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venerdì 16 dicembre 2011

Limes – Rallar la cancha

Un 2011 molto particolare si sta chiudendo. Si era aperto con le speranze suscitate dagli eventi nel Maghreb: popolazioni per la prima volta si rivoltavano in Tunisia e in Egitto, molti giovani, donne, per strada a dire la loro su come portar avanti la vita pubblica nel loro paese. Mesi di speranza e di letture interessanti: ricordiamoci l’arrivo in Italia del pamphlet Indignatevi!, che tanto aveva scosso la Francia pochi mesi prima.

Ma giá a marzo di quest’anno la FAO lanciava un appello sul rischio di una nuova crisi alimentare nel mondo. Le tensioni sui prezzi delle principali commodities agricole sono continuate con speculazioni che anche adesso,a fine anno, ci fanno predire che il prossimo sará un anno ancora imprevedibile su questo tema, con gli ovvi riscontri in termini di possibili conflittualitá interne in molti paesi legate ai fenomeni di land grabbing ed altro che ho giá descritto in precedenti posts.
La lettura, nel mese di aprile, del libro di Erri de Luca e Danilo de Marco sulle rivolte inestirpabili voleva essere un segnale di speranza, cosí come lo era stata la preghiera laica di Frei Betto pubblicata il 10 gennaio; ma poi pian piano il triste realismo riprese il sopravvento: le rivoluzioni producono l’arrivo di regimi islamici (Tunisia) o militari (Egitto), le nuove insurrezioni sembrano sempre piú o teleguidate da fuori (Libia) .. e insomma ci pensi su…

Guardi altrove, vai al cinema, cerchi da qualche parte l’energia per tirarti su, per ricaricare le batterie tue e di chi ti legge e magari anche condivide le stesse pene. Ma cosa troviamo? La World Company (come anticipato dai Guignols de l’Info (http://fr-fr.facebook.com/pages/la-world-company-des-guignols-de-linfo/383564650626) ?

Ecco, potremmo dire che si sta facendo sempre piú chiaro che qualcosa sopra di noi abbia disegnato il nostro Limes, il limite all’interno del quale possiamo giocare e farci le notre pere di lotta e libertá; la cancha è stata rallada e le regole sono state dettate, ovviamente da chi sta sopra. Nel mondo del lavoro Marchionne chiarisce ogni giorno meglio chi comanda, e gli altri, sindacati, partiti di sinistra etc. semplicemente prendono atto. Nel sud del mondo, quando i piú deboli pensavano di esser riusciti a guadagnarsi uno strapuntino in prima fila (tipo Bolivia) poi devono rendersi conto che ci sono sempre interessi superiori, che rimano sempre con soldi ed energia, e che i loro territori, la biodiversitá, la cultura e tutto il resto, erano solo promesse e che se non stanno zitti gli mandano pure la polizia per calmarli.

Dentro il territorio tracciato per noi, pian piano si cominciano ad avvelenare i pozzi della convivenza civile. Odio e razzismo sta diventando il pane comune: ricorderemo la strage in Norvegia, ma anche i nostri morti recenti (Torino e Firenze) e dico nostri, nel senso di appartenenza alla nostra stessa razza umana, anche se di colore diverso, quel colore che spiace tanto ai partiti xenofobi e razzisti al potere in sempre piú paesi.

Vorremmo tanto tiraci su il morale con le occupazioni di Wall Street, e anch’io partecipo: poi peró penso che il giorno che queste occupazioni le avremo al sud del mondo e che le rivolte tipo quella in corso a Zhongshan nella provincia dello Guangdong in Cina riusciranno sul serio a fermare non solo le polizie che vengono a sbattere in galera chi manifesta, ma anche e soprattutto i meccanismi finanziari, ecco quel giorno là potremo festeggiare sul serio. Ma quel giorno non è ancora scritto nel calendario, né 2011 né, temo, 2012.

Un anno triste, perché se n’è andato Malangatana, il piú grande artista Mozambicano e uno dei piú grandi artisti africani.

Abbiamo sempre meno spazio, e non perché stiamo diventando piú numerosi, ma perché i meccanismi di convivenza civile funzionano sempre meno. Non ci parliamo piú, non andiamo piú verso gli altri, tanto siamo presi da mille altre urgenze.

Approfittiamo dei giorni che vengono da qui a fine anno e facciamo una pausa: dedichiamo un po’di tempo solo a riflettere su cosa è stato quest’anno per noi, dentro di noi, ma anche noi e gli altri, cosa abbiamo saputo dare agli altri, quanto tempo siamo riusciti a liberare per guardarci attorno, fare un gesto d’amore verso qualcun altro. Ripartire da noi stessi e dai nostri rapporti piú semplici, amici e vicini e colleghi per rifare comunitá (piccola) e pian piano societá. Insomma facciamo in modo che il 2012 non sia quello che si annuncia, un anno bisesto e quindi funesto, ma sia un anno dove ritroviamo la speranza. Dipende da noi …

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