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mercoledì 9 maggio 2018

Power to the People



Grazie all'insipienza di chi ha fortemente voluto questo Rosatellum, siamo fermi da oltre due mesi senza un nuovo governo. Meglio ancora, il casono preordinato ha permesso di evidenziare i disegni di fondo dei partiti del magna-magna. Il PD, oramai totalmente renzizzato, non riesce proprio ad analizzare le ragioni che hanno portato quasi la metà dei suoi elettori ad andarsene. Come al solito Renzi ha fatto finta di fare un passo indietro, continuando invece a mantenere il controllo e a dettare la linea dalle retrovie. Comanda lui ed è meglio così, perchè con lui alla guida la sparizione politica del PD non potrà che accellerare. Si apre quindi un bacino di voti di sinistra da recuperare. Non credo che il partito di Di Maio vada molto lontano. Alla fine è diventato chiaro per molti (non ancora per tutti) che l'unico obiettivo che gli interessa, contrariamente a Grillo, è di andare a fare il primo ministro (senza avere la benchè minima preparazione). I 5S vogliono il potere, per il solo fatto di poter dire: siamo arrivati fin lassù. Ma la loro incapacità di far politica potrebbe costar loro caro, soprattutto in quella parte di sinistra, rottasi le palle del PD e della costola LEU che alle prossime elezioni si chiederà cosa fare. Di LEU possiamo solo dire che continuare le avventure costruite dalle cupole di (pseudo)potere centrale, non poteva portare da nessuna parte e così è stato. Meglio sarebbe decidessero di sciogliersi e andarsi a cercare un lavoro vero, se ne sono capaci. Se il PD oramai ha perso quasi tutta la credibilità che aveva anni fa, LEU proprio non riesce a costruirne di nuova perchè la condizione basica sarebbe quella di far fuori (politicamente si intende) tutte le facce di prima fila delle loro riunioni, ovviamente a cminciare da D'Alema. Degli altri destrorsi non val nemmeno la pena di parlarne dato che la loro agenda va all'opposto di quanto mi interessi.

Resta poco tempo per pensare e per agire. Per fortuna che un piccolo partitino ha cominciato a muoversi, mettendo avanti un programma con molti punti condivisibili. Sono ancora debolissimi sulle analisi internazionali e devono ancora togliersi certe ragnatele del passato, come la fissa per dittatori come Chavez. Ma sono giovani e idealisti, per cui penso ci sia del materiale umano con cui lavorare. D'altronde non troveremo mai un movimento, un partito che ci rappresenti al 100%, e quindi o decidiamo di non andare a votare, scelta che rispetto, oppure bisogna riflettere su chi ci sta più vicino.

La "sinistra" italiana e in molti casi europea, ha scelto da decenni di voler diventare governativa. Ma non governativa del cambio ma dell'esistente. Purtroppo per loro l'esistente era basato sul consenso di Washington e su una base neoliberale che non è mai stata ripudiata. Il fatto che stiano sparendo, uno dopo l'altro, mi sembra la logica, e corretta, conseguenza di questi errori che sono, oramai, irreparabili.

Si tratta di partiti che furono, degli "has been", roba del passato con una classe dirigente attaccata alle poltrone e basta. Si spazzeranno via da soli perchè non ci sono ragioni storiche per continuare a votarli. Ci vorrà del tempo, ma avendo dimostrato in questi ultimi decenni na incapacità totale a riformarsi, costringendo pezzi sempre più grandi del loro corpus ad andarsene, la loro strada è segnata.

Le condizioni in cui si trova il mondo obbligano a pensare a qualcosa di diverso, che vada al di là delle solite chiacchiere da bar che sentiamo in televisione e leggiamo sui giornali. Bisogna cominciare a pensare a scelte radicali, a partire dal rischio, che pavento oramai da anni, e al quale anche il Papa ha fatto riferimento più volte, di una terza guerra mondiale. Parto da questo punto, perchè è lì dove possiamo cominciare a trovare fondi per politiche pubbliche diverse dalle attuali, senza far impazzire del tutto i poliziotti di Bruxelles. 

Ecco cosa viene proposto da PaP:

Il rischio che la “guerra a pezzi” che affligge il pianeta diventi organica e trascini il mondo in un devastante conflitto generale segna il nostro tempo. Non a caso riprende la corsa al riarmo con un ruolo particolarmente aggressivo dell'amministrazione Trump, che chiede a tutti i paesi della Nato di portare le proprie spese militari al 2% del PIL. Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni; per il medesimo vincolo di subalternità sul nostro territorio proliferano basi militari vecchie e nuove (Sicilia, Campania, Sardegna), si installano nuove bombe nucleari a Ghedi ed Aviano, aumentano la produzione, le spese e gli impegni militari all’est- ero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali. 
La fuoriuscita dai trattati militari è la condizione per impedire il coinvolgimento del nostro paese nelle guerre imperialiste del XXI secolo, per una sostanziale riduzione delle spese militari, lo smantellamento delle armi nucleari e delle basi militari, per una politica di disarmo, neutralità e cooperazione internazionale. 


Alle prossime elezioni, ricordetevi bene dove mettere la croce.

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