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lunedì 23 dicembre 2013

Serenità



Pian piano si va creando una tradizione. Ritrovarci a Natale per una cena tutti assieme; nulla di nuovo sotto il sole, abitudini vecchie come il mondo. Una piccola cosa, in sé, ma che in periodi bui come questi, fa bene al cuore. Stare assieme per voglia e non per interesse. La voglia di cantare assieme, grazie a Andrea, più in forma che mai. Barba e Barbara a leggere i testi girati verso il computer, come scolari impegnati a fare bene il loro compito, ritornelli a squarciagola con Cresci lanciatissimo, così che Cocò lo guardava stupito, scoprendo delle qualità innate (a dir il vero alcuni di noi avrebbero avuto da ridire sui vocalizzi, ma non siamo qui a sottigliare).

Ognuno si porta dentro le sue preoccupazioni, chi più chi meno, ma è utile che ogni tanto si riesca a scaricare la tensione e lasciarsi andare. Consu che pensa e spera che l’operazione si faccia presto e bene, preoccupata com’è di lasciare il suo splendido cavallo in mani aliene. Che poi con queste mani il cavallo vinca, questo può solo moltiplicare la voglia di tornare in sella velocemente.

Con i Roberti c’eravamo già visti per un aperitivo a pranzo, ma è sempre una gioia vederli. Tanti gli anni passati assieme che ogni volta la sensazione è la stessa: troppo poco tempo per dirci tutte le cose di cui vorremmo parlare. Per cui ci lasciamo sempre con appuntamenti già fissati per l’estate prossima (proposta Anguillara), magari anche prima, al “Castello” di Cresci…  

Salta il “re”, terza corda della mitica chitarra americana di Andrea. Beatrice tenta di rimetterla a posto, si mette in mezzo anche Cresci raccontandoci così la storia degli archetti da violino, viola, violoncello… Tanto per capire in che campionato si giochi, una muta di corde da violoncello viaggia sui cento euri, ma quando entriamo nel mondo degli archetti, buonanotte. E’ iperbolica la curva: si arrivano alle decine, vedi centinaia, di migliaia di euri per archetti da gran maestri, ma anche a livelli più bassi, te ne servono qualche centone. 

Tutta una scienza, come la considera quello specialista (di Padova) dove hanno portato il violoncello per un controllo: camice bianco (come i meccanici della Renault nelle pubblicità televisive di una volta), lettino per auscultare lo strumento, prima sopra e poi sotto… roba seria… non diciamo il prezzo per non spaventare i lettori…

Anna che mi spiega in dettaglio i commenti iniziali sul nuovo libro: si vede che lo sta leggendo con gusto e che ha consigli utili, per cui la prego di continuare. Con Cresci ho chiesto loro di darci un occhio “legale” per non intercorrere in problemi con la storia del cementificio.

Christiane apprezza la cena: una ricetta su tte, la “pearà”. Sento che l’anno prossimo ne avremo una interpretazione locale, il che mi piace… Ma tutto quel che troviamo in tavola è da leccarsi i baffi, dalla soppressa di Barba, ai formaggi, gli spinaci e l’insalatina per digerire…il tacchino ripieno. Cresci, ancora lui, ci fa diventar matti col suo Chateauneuf du Pape, storpiato in Chateauneuf du Paf da Barba, al quale spiego che essere Paf, in francese, vuol dire essere sbronzi, e che nell’andazzo della serata quella storpiatura viene a pennello.

In cucina a dar una mano, fin da subito, la Miki to Play, reduce da un periodo di viaggi incredibili, tra Russia, Georgia e Hong Kong (o era Shangai?)… insomma all’estero il Made in Italy tira ancora, ma bisogna correre. Miki è una amica importante per Consu, si vede dalla complicità silenziosa tra loro.

I fumatori escono sul balcone, attenti a non rovinare le pastine messe lì da Cresci (ancora lui… mannaggia), che poi divoreremo col panettone di Andrea (mio cognato, non il chitarrista). Un pensiero agli assenti (Mauro e Patrizia) e a chi non abbiamo potuto invitare perché quest’anno abbiamo fatto tutto nell’appartamento di Consu che, più di tanti, non ci permette di stare.

Abbiamo provato mille volte a stimolare Barba a presentarci le due pubblicazioni di cui ci ha riempito le braccia, sulla genesi dfel Bacchiglione, ma, a parte sapere che nasce a Dueville, non siamo riusciti a tirargli fuori niente altro. Nemmeno con secondo volume, uccelli rettili e affini… dove aveva sempre in serbo una vecchia barzelletta dai tempi dell’università… magari la metterà lui nei commenti… Barba era troppo intento a non allontanarsi dal tavolo, sembrava fosse stato a dieta per una settimana in previsione della serata…

L’ora è arrivata. Noi dovevamo partire all’alba per cui li lasciamo, dopo l’ultima canzone su Carlo Martello che ritorna dalla battaglia di Poitiers… a presto ragazzi e buone feste a tutti…

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