano a pensare a qualcosa di diverso, che vada al di là delle solite chiacchiere da bar che sentiamo in televisione e leggiamo sui giornali. Bisogna cominciare a pensare a scelte radicali, a partire dal rischio, che pavento oramai da anni, e al quale anche il Papa ha fatto riferimento più volte, di una terza guerra mondiale. Parto da questo punto, perchè è lì dove possiamo cominciare a trovare fondi per politiche pubbliche diverse dalle attuali, senza far impazzire del tutto i poliziotti di Bruxelles. 

Ecco cosa viene proposto da PaP:

Il rischio che la “guerra a pezzi” che affligge il pianeta diventi organica e trascini il mondo in un devastante conflitto generale segna il nostro tempo. Non a caso riprende la corsa al riarmo con un ruolo particolarmente aggressivo dell'amministrazione Trump, che chiede a tutti i paesi della Nato di portare le proprie spese militari al 2% del PIL. Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni; per il medesimo vincolo di subalternità sul nostro territorio proliferano basi militari vecchie e nuove (Sicilia, Campania, Sardegna), si installano nuove bombe nucleari a Ghedi ed Aviano, aumentano la produzione, le spese e gli impegni militari all’est- ero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali. 
La fuoriuscita dai trattati militari è la condizione per impedire il coinvolgimento del nostro paese nelle guerre imperialiste del XXI secolo, per una sostanziale riduzione delle spese militari, lo smantellamento delle armi nucleari e delle basi militari, per una politica di disarmo, neutralità e cooperazione internazionale. 


Alle prossime elezioni, ricordetevi bene dove mettere la croce.

lunedì 7 maggio 2018

Abigeato



Sono pronto a scommettere che i nostri candidati alla carica di Primo Ministro non hanno idea di cosa voglia dire. Oramai il contatto col mondo contadino si è perso e, credo, anche la capacità di guardare al di là del nostro giardino.

Il furto d'animali era pratica corrente anche nelle nostre campagne ma in questi anni più recenti caratterizza molto di più il mondo dei pastori nomadi del sud del mondo. 

La fascia subsahariana, dalla Mauritania ad ovest fino alla Somalia all'est è tutta terra di conflitti, legati, fra l'altro, al problema dell'abigeato. Ultimo in data il conflitto di ieri nel nord della Nigeria dove si annunciano (ma i numeri non sono ancora confermati) 45 morti a causa di una razzia fatta per rubare animali.

Dovremmo forse interessarci di più di questi fatti che, anche se accadono lontano da casa nostra, indicano il fuoco che continua ad ardere sotto la brace e che pian piano alimenta il flusso continuo di chi non riesce più a sopravvivere a casa propria e comincia il peregrinaggio verso altri lidi. 

I pastori sono quelli forse più deboli in questi anni: il semplice fatto che si muovano da un posto all'altro li rende sospetti: non rispettano confini (artificiali), vanno di qua e di la e quindi magari fanno intelligence per il nemico; non rispettano i terreni coltivati degli agricoltori (che spesso mettono a coltura zone tradizionali di passaggio delle mandrie)... Nessuno in fondo li ama. Al massimo li sfruttano commercialmente, ma tutti i governi preferirebbero renderli stanziali, fermarli in un posto così da poterli controllare. 


Non sto idealizzando il mondo pastorile nomade, ci mancherebbe, ma la mancanza di rispetto di tradizioni e di culture, in nome di paure nostre sempre più forti, non augura nulla di buono per il futuro.

venerdì 4 maggio 2018

2018 L21: Elena Ferrante - L'amie prodigieuse



« Je ne suis pas nostalgique de notre enfance: elle était pleine de violence. C'était la vie, un point c'est tout: et nous grandissions avec l'obligation de la rendre difficile aux autres avant que les autres ne nous la rendent difficile.»
Elena et Lila vivent dans un quartier pauvre de Naples à la fin des années cinquante. Bien qu'elles soient douées pour les études, ce n'est pas la voie qui leur est promise. Lila abandonne l'école pour travailler dans l'échoppe de cordonnier de son père. Elena, soutenue par son institutrice, ira au collège puis au lycée. Les chemins des deux amies se croisent et s'éloignent, avec pour toile de fond une Naples sombre, en ébullition. 
Formidable voyage dans l'Italie du boom économique, L'amie prodigieuse est le portrait de deux héroïnes inoubliables qu'Elena Ferrante traque avec passion et tendresse.

Allora, devo dire subito che non sono un fan della persona che si firma EF. A questo si aggiunga che sono molto scettico sui Libri dell'Anno!!! venduti a migliaia, milioni di esemplari... Ho provato a leggerlo ma devo ammettere di essere totalmente d'accordo con quanto scritto da un commentatore francese:

J'ai trouvé tout fouillis et barbant, voire même assommant.
Pas d'humour, aucun style, une écriture des plus plates, un ramassis de clichés.

Insomma, un libro palloso a non finire che non raccomando a nessuno.