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giovedì 23 marzo 2017

Il grande “dibattito” delle presidenziali francesi

Lunedi sera i cinque pretendenti con maggiori possibilità di successo, sono stati invitati a partecipare a un programma, pomposamente intitolato «Il Grande Dibattito». Durato oltre tre ore, e spalmato su una quindicina di temi vari, in realtà di dibattito non si è trattato, ma essenzialmente della presentazione delle posizioni dei vari candidati e qualche scaramuccia per provare a beccarsi un po’. 
Ovviamente dal fischio di chiusura sono partite le analisi per capire chi sia stato più chiaro, chi abbia vinto e chi abbia perso. Approfittando che dall’estero riusciamo a vedere vari programmi di reti pubbliche e private, mi sono reso conto di come i giudizi siano assai svariati, senza necessariamente seguire una logica partigiana. Qui sotto ne riporto un po’, giusto per mostrare come l’unico punto comune sembra essere dato dal fatto che tutti escludono che il possibile vincitore possa essere stato il candidato ufficiale del partito socialista Hamon. 

François Fillon, Marine Le Pen, mieux notés du Grand Débat TF1

Marine LE PEN et E MACRON Grands Gagnants du Grand Débat (21/03/17)

Pourquoi Mélenchon est le principal gagnant du débat (et Macron le grand perdant)

Un gagnant visible, Emmanuel Macron ; un demi gagnant caché, François Fillon....

ed infine :
LA PRÉSIDENTIELLE 2017 VUE PAR LA PRESSE ÉTRANGÈRE :
El País estime que Macron et Le Pen ressortent comme les favoris après ce premier débat.
La Libre Belgique, en revanche, “difficile de dire qui fut le grand gagnant” 

secondo La Repubblica invece ha vinto Macron.


Detto questo, alcuni giornali e specialisti danno la vittoria a questo o a quello, ma solo uno degli invitati a un programma (almeno fra quelli che ho ascoltato) mi sembra abbia detto la cosa più importante: un programma del genere si rivolge a un pubblico di convertiti, quindi chi sta con un candidato trova che sia stato bravissimo e chi sta con un altro ovviamente dirà la stessa cosa. Prova ne sia che alcune persone, amiche e familiari, che hanno assistito al “dibattito” con la speranza di chiarirsi le idee e decidere per chi votare, ne sono uscite come ne erano entrate, e cioè senza chiarezza alcuna. Detto questo, la sola, grande e unica novità è stata data dal fatto che non erano 4+1 (quattro più una, Marine Le Pen), ma che erano cinque candidati su un piede di parità.  Considerando i tentativi di marginalizzare e demonizzare la candidata dell’estrema destra e il suo partito, il fatto stesso che lei sia stata accettata sia dagli organizzatori che dai partecipanti, senza particolari animosità nei suoi confronti, al di là di qualche scaramuccia è, a mio modo di vedere, il segnale che la vittoria la porta a casa lei, con la sua strategia di normalizzazione progressiva che magari non sarà sufficiente questa volta a farla eleggere (ma intanto sembra sicura la sua presenza in testa alla fine del primo turno) ma che continua a spianarle la strada per il 2022, il vero obiettivo dichiarato fin dall’inizio della campagna.

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